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Taiwan critica la neutralità svizzera: “Con Pechino parlate, con noi no”

bandiera di taiwan
Keystone-SDA

Il viceministro degli Esteri taiwanese François Chih-chung Wu sostiene che Berna sia più vicina alla Cina che a Taiwan. Da Berna arrivano reazioni contrastanti, ma anche richieste di rapporti più stretti con l'isola.

La Svizzera ama definirsi neutrale, ma secondo il viceministro degli Esteri di Taiwan François Chih-chung Wu questa neutralità non si traduce sempre in un approccio equidistante nei confronti di Pechino e Taipei.

Intervistato dalla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSI, il diplomatico taiwanese ha criticato il modo in cui la Confederazione gestisce le relazioni con l’isola, sottolineando che Berna intrattiene rapporti ufficiali con la Repubblica Popolare Cinese, mentre i contatti con Taiwan restano limitati. Una situazione che riflette la posizione adottata dalla maggior parte degli Stati del mondo, inclusi gli Stati Uniti, che riconoscono formalmente Pechino e non Taipei.

“Non si tratta di un rimprovero”, ha precisato Wu. “Sono molto contento che esista questa tradizione di neutralità della Svizzera. Tuttavia, a volte ci troviamo di fronte a delle incomprensioni”.

Secondo il viceministro, una neutralità autentica dovrebbe significare mantenere la stessa distanza da entrambe le parti senza esprimere giudizi. “La Svizzera avrebbe potuto mantenere la stessa distanza sia dalla Cina sia da Taiwan e poi decidere con chi parlare”, ha affermato.

“La Svizzera è più vicina alla Cina”

Per il responsabile taiwanese, la Confederazione tende invece a privilegiare la relazione con Pechino.

“La Svizzera ha un’immagine molto positiva a Taiwan e noi ci presentiamo spesso come la ‘Svizzera dell’Asia’”, ha dichiarato. “Vi adoriamo, ma vorremmo che anche gli svizzeri apprezzassero Taiwan allo stesso modo”.

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Wu ha ribadito che Taipei non chiede a Berna di schierarsi a favore dell’isola, bensì di adottare un atteggiamento più equilibrato. “Non vi chiediamo di essere più pro-Taiwan, ma di mantenere la stessa distanza tra Taiwan e Cina”.

L’auspicio è quello di poter sviluppare maggiori contatti politici con la Confederazione. Secondo il viceministro, gli esponenti politici taiwanesi incontrano ancora ostacoli quando cercano di visitare la Svizzera o di dialogare con le autorità federali.

Le difficoltà incontrate a Ginevra

Wu ha inoltre ricordato alcune difficoltà incontrate da Taiwan nelle campagne di comunicazione a sostegno della sua partecipazione all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la cui sede è a Ginevra.

“In passato non è sempre stato facile fare pubblicità o promuovere la partecipazione di Taiwan all’OMS, nemmeno a Ginevra, che si trova in territorio svizzero”, ha affermato.

A suo avviso, la motivazione spesso addotta dalle autorità svizzere, secondo cui si tratterebbe di limitare manifestazioni di carattere politico per ragioni di neutralità, non è convincente. “Tutto è politico in questo mondo così complicato”, ha osservato.

Le reazioni a Berna

Le dichiarazioni del viceministro taiwanese hanno suscitato reazioni nella politica federale.

Il consigliere nazionale ticinese Piero Marchesi (Unione democratica di centro – UDC, destra conservatrice) ha dichiarato di comprendere almeno in parte le critiche. “Il tema di come la Svizzera interpreta la neutralità è centrale anche per noi”, ha affermato alla RSI, ricordando che il suo partito sostiene l’iniziativa sulla neutralità che sarà sottoposta al voto in settembre. “È fondamentale che la Svizzera sia il più possibile imparziale”.

Diversa la lettura del consigliere nazionale socialista Jon Pult. A suo giudizio, il concetto di neutralità viene spesso utilizzato in modo troppo estensivo. “Neutralità significa che non partecipiamo alle guerre, salvo nel caso in cui siamo attaccati”, ha spiegato. “Tutto il resto non fa parte della neutralità”.

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Pult ha però riconosciuto una certa cautela della politica svizzera nei confronti di Taiwan. Ha ricordato che il Consiglio nazionale si era espresso a favore di relazioni più stabili tra il Parlamento svizzero e quello taiwanese, mentre il Consiglio degli Stati aveva respinto la proposta.

“Esiste una reticenza nella politica svizzera perché c’è il timore di irritare troppo Pechino”, ha detto. Secondo l’esponente socialista, la Svizzera dovrebbe però mostrare maggiore coraggio e sviluppare rapporti non ufficiali, ma concreti, nei settori economico, culturale e sociale.

Anche Marchesi ha riconosciuto il peso dei rapporti con la Cina. “È evidente che abbiamo forti interessi economici con Pechino”, ha affermato. “Ma il tema dell’imparzialità nei confronti di Taiwan si pone”.

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