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Valanghe, previsioni più accurate grazie a una simulazione in 3D

Case distrutte a Blatten.
Case distrutte a Blatten. Keystone / Michael Buholzer

Un nuovo strumento di simulazione 3D consente una previsione molto più accurata delle valanghe. Il modello, che si è dimostrato valido durante le frane di Brienz e Blatten, potrebbe portare a una gestione più efficace dei rischi alpini.

Il nuovo strumento di simulazione 3D è stato sviluppato dai ricercatori del Politecnico federale (ETH) di Zurigo e dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF). Permette di fare previsioni più accurate sull’andamento, l’altezza e la propagazione dei movimenti di massa alpini come le valanghe di neve, ghiaccio e roccia.

Il modello è anche in grado di riprodurre realisticamente le catene di processo in terreni complessi e ripidi. “Ora disponiamo di uno strumento affidabile e pronto all’uso per supportare le autorità a valutare, mediante simulazioni, le possibili conseguenze di imminenti movimenti di massa alpini”, ha spiegato Johan Gaume, professore presso l’ETH di Zurigo e dell’SLF, citato nel comunicato.

Primo vero test di precisione a Brienz

Dopo un primo test pratico nel 2023, quando il villaggio di Brienz era stato evacuato a causa della minaccia di una frana, lo scorso maggio i ricercatori hanno effettuato delle simulazioni a Blatten. Senza alcun mandato ufficiale o contatto diretto con le autorità vallesane, il loro obiettivo era quello di testare il modello di previsione in uno scenario più complesso e instabile di quello di Brienz.

A Blatten, oltre alle rocce e all’acqua, hanno giocato un ruolo anche il ghiaccio e il terreno molto complesso. Come si è verificato drammaticamente nella realtà, i risultati della simulazione 3D hanno mostrato che la maggior parte del villaggio vallesano sarebbe stata distrutta e che la frazione di Weissenried sarebbe stata a malapena risparmiata dalla massa di roccia e ghiaccio crollata.

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Il villaggio distrutto di Blatten.

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Il modello ha anche evidenziato che la massa in caduta si sarebbe propagata per 1,2 chilometri sul lato sud-ovest della valle e di 700 metri sul lato nord-est, valori poi dimostratisi molto precisi rispetto al disastro reale. Questi risultati hanno stupito i ricercatori, che in un primo tempo li consideravano piuttosto irrealistici e ancor meno plausibili.

Strumento complementare

Gli strumenti per la modellazione di valanghe di neve nonché di colate di roccia e di detriti si basano generalmente su metodi bidimensionali “a media profondità”. In altri termini, presuppongono che il flusso di roccia e acqua sia poco profondo e rimanga in costante contatto con il terreno, con conseguente attrito continuo.

Il modello 3D permette invece alle particelle di staccarsi dalla superficie, riducendo l’attrito al suolo e consentono di modellare con precisione le fasi in cui il materiale vola nell’aria. “Questo è un fattore decisivo per simulare il comportamento e la propagazione dei flussi su pendii ripidi o complessi”, ha spiegato Johan Gaume.

Nel caso di Blatten, le simulazioni scientifiche non sono state condivise con le autorità vallesane e non fanno parte degli studi ufficiali attualmente in corso, né della gestione del rischio. “L’obiettivo dei ricercatori non è quello di sostituire gli strumenti 2D esistenti, ma di offrire una soluzione complementare quando i modelli classici raggiungono i loro limiti” , ha aggiunto ancora Gaume.

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