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Sono entrati in vigore i nuovi dazi voluti da Donald Trump, la Borsa svizzera vola

donald trump
Keystone-SDA

Mentre negli Stati Uniti entrano in vigore nuovi dazi globali temporanei del 10% in seguito alla bocciatura dei precedenti da parte della Corte Suprema, la borsa svizzera, in controtendenza, tocca un nuovo record storico superando i 14'000 punti grazie alla solidità dei suoi titoli.

Sono entrati in vigore alle 6 di martedì mattina (la mezzanotte di Washington) i nuovi dazi globali del 10% sulle importazioni voluti dal presidente statunitense Donald Trump: una tariffa temporanea di 150 giorni prevista dalla Section 122.

Non è (ancora) il 15% evocato nell’ultimo messaggio del presidente USA, ma quello inizialmente previsto dalla proclamazione firmata venerdì scorso a seguito della sentenza della Corte suprema.

Contemporaneamente l’agenzia per la protezione delle dogane e delle frontiere (U.S. Customs and Border Protection) ha interrotto la riscossione dei dazi dichiarati illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. La decisione apre la strada a possibili rimborsi delle sovrattasse già pagate dalle aziende. È di lunedì la notizia che il gruppo di consegna pacchi FedEx ha presentato ricorso contro il Governo degli Stati Uniti.

Fra 150 giorni servirà il voto del Congresso

La nuova tariffa ha come base giuridica una legge del 1974 che consente al presidente di riequilibrare gli scambi tra gli Stati Uniti e i loro partner economici qualora venga dimostrato un marcato squilibrio della bilancia dei pagamenti.

Dopo 150 giorni, il Governo dovrà tuttavia ottenere l’approvazione del Congresso se vorrà mantenere o aumentare questi dazi doganali. Il termine di 150 giorni scadrà quindi il 24 luglio, ovvero poco più di tre mesi prima delle elezioni di “midterm” di novembre, un appuntamento cruciale per il controllo Camera dei rappresentanti USA.

Secondo il Budget Lab dell’Università di Yale, i nuovi dazi doganali dovrebbero portare al 13,7% l’aliquota media effettiva applicata ai prodotti in entrata negli Stati Uniti, contro il 16% precedente alla decisione della Corte Suprema.

Sabato, Donald Trump aveva affermato che intendeva portare i dazi doganali al 15%: una decisione basata, come aveva spiegato, su “un esame approfondito” della sentenza della Corte Suprema americana, che aveva giudicato ancora una volta “ridicola” e “straordinariamente anti-americana”. The Donald non ha tuttavia ancora emanato nessun decreto in tal senso.

Borsa svizzera da record

La borsa svizzera intanto continua la sua corsa verso nuovi primati: nel pomeriggio di maretdì l’indice di riferimento SMI ha superato per la prima volta nella sua storia la soglia dei 14’000 punti, toccando un nuovo massimo.

Il superamento è avvenuto alle 14.34 e il listino ha poi guadagnato ulteriore terreno: intorno alle 16.00 segnava 14’033 punti, con una progressione dell’1,14% rispetto a lunedì. Un’impennata che permette al mercato elvetico di svincolarsi dall’andamento almeno in parte negativo delle principali piazze europee e dalle incertezze legate agli Stati Uniti.

A trascinare il listino è principalmente Nestlé (+2,69%), ma ben orientati sono anche altri valori difensivi come Novartis (+0,86%) e Roche (+1,03%). In controtendenza si muove invece UBS (-0,62%), che soffre per la debolezza dei bancari in tutto il continente.

Secondo gli operatori il segreto del rally elvetico risiede nella qualità dei suoi titoli e nella solidità del franco. “Il mercato azionario svizzero si distingue per le sue aziende di alta qualità e la valuta robusta”, ha commentato un trader. “Soprattutto i beni di consumo e le assicurazioni stanno contribuendo ai record. Questa combinazione attrae attualmente i capitali degli investitori”.

Il nuovo record arriva in un contesto globale piuttosto teso. Le borse europee viaggiano in ordine sparso (Francoforte cede lo 0,2%, Parigi è in lieve rialzo) e gli investitori restano con il fiato sospeso in attesa del discorso al Congresso del presidente americano Donald Trump, previsto per la notte, da cui sperano di ottenere chiarimenti sui dazi. Restano sullo sfondo anche le preoccupazioni per le tensioni geopolitiche con l’Iran e l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’economia.

130 miliardi di dollari nel 2025

I dazi doganali bocciati venerdì dalla Corte suprema degli Stati Uniti si basavano su un una legge del 1977, il cosiddetto International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) che autorizzava l’esecutivo ad agire in campo economico senza la previa approvazione del Congresso in caso di “emergenza economica”. Una prerogativa che secondo i giudici non è stata dimostrata.

Secondo gli analisti, i dazi doganali in questione hanno superato i 130 miliardi di dollari nel 2025.

I dazi settoriali rimangono

Il nuovo balzello non sostituisce i dazi doganali cosiddetti settoriali, che vanno dal 10% al 50% su una serie di settori di attività, come il rame, l’automobile o il legno da costruzione, che non sono stati interessati dalla decisione di venerdì dell’alta corte di invalidare gran parte dei dazi imposta Trump dall’inizio del suo secondo mandato da presidente.

Non si applica nemmeno ai prodotti canadesi e messicani importati negli Stati Uniti nell’ambito dell’Accordo nordamericano di libero scambio (NAFTA).

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