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“Vendita di Swiss è stato uno dei più grandi errori della Svizzera”

"Vendita di Swiss è stato uno dei più grandi errori della Svizzera"
"Vendita di Swiss è stato uno dei più grandi errori della Svizzera" Keystone-SDA

Secondo il fondatore di Crossair, Moritz Suter, la Svizzera ha commesso un errore gravissimo cedendo Swiss a Lufthansa, perdendo così non solo un'azienda redditizia ma soprattutto un bene strategico e la sovranità sulla propria rete aerea.

Vendere Swiss a Lufthansa ha significato cedere un attivo strategico, impoverendo in tal modo il Paese: ne è convinto Moritz Suter, pioniere dell’aviazione elvetica e fondatore di Crossair.

“La vendita di Swiss è stato uno dei più grandi errori della Svizzera”, afferma l’82enne in un’intervista pubblicata martedì dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ). “Facciamo un esperimento mentale: si immagini se oggi affidassimo le FFS alla Deutsche Bahn e loro avessero improvvisamente l’ultima parola sulla rete ferroviaria della Confederazione. Impensabile, no?”.

L’imprenditore è categorico: “La Svizzera ha dato via uno dei suoi beni strategici più importanti. Senza Swissair, oggi la Svizzera sarebbe un villaggio assopito. Siamo un Paese senza sbocco sul mare: non abbiamo mai avuto un grande porto che ci collegasse al mondo. Sino alla fondazione di Swissair nel 1931, molti non sapevano nemmeno cosa fosse la Svizzera. Solo quando la [compagnia di bandiera] iniziò a gestire rotte a lungo raggio in tutto il mondo, con uffici turistici e rappresentanze gestite da personale proprio, la [Confederazione] è apparsa sulla mappa del pianeta”.

“Swiss ha tenuto a galla l’intero gruppo Lufthansa”

L’ex aviatore, che è stato anche brevemente presidente del consiglio di amministrazione di Swissair nel 2001, smonta la narrazione del successo sotto l’egida tedesca. “Swiss si è sviluppata benissimo sotto Lufthansa, certo, e per Lufthansa questo affare è stato super. Ha guadagnato miliardi con Swiss: questo dimostra il potenziale che aveva la compagnia. Swiss ha tenuto a galla l’intero gruppo Lufthansa, visto che le altre compagnie facevano a malapena profitti o addirittura perdite. Lufthansa ha pagato quasi nulla per averla. E i diritti di volo, che appartengono alla Confederazione tramite gli accordi bilaterali, li usa ancora gratuitamente. Questo è uno dei più grandi errori commessi dalla Svizzera in tempi recenti”.

Ma come si arrivò a quel passo, nel 2005? Suter racconta retroscena inediti: “Dopo che la Swiss bruciò in pochi anni i 3 miliardi di franchi dei grandi azionisti, tra cui la Confederazione, a causa di una cattiva gestione, il consigliere federale Hans-Rudolf Merz implorò l’allora CEO della Lufthansa Wolfgang Mayrhuber di rilevare Swiss. A qualsiasi prezzo”.

Suter respinge la tesi della necessità di un simile passo. Il mercato elvetico sarebbe troppo piccolo per un hub mondiale? “Guardate Singapore Airlines. È una delle compagnie aeree leader a livello planetario e il paese è molto più piccolo del nostro. Ci sono riusciti concentrandosi sempre su sé stessi. Non hanno mai comprato compagnie aeree in crisi come fece Swissair negli anni Novanta”. L’imprenditore difende la forza contrattuale di un tempo: “Swissair e Crossair ottennero sempre prezzi molto vantaggiosi per gli aerei. Perché? Perché godevano di una così buona reputazione. I costruttori facevano a gara per poter fornire apparecchi alle due compagnie a prezzi molto interessanti”. Anche per il carburante, da soli si poteva negoziare bene.

Sovranità persa

Il vero problema, secondo il fondatore di Crossair, è la perdita di sovranità nella pianificazione delle rotte, il cuore strategico di una compagnia. “Oggi l’intera rete del gruppo Lufthansa, che comprende Austrian Airlines, Brussels Airlines, ITA e in futuro anche TAP Air Portugal, viene gestita da Francoforte. Ci sono troppi hub in forte concorrenza tra loro. Una strategia multi-hub è enormemente complessa. A lungo andare quasi mai funziona bene”. E nel momento delle turbolenze, “si risparmierà prima a Vienna, Zurigo, Milano, Bruxelles e Lisbona, perché i pianificatori di Francoforte sono principalmente fedeli allo stato tedesco e ai loro azionisti tedeschi”.

L’ex pilota di Swissair lancia un monito che va oltre il singolo caso. “La Svizzera oggi, a parte Helvetic – che tra l’altro dipende completamente da Swiss – non ha più un settore aereo: il know-how aeronautico è scomparso per sempre, proprio come l’industria tessile per la quale eravamo una volta famosi in tutto il mondo. Il traffico aereo è più del trasporto da A a B: è cultura, è vita. I giovani crescono senza questa opportunità di carriera. La Svizzera è diventata più povera senza un’industria aerea indipendente che serva anche gli interessi del paese”, conclude.

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