Tragedia di Crans-Montana, le critiche dell’ex procuratore Lauber
La gestione dell'inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana è stata definita carente dall'ex procuratore Michael Lauber, che ha puntato il dito contro la decisione di non arrestare i gestori e di non eseguire le autopsie sulla maggior parte delle vittime.
L’ex procuratore generale della Confederazione Michael Lauber ha criticato la gestione dell’inchiesta sull’incendio di Capodanno al bar Le Constellation di Crans-Montana, puntando il dito in particolare contro la comunicazione insufficiente, le mancate autopsie delle vittime e la decisione di non chiedere la carcerazione preventiva dei gerenti del locale, Jacques e Jessica Moretti.
Secondo quanto dichiarato da Lauber alla trasmissione radiofonica “Tagesgespräch” della Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF 1, la coppia andava arrestata fin dall’inizio delle indagini, per garantire la conservazione delle prove. Invece le procuratrici avrebbero perso tempo prezioso nei primi giorni. “Tutto ciò che accade dopo è troppo tardi e apre la strada ad accuse di aver contribuito a mascherare le piste o a permettere la sparizione delle prove”. Inoltre questa misura non è utile soltanto per mettere una persona non in condizione di arrecare danni, ma anche per preservare le prove ed evitare contatti tra le parti.
Secondo il giurista è mancata anche una comunicazione sufficiente e trasparente con le famiglie coinvolte, in particolare in un caso con un numero di vittime così elevato. “All’inizio di un procedimento penale non si può dire granché. Ma ciò che è sempre possibile fare è mettere le cose nella giusta prospettiva. Ci si deve chiedere “qual è il mio ruolo come procuratore, qual è il ruolo dell’assistenza giudiziaria, perché in Svizzera le cose funzionano diversamente rispetto a in Italia?”, tutte domande che secondo Lauber le autorità non hanno evaso.
Erano necessarie delle autopsie
Infine, sui 41 decessi provocati dal rogo, soltanto due salme sono state sottoposte ad autopsia. “L’incendio è la causa evidente, ma non sappiamo veramente come sia morta ciascuna persona. Ciò lo si può sapere soltanto attraverso un’autopsia”.
Questa andava peraltro compiuta il più velocemente possibile, per evitare che gli indizi sparissero. Se fosse stato incaricato dall’inchiesta – ha sostenuto Lauber – avrebbe ordinato l’autopsia di tutte le vittime senza indugi. I familiari delle persone coinvolte avrebbero infatti il diritto di sapere che è stato fatto tutto il possibile per scoprire la causa della morte dei loro cari, ha concluso.
Michael Lauber, oggi sessantenne, ha diretto il Ministero pubblico della Confederazione dal 2012 al 2020, quando ha dimissionato a causa dello scandalo relativo agli incontri non dichiarati con il presidente della FIFA Gianni Infantino.
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