Super ricchi, un debito climatico da 1000 miliardi l’anno
Gli investimenti dell'élite economica globale, più che i loro stili di vita, sono responsabili di un colossale impatto ambientale che Greenpeace propone di affrontare con tassazioni mirate secondo il principio "chi inquina paga".
Diverse migliaia delle circa 800’000 persone appartenenti allo 0,01% più ricco del pianeta vivono in Svizzera. È da questo dato che prende le mosse Greenpeace per chiedere anche alla Confederazione di assumersi maggiori responsabilità nella lotta contro la crisi climatica.
Secondo uno studio pubblicato mercoledì da Greenpeace Africa, intitolato “Understanding the Climate Debt of Extreme Wealth” (Capire il debito climatico della ricchezza estrema), l’élite economica globale è responsabile di un impatto climatico annuo stimato in quasi 1’000 miliardi di dollari (circa 790 miliardi di franchi). Una cifra che, per dare un ordine di grandezza, equivale a quasi 10 volte le entrate fiscali annuali della Confederazione.
Il rapporto introduce il concetto di “debito climatico”, ossia i danni provocati da chi emette gas serra oltre la propria quota equa rispetto all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi. Nel 2022, le sole partecipazioni finanziarie dello 0,01% più facoltoso – circa 800’000 persone a livello mondiale – hanno generato un debito climatico annuo stimato in 992 miliardi di dollari.
Contrariamente a un luogo comune diffuso, non è lo stile di vita opulento a rappresentare la principale fonte di emissioni. Yacht, jet privati e ville di lusso contribuiscono sì all’impronta climatica, ma il peso maggiore deriva dagli investimenti e dalle partecipazioni in imprese legate ai combustibili fossili o ad alta intensità di carbonio. Per una persona che rientra nello 0,01% più ricco, il debito climatico legato al capitale posseduto raggiunge in media 1,24 milioni di dollari all’anno, più del doppio dei circa 507’000 dollari imputabili al consumo diretto.
Lo studio evidenzia anche l’enorme divario all’interno delle fasce più abbienti: il debito climatico degli investimenti dei super ricchi è infatti 130 volte superiore a quello di una persona appartenente al restante 10% più ricco della popolazione mondiale.
Stop alla tassazione forfettaria per i ricchi stranieri
“L’impatto climatico dell’estrema concentrazione di ricchezza è più grande di quanto si credesse”, afferma Joëlle Hérin, esperta di Greenpeace Svizzera. “Chi contribuisce maggiormente alla crisi deve, secondo il principio ‘chi inquina paga’, sostenere una quota più elevata dei costi”.
Da qui le richieste rivolte anche al Consiglio federale. Greenpeace propone in particolare due misure: l’abolizione della tassazione forfettaria per i ricchi stranieri e l’introduzione di un’imposta patrimoniale armonizzata tra i Cantoni. Su scala globale, l’organizzazione chiede invece di integrare il principio “chi inquina paga” nelle politiche fiscali e climatiche e di sostenere i negoziati per una convenzione ONU sulla tassazione dei grandi patrimoni.
Secondo Greenpeace, una tassa mirata sul debito climatico dei super ricchi potrebbe contribuire in modo determinante a finanziare i Paesi del Sud globale, dove le conseguenze del cambiamento climatico si fanno sentire con maggiore intensità. La rete Climate Action Network stima in almeno 1’000 miliardi di dollari all’anno il fabbisogno necessario per far fronte ai danni e sostenere l’adattamento.
Finora, sottolinea l’organizzazione, la responsabilità delle élite economiche è rimasta in gran parte ai margini delle politiche climatiche internazionali.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.