Un veicolo su tre supera i limiti di velocità in Svizzera
L'Ufficio prevenzione infortuni mette in guardia contro la pericolosa proposta di aumentare i limiti di velocità, sottolineando che già oggi un terzo dei conducenti non li rispetta e che un innalzamento causerebbe più morti e feriti gravi.
Un veicolo su tre circola troppo veloce sulle strade svizzere: lo rileva l’Ufficio prevenzione infortuni (upi) in un comunicato diffuso martedì in cui mette in guardia contro la tentazione di voler aumentare i limiti di velocità. Una tale decisione avrebbe un impatto “disastroso”.
Nel 2025 il limite di velocità più rispettato è stato quello di 80 km/h: a superarlo è stato il 27% dei veicoli. Il dato è tuttavia peggiorato rispetto alla rilevazione del 2019 (21%), secondo quanto indica upi. Nelle zone a 120 km/h, la percentuale di chi non ha rispettato il limite è variata solo di poco nell’arco di sei anni (29% contro 28% nel 2019), lo stesso dicasi per le zone a 50 km/h (38% contro 36% nel 2019). Nelle aree a 30 km/h vi è stato invece un miglioramento: a non rispettare tale limite è stato il 35% delle vetture contro il 45% nel 2019.
Le velocità medie sono inferiori ai limiti segnalati, ma se si considera l’85% delle auto, la media supera sempre i limiti, per tutte le fasce di velocità e tutti i tipi di veicoli, rileva l’upi, aggiungendo che le trasgressioni sono più frequenti durante la notte.
L’upi ha inoltre rilevato che il 63% dei conducenti di biciclette elettriche veloci (assistenza alla pedalata fino a 45 km/h) rispetta i limiti nelle zone a 30 km/h. I ciclisti della Svizzera tedesca sono meno disciplinati rispetto a quelli della Romandia e del Ticino, ma questa differenza “non è significativa dal punto di vista statistico”.
Aumentare i limiti? Pericoloso
L’upi è preoccupato dalla volontà di alcuni rappresentanti federali di aumentare i limiti a 100 km/h fuori dai centri abitati e a 130 km/h sulle autostrade, come raccomanda un’iniziativa parlamentare di Andreas Glarner (Unione democratica di centro – UDC, destra conservatrice). Per il consigliere nazionale, questi limiti sono stati introdotti nel 1985 “in un periodo di panico infondato, se non addirittura d’isteria collettiva” legati al deperimento delle foreste e “non c’è alcun motivo” per mantenerli.
Il direttore dell’upi Stefan Siegrist denuncia da parte sua “una misura pericolosa”. Limiti di velocità più elevati comporterebbero un netto aumento del numero di morti e feriti gravi.
L’esperienza dimostra che, aumentando i limiti, aumentano anche le velocità effettive. A quelle più elevate, il tempo di reazione si riduce, lo spazio di frenata si allunga e il rischio di incidenti cresce, in particolare il rischio di collisioni frontali gravi, spiega l’upi.
Già oggi, un incidente grave su otto è dovuto a un’eccessiva velocità, e addirittura uno su quattro fuori dai centri abitati. Aumentare il limite a 130 km/h sulle autostrade raddoppierebbe il numero di morti (17 all’anno oggi), secondo le stime dell’upi. Sulle strade fuori dalle località, passare da 80 a 100 km/h “avrebbe conseguenze particolarmente gravi sull’andamento degli incidenti”.
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