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Dopo più di vent'anni, senza che la verità sia venuta a galla, il caso di Luca è archiviato

© Keystone / Olivier Maire

Alla fine di settembre, il Procuratore generale del Canton Vallese Nicolas Dubuis ha archiviato il fascicolo sulla tragedia di Luca Mongelli. Lo riporta il quotidiano romando Le Temps. Non sapremo mai, insomma, la verità su un caso che negli ultimi due decenni ha scosso e indignato il Vallese.  

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 ottobre 2023 - 20:30
Grégoire Baur, Le Temps

Questa volta la parola fine è definitivamente caduta su uno dei casi che più hanno segnato, sconvolto, indignato e scosso il Canton Vallese dall'inizio del XXI secolo. 21 anni e sette mesi dopo i fatti accaduti a Veysonnaz nel febbraio 2002, il caso di Luca è stato definitivamente archiviato, secondo quanto ha appreso Le TempsLink esterno. Senza aver identificato un colpevole, senza essere arrivati alla verità. 

Il Procuratore generale vallesano Nicolas Dubuis conferma di aver emesso un ordine d’archiviazione il 21 settembre 2023. Non dirà di più, per rispetto alla famiglia. Nell'agosto 2021, dopo l'audizione di un ultimo potenziale testimone - che non ha portato a nulla - e nel momento in cui l'inchiesta stava per concludersi, Nicolas Dubuis ci aveva confessato che, "umanamente parlando, questo è il caso più impegnativo della [mia] carriera". Si era promesso di non lasciarlo al suo successore, lui che si ritirerà alla fine dell’anno. Promessa mantenuta. 

Al momento dell’archiviazione, il caso presenta ancora molte zone d'ombra. Il 7 febbraio 2002, Luca Mongelli fu trovato disteso sulla neve, parzialmente svestito e in stato di ipotermia, in un campo della località sciistica di Veysonnaz. Il bambino, che all'epoca aveva sette anni, è sopravvissuto, ma con gravi conseguenze: tetraplegia e cecità. Cosa è successo a Luca? Questa domanda tormenta da sempre la giustizia, che ha però sempre privilegiato l'ipotesi che Luca sia stato attaccato dal cane di famiglia, Rocky, un pastore tedesco di 7 mesi. Una tesi inaccettabile per la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica. 

Il servizio del 2013 della trasmissione di approfondimento della RSI, Falò: 

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"Questo caso è un misto di incompetenza e malafede"

Nei mesi successivi all'aggressione, e parallelamente al procedimento giudiziario, la famiglia ha ingaggiato un investigatore privato per cercare di fare luce sulla tragedia. La sua conclusione è stata diametralmente opposta: Luca sarebbe stato aggredito da tre adolescenti di buona famiglia. Ancora oggi, Fred Reichenbach è convinto che ci siano persone che sapevano, e ancora sanno, cosa sia successo. Seduto in un caffè di Sion, una sigaretta tra le dita, l'investigatore privato non nasconde il "profondo disgusto" per come sono andate le cose. "Questo caso – si lamenta Reichenbach – è un misto di incompetenza e malafede. Il tutto mescolato a una mancanza di coraggio e onestà". A quasi 22 anni dai fatti, l’investigatore privato rimane convinto che "se il ragazzo avesse avuto un nome e un cognome vallesano, l'indagine non sarebbe andata come è andata". 

Nuova vita nella provincia di Bari

Con la sua famiglia Luca Mongelli è tornato a vivere in Puglia più di dieci anni fa, a Giovinazzo. Il ragazzo ha studiato, dapprima al liceo classico dove si è diplomato, e poi si è laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Bari. 

Oggi Luca ha 29 anni e ha scritto un libro, insieme a Francesco Minervini, dal titolo  Finalmente urloLink esterno in cui racconta la sua vicenda. 

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Fin dall'inizio, il dito è stato puntato contro le carenze delle indagini di polizia e dell'inchiesta giudiziaria. L'avvocato della famiglia Mongelli, Sébastien Fanti, afferma che ora che il caso è stato archiviato, è "rattristato nel vedere che non è stato possibile risolvere un enigma che enigma non era all'inizio del caso". Secondo l'avvocato, se l'area intorno al luogo dell'incidente fosse stata delimitata e i rilevamenti effettuati rapidamente, sarebbe stato possibile eliminare ogni dubbio sulla presenza o meno di una o più persone al momento dell'incidente. "Se questo fosse stato fatto in modo corretto, il caso sarebbe stato di semplice soluzione", conclude l’avvocato. 

I dubbi restano sulla presenza di terzi

Ancora oggi, ci sono dubbi sul coinvolgimento di una terza persona. Nell'agosto 2021, Nicolas Dubuis ci aveva ricordato che "gli esperti nominati dalla magistratura hanno sempre privilegiato la teoria dell'intervento del cane. Ma non è stato possibile escludere formalmente l'intervento di una terza persona, così come non è stato possibile dimostrarlo". A distanza di due anni, nulla è cambiato. Il procuratore generale ha anche affermato di essere intimamente convinto che ci sia stata sicuramente una "interazione" tra il cane e il bambino, e che tutte le piste che prevedevano l'intervento di un sospetto sono state esaminate senza trovare un colpevole. 

Il fatto che la Giustizia abbia favorito la teoria del cane ha fatto infuriare Oskar Freysinger. Nel 2010, con lo pseudonimo di Janus, ha scritto il romanzo Canines, che rivisita la vicenda di Luca. Come molti vallesani, l'ex membro del Governo cantonale – che ha sempre voluto, anche durante il suo mandato nell’esecutivo vallesano, far luce sul caso – non crede alla teoria del cane. "Era il colpevole ideale. Ma è una soluzione di comodo accusare un animale che non può difendersi", dice ancora oggi Oskar Freysinger che aggiunge: “Luca non ha mai accusato il cane”. Per l'ex politico, "sarebbe stato meglio per tutti se la Giustizia fosse giunta alla conclusione di non essere in grado di determinare il colpevole o la causa, perché è questo che di fatto è avvenuto". 

Sapremo mai con certezza cosa è successo il 7 febbraio 2002 a Veysonnaz? Sébastien Fanti è ottimista. "Sono fermamente convinto che la verità alla fine verrà fuori, perché qualcuno parlerà. Non si può mantenere un segreto del genere per tutta la vita, non è possibile". Oskar Freysinger è d'accordo con Fanti. Se ci sono persone coinvolte in questa tragedia, è possibile che "lo dicano sul letto di morte o in una lettera d'addio". E aggiunge: "È l'unica speranza che ci è rimasta". 


Traduzione di Riccardo Franciolli

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