Vertenza sulle obbligazioni Credit Suisse, respinto negli USA ricorso contro la Confederazione
Lo Stato svizzero ha ottenuto un'importante vittoria nel contenzioso legale negli Stati Uniti riguardante l'azzeramento del valore delle obbligazioni AT1 di Credit Suisse, avvenuto nell'ambito dell'acquisizione della banca da parte di UBS.
Una corte d’appello di New York ha infatti respinto il ricorso presentato da un gruppo di creditori contro il giudizio di primo grado che aveva già dato ragione alle autorità elvetiche.
La sentenza della United States Court of Appeals, datata metà luglio, disponibile online e di cui riferisce oggi l’Aargauer Zeitung, conferma l’orientamento del tribunale distrettuale: nell’ambito della contestata cancellazione dei titoli AT1 in circolazione la Confederazione non ha agito come un operatore privato sul mercato, bensì come autorità di regolamentazione. Di conseguenza i giudici americani hanno stabilito che lo stato elvetico gode dell’immunità sovrana e non è soggetto alla giurisdizione dei tribunali statunitensi.
Richieste per 370 milioni di dollari
La battaglia legale era stata avviata nel giugno 2024 da un gruppo di investitori internazionali che vantavano richieste per un ammontare complessivo di circa 370 milioni di dollari (300 milioni di franchi al cambio attuale). La loro istanza era stata respinta nell’autunno 2025 dal tribunale distrettuale di New York.
Sulla scia della crisi finanziaria del 2008, le obbligazioni AT1 (Additional Tier 1) sono titoli di debito emessi dalle banche che appartengono alla categoria di strumenti finanziari definiti come “strumenti di patrimonializzazione” (o “strumenti di capitale ibrido”) dalle norme internazionali di Basilea III volte a migliorare la solidità degli istituti e a scongiurare tracolli. Si tratta di titoli a rendimento più elevato di altri, perché esposti a rischi maggiori: in caso di un evento scatenante, come un salvataggio statale, gli AT1 possono infatti prevedere clausole di “write-off” (cioè di cancellazione contabile) o di conversione in azioni.
Nel marzo 2023 l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) aveva affermato che l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS rappresentava appunto uno degli eventi che permettevano la cancellazione del debito. Erano così state azzerate obbligazioni CS per circa 16 miliardi di franchi nell’ambito di un’operazione orchestrata dal Consiglio federale – su pressione internazionale – al di fuori dell’ordinamento giuridico vigente, in base al diritto di necessità e con il ricorso ad ampissime garanzie statali. Una mossa che aveva provocato un terremoto sui mercati obbligazionari, generando forti perdite per gli investitori e dando la stura a un’ondata di azioni legali contro la Confederazione.
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