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Un tesoro del cinema nigeriano torna alla luce grazie alla Svizzera

bandierine svizzere incrociate
Keystone / Anthony Anex

Attraverso il restauro di un film simbolo e la digitalizzazione di un archivio storico, la Svizzera, tramite la sua Cineteca, collabora con la Nigeria per salvaguardare la sua memoria audiovisiva e formare specialisti locali.

La Cinémathèque suisse ha lanciato due progetti di cooperazione a lungo termine nell’ambito cinematografico in Nigeria, a margine della visita della consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider: il restauro di un lungometraggio e la digitalizzazione di 1’800 registrazioni cinematografiche e video.

A bordo dell’aereo che porta la consigliera federale da Abuja a Berna ci sono anche vari cartoni, a prima vista senza pretese, ma che racchiudono un tesoro del cinema nigeriano: il film “Kulba Na Barna (Blaming the Innocent)” di Brendan Shehu (1992).

Si tratta della pellicola originale di quello che è considerato una pietra miliare nel passaggio dai film analogici alla nascita di Nollywood, il cinema digitale nigeriano. Esiste una sola copia di questa pellicola, in cattive condizioni, conservata a Berlino.

L’originale deve essere restaurato e digitalizzato presso la Cineteca svizzera. Il progetto riunisce l’istituzione basata a Losanna, la Nigerian Film Corporation (NFC) e l’istituto per il cinema e l’arte video Arsenal di Berlino.

Primo laboratorio dell’Africa dell’Ovest

Dietro questa rete c’è Vinzenz Hediger, direttore della Cinémathèque suisse da gennaio. In precedenza, è stato per 15 anni docente di studi cinematografici all’Università Goethe di Francoforte. Lì ha istituito un master in cultura cinematografica, in collaborazione con l’Istituto tedesco del cinema e il Museo del cinema. Dal 2019, questo programma viene offerto in forma simile anche dalla NFC e dall’Università di Jos, nel centro della Nigeria.

Shehu ha dal canto suo giocato un ruolo centrale nell’economia cinematografica nigeriana. Nel 1985 è diventato direttore generale della neonata NFC, un’agenzia pubblica incaricata di promuovere la produzione cinematografica. Ha trasferito la sede dell’agenzia da Lagos a Jos e vi ha istituito il primo – e ad oggi unico – laboratorio cinematografico di questo tipo in Africa occidentale.

Grazie a questo laboratorio, in funzione dal 1987 al 2007, la NFC ha potuto produrre dei film interamente in Nigeria, senza doverli inviare in Europa per lo sviluppo e la post-produzione.

Risolvere i problemi post-coloniali

“Kulba Na Barna”, primo lungometraggio di Shehu, è una pellicola pertinente sotto diversi aspetti, spiega Vinzenz Hediger a Keystone-ATS. “Questo film incarna in modo esemplare la volontà di uno Stato-nazione africano postcoloniale di dotarsi di un proprio cinema”. Segna inoltre la fine della produzione di lungometraggi analogici su pellicola in Nigeria.

Il film traduce inoltre “in modo esemplare un programma di politica di sviluppo dell’epoca in una forma artistica: la difesa dell’istruzione secondaria per le donne”, sottolinea Hediger.

Essa si basa sulla convinzione che molti dei problemi delle società postcoloniali, quali l’elevata mortalità infantile e la rapida crescita demografica, possano essere risolti se le donne ricevono un’istruzione scolastica e vengono integrate nel mondo del lavoro.

“Il film, del resto, coniuga in modo del tutto artistico l’orizzonte di valori dell’Islam, dominante nel nord della Nigeria, con questo programma progressista”, spiega il direttore della Cineteca svizzera. Infatti, alla fine, il cattivo del film riceve la punizione che merita da un tribunale che applica la sharia.

Per Hediger, “il modo in cui i valori islamici vengono affrontati nel film è tanto più degno di nota in quanto Brendan Shehu è egli stesso un cattolico profondamente devoto, pur essendo sposato con una musulmana”.

Dei specialisti nigeriani parteciperanno al restauro digitale del film, cogliendo così l’occasione di formarsi ai processi tecnici. Hediger sottolinea che “la Cineteca dispone di un laboratorio di punta su scala mondiale in questo ambito”. L’originale restaurato verrà restituito alla Nigeria e la copia digitale entrerà a far parte della collezione della Cinémathèque e sarà quindi disponibile per proiezioni in Svizzera.

“Inestimabile valore”

Il secondo progetto lanciato da Hediger in Nigeria tratta anch’esso del patrimonio cinematografico e della digitalizzazione, ma è di portata ben più ampia. Il direttore della Cinémathèque suisse ha firmato un protocollo di accordo con il Centre of Black Arts and Civilisation (CBAAC) di Lagos.

Il CBAAC possiede nelle sue collezioni opere d’arte, testi, registrazioni sonore e fotografie, nonché 1800 registrazioni cinematografiche e video che documentano il festival panafricano delle arti Festac 77. L’evento, svoltosi nel febbraio del 1977 in Nigeria, è considerato una tappa fondamentale per l’identità africana nel periodo post-decolonizzazione. Con questo festival, la Nigeria ha affermato il proprio ruolo di guida nella lotta dell’Africa contro l’apartheid. Secondo Hediger, gli archivi cinematografici del CBAAC sono “di inestimabile valore”.

Il CBAAC e la Cinémathèque intendono restaurare e digitalizzare queste videocassette. In una prima fase, le procedure necessarie saranno messe a punto a Losanna – nell’ambito di un “processo di apprendimento comune”, precisa Hediger.

La Cineteca dispone certamente dei mezzi tecnici e delle competenze necessarie per digitalizzare, ma finora “non ha mai realizzato un progetto di digitalizzazione e restauro di questa portata per le videocassette”, aggiunge il suo direttore.

In una seconda fase, saranno i collaboratori del CBAAC di Lagos a occuparsi della digitalizzazione. Sarà poi necessario mettere in atto una soluzione di archiviazione digitale a lungo termine. Entrambe le istituzioni devono imparare a preservare i fragili fondi video, che fanno parte del patrimonio culturale mondiale, e a conservarli a lungo termine.

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