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Swissmem: altri rischi nell’industria delle macchine dopo un 2025 difficile

il presidente di Swissmem, Martin Hirzel,
Il presidente di Swissmem Martin Hirzel. Keystone-SDA

Secondo l'analisi di Swissmem, i recenti sviluppi in Medio Oriente aumentano ulteriormente i rischi per l'industria metalmeccanica ed elettrica, aggiungendosi a un contesto già difficile a causa dell'incertezza sui dazi USA e di un 2025 impegnativo.

L’industria metalmeccanica ed elettrica svizzera (industria MEM) si mostra preoccupata per i recenti sviluppi in Medio Oriente. Anche se è ancora troppo presto per valutare gli effetti concreti sul settore, i rischi sono ulteriormente aumentati. È l’analisi tracciata lunedì dall’associazione di categoria Swissmem.

“Gli effetti diretti della guerra in Iran potrebbero essere l’aumento dei prezzi dell’energia, l’interruzione delle catene di approvvigionamento globali nonché il rafforzamento del franco svizzero”, ha dichiarato il presidente di Swissmem, Martin Hirzel, lunedì a Zurigo durante la conferenza stampa annuale. Per quanto riguarda le catene di approvvigionamento, non sarebbe interessata solo la navigazione marittima, ma anche il trasporto aereo.

Continuano inoltre a preoccupare i dazi USA. I vari annunci successivi alla decisione della Corte suprema negli Stati Uniti hanno generato nuovo caos. Nel complesso, la percentuale dei dazi rimane più o meno allo stesso livello, ma l’incertezza è nuovamente aumentata.

L’industria ha già alle spalle un 2025 molto difficile. L’andirivieni sui dazi lo scorso anno ha frenato in particolare le esportazioni verso gli Stati Uniti. L’export verso quel mercato è crollato di circa il 18% nel quarto trimestre del 2025. “In definitiva è stato un anno perso”, ha riassunto Hirzel.

Considerando l’intero settore, la situazione non appare però così negativa. Nel complesso, il fatturato dell’industria tecnologica svizzera è diminuito dello 0,3% nel 2025. Nel secondo semestre si è tuttavia registrata una tendenza alla ripresa: sia nel terzo (+3,0%) sia nel quarto trimestre (+1,1%) il fatturato è aumentato.

Alcuni segnali positivi

Hirzel ha definito un segnale positivo anche il leggero miglioramento del clima secondo l’ultimo sondaggio effettuato tra le aziende del settore. Allo stesso tempo ha ricordato che l’indagine è stata condotta a gennaio e che pertanto gli sviluppi più recenti relativi ai dazi statunitensi e allo scoppio della guerra in Iran non sono ancora stati considerati.

Come ulteriore elemento positivo ha evidenziato gli ordinativi dell’industria tecnologica, aumentati complessivamente dell’1,4% nel 2025, con un miglioramento della situazione in particolare nel quarto trimestre.

Il mercato UE come ancora sicura

Per quanto riguarda i principali mercati di sbocco, lo scorso anno si sono registrate differenze marcate: il forte calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti (-7,6%) non è stato sorprendente visti i dazi elevati. Tuttavia, gli affari con l’UE (+3,5%) hanno compensato in parte la flessione negli Usa e in Asia (-2,9%).

Il mercato dell’UE è stato ancora una volta l’ancora sicura per le esportazioni dell’industria tecnologica, secondo l’associazione di categoria. Hirzel ha quindi sottolineato nuovamente l’importanza di relazioni stabili con l’Unione europea.

Swissmem definisce “contrastanti” le aspettative per il 2026 alla luce delle circostanze attuali. Nella seconda metà del 2025 si è comunque registrato un leggero vento favorevole negli ordinativi e gli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) sono tornati in territorio di crescita, in particolare in importanti mercati europei.

Tuttavia, la situazione mondiale volatile, l’imprevedibile politica dei dazi statunitensi, il forte franco e le tendenze protezionistiche dell’UE comporteranno anche nel 2026 grandi sfide e rischi. In ogni caso, Hirzel non prevede una ripresa nel breve termine. Al momento non sono però ancora disponibili cifre concrete.

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