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Gli USA impongono nuovi dazi del 12,5% alla Svizzera

USA: nuovi dazi commerciali a 60 paesi, tra cui Svizzera
USA: nuovi dazi commerciali a 60 paesi, tra cui Svizzera Keystone-SDA

Sono entrati in vigore venerdì alle 6.00 (ora svizzera) i nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti a 60 Paesi. Le percentuali variano tra il 10% e il 12,5% e quelli alla Svizzera ammontano al 12,5%.

Gli Stati Uniti hanno deciso di imporre da venerdì mattina alle 6.00 (ora svizzera) nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% a oltre 60 partner commerciali, tra cui la Svizzera (12,5%).

Il provvedimento interviene nell’ambito di una nuova serie di tariffe che, nei piani dell’amministrazione del presidente Donald Trump, puntano a contrastare il presunto lavoro forzato.

Le misure, comunicate ieri sera (ora locale) dall’Ufficio del rappresentante per il commercio statunitense, Jamieson Greer, sono destinate a sostituire quelle globali temporanee del 10% introdotte da Trump, la cui validità scadeva giovedì, dopo che la Corte suprema aveva annullato la gran parte delle tariffe globali imposte a febbraio dall’inquilino della Casa Bianca.

La mossa è il risultato di un’indagine ad ampio raggio che, nella ricostruzione del quotidiano economico finanziario britannico Financial Times, concerne importanti partner commerciali degli Stati Uniti come Giappone, Corea del Sud, India e Canada, oltre all’UE e al Regno Unito. Nell’indagine figura anche la Cina e il Brasile.

Colpito il 99% del commercio USA

Le nuove misure colpiscono, secondo quanto riferito dall’ufficio di Greer, oltre il 99% del commercio statunitense: ai Paesi dotati di leggi di contrasto al lavoro forzato è stato applicato un dazio del 10%, mentre a quelli privi è stato invece addebitata una maggiorazione di 2,5 punti percentuali, al 12,5%. Sono entrate in vigore nello stesso momento di scadenza dei dazi temporanei.

Le merci già soggette a dazi specifici legati alla sicurezza nazionale, tra cui acciaio, alluminio, automobili e relativi componenti, non saranno interessate dai nuovi provvedimenti che si basano su una disposizione della normativa commerciale frequentemente utilizzata – la Sezione 301 del Trade Act del 1974, una norma che più fondamentalmente consente al presidente di contrastare presunte pratiche commerciali sleali o discriminatorie conferendogli la possibilità di adottare dazi sanzionatori o altri provvedimenti restrittivi in materia commerciale – considerata giuridicamente come più solida rispetto alla base legale dei dazi annullati dalla Corte suprema. Esenzioni, inoltre, anche per petrolio, gas e fertilizzanti, oltre ad altri beni che gli Stati Uniti non producono.

I paesi che compiranno progressi nella lotta al lavoro forzato potrebbero vedere i dazi scendere al 10%. Come nel caso dell’India, ad esempio, premiata con il 10% dopo l’approvazione di una legge contro il lavoro forzato che ha corretto il 12,5% inizialmente previsto. Attualmente, tuttavia, gli Stati Uniti non ritengono che i paesi dell’indagine tutelino adeguatamente i lavoratori, a prescindere dall’esistenza di leggi in materia: rilievi destinati a creare una nuova bufera legale.

La mossa dell’amministrazione di Trump, per gli osservatori, ha in realtà l’obiettivo di ricostruire il regime tariffario globale che il presidente aveva presentato in quello che aveva denominato il Giorno della liberazione (Liberation Day), demolito dalla sentenza della Corte suprema. E arriva dopo una nuova ondata di dazi del 50% su alcune merci canadesi e dopo che la settimana scorsa è stato imposto un dazio del 25% su molti prodotti brasiliani.

Greer ha affermato che i dazi sul lavoro forzato “ripristineranno l’equità nel mercato globale per i lavoratori americani” e spingeranno i partner commerciali degli USA a “unirsi agli Stati Uniti nell’eliminare il lavoro forzato dalle catene di approvvigionamento globali”.

La Confederazione prende atto

Il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha preso atto dei nuovi dazi doganali statunitensi del 12,5% sui prodotti svizzeri. Gli Stati Uniti “continuano così a rispettare la dichiarazione d’intenti comune”, ha indicato nella notte il DEFR sulla rete sociale X. Precisa tuttavia che il Consiglio federale “respinge con fermezza le accuse di lavoro forzato”.

I nuovi dazi doganali statunitensi sono incomprensibili e ingiustificati, indica dal canto suo economiesuisse, che rappresenta decine di migliaia di imprese, tra cui le più grandi multinazionali. L’organizzazione respinge l’accusa di non combattere a sufficienza il lavoro forzato.

Questa decisione “pesa sulle imprese svizzere” attive sul mercato statunitense e “crea svantaggi competitivi rispetto a paesi colpiti da aliquote più basse”, tra cui quelli dell’Unione europea e il Regno Unito, scrive economiesuisse in un comunicato diffuso nella notte.

L’organizzazione respinge inoltre “con fermezza l’accusa secondo cui la Svizzera non fa abbastanza per impedire l’importazione di prodotti realizzati con lavoro forzato”. Sottolinea che il lavoro forzato è vietato nella Confederazione dalla Costituzione, dal diritto civile e dal diritto penale.

Economiesuisse sottolinea poi che queste nuove sovrattasse non contribuiscono a dissipare le incertezze. Sono in corso diverse altre indagini statunitensi, in particolare riguardo a una possibile sovraccapacità industriale. L’organizzazione invita a proseguire i negoziati tra Berna e Washington, affinché tali indagini non sfocino nell’imposizione di dazi doganali supplementari.

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