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Che ne sarà ora del 'miliardo di coesione'?

Il versamento del contributo (oltre un miliardo di franchi) è stato subordinato dal Parlamento a un miglioramento delle relazioni. © Keystone / Gaetan Bally

Preso atto che l'UE non intende rinnovare il riconoscimento dell'equivalenza borsistica, a Berna ci si interroga sul futuro dei rapporti con Bruxelles e sul secondo contributo svizzero all'allargamentoLink esterno. Oltre un miliardo di franchi destinato agli Stati dell'Europa dell'Est e del Sud, il cui versamento potrebbe ora essere bloccato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 giugno 2019 - 21:05
tvsvizzera.it/ri con RSI (TG del 22.06.2019)

La situazione resta tesa. La Commissione europea non ha deciso per un rinnovo (né per un riconoscimento definitivo) dell'equivalenza della Borsa svizzera, che dunque decadrà automaticamente il prossimo 30 giugno, poiché a questo punto mancano i tempi tecnici (cinque giorni lavorativi) per un'estensione.

Bruxelles si giustifica con i mancati progressi sul fronte dell'Accordo istituzionaleLink esterno tra Svizzera e Unione Europea, ma il mancato rinnovo dell'equivalenza borsistica rischia di allontanare ulteriormente Berna e Bruxelles.

Subordinato a buone relazioni

Il cosiddetto miliardo di coesioneLink esterno ha l'obiettivo di ridurre le disparità economiche e sociali nell'Europa allargata e sostenere i Paesi con una forte pressione migratoria.

I relativi decreti federali ("coesione" e "migrazione") dovranno nuovamente passare al vaglio del Consiglio nazionale (camera bassa) in settembre, poiché restano divergenzeLink esterno con il Consiglio degli Stati (camera alta).

Su un punto, però, i due rami del Parlamento elvetico si sono mostrati concordi: la Svizzera si assumerà l'onere soltanto se l'UE non adotterà misure discriminatorie nei suoi confronti. Non è quindi escluso che, alla luce degli ultimi sviluppi, il Nazionale decida di bloccare il versamento.

Contenuto esterno

Il Telegiornale della RSILink esterno ha raccolto le reazioni di quattro consiglieri nazionali esponenti dei partiti di governo: i tre ticinesi Marco Chiesa dell'Unione democratica di centro (destra conservatrice), Giovanni Merlini del Partito liberale-radicale (centro-destra) e Marco Romano del Partito popolare-democratico (centro), e il bernese Corrado Parini, del Partito socialista.

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