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“La produzione culturale professionista in Svizzera è in pericolo”

La presidente di Suisseculture Estelle Revaz, violoncellista e consigliera nazionale socialista ginevrina.
La presidente di Suisseculture Estelle Revaz, violoncellista e consigliera nazionale socialista ginevrina. Keystone-SDA

Sostenendo che la produzione culturale professionista sia in pericolo, Suisseculture lancia l'allarme sui rischi derivanti dai tagli federali e dall'iniziativa SSR, chiedendo tutele sociali per gli operatori e l'adesione al programma Europa Creativa.

La produzione culturale professionista in Svizzera è in pericolo. È quanto sostiene Suisseculture alla luce delle discussioni politiche sul pacchetto di risparmi della Confederazione, sugli accordi con l’UE e sull’iniziativa “200 franchi bastano!”.

La resilienza degli operatori culturali è come un elastico che da anni viene sempre più teso “e ora sta per rompersi”, ha dichiarato mercoledì ai media Estelle Revaz, violoncellista e consigliera nazionale socialista ginevrina nonché presidente di Suisseculture, l’organizzazione che difende gli interessi delle associazioni di creatori artistici, professionisti dei media e società attive nella difesa del diritto d’autore. Secondo Revaz, il settore della cultura in Svizzera è arrivata al limite delle sue forze.

Nessuna sicurezza sociale

Da circa un decennio è noto che nella Confederazione non esiste una sicurezza sociale per gli operatori culturali professionisti, tema che è diventato scottante con la pandemia di Covid-19. Inoltre, la cultura è direttamente e indirettamente colpita dalle misure di risparmio contenute nel pacchetto di sgravi 27 della Confederazione.

La produzione culturale svizzera è peraltro troppo poco visibile sia oltre i confini linguistici interni che all’estero. A ciò si aggiunge l’Iniziativa popolare “200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)” – sottoposta al voto il prossimo 8 marzo – che mira a ridimensionare il servizio pubblico radiotelevisivo e, secondo Revaz, a “eliminare la produzione culturale svizzera e la sua visibilità”.

Adesione a Europa Creativa

Alla luce di questi presupposti, Suisseculture ha ribadito le proprie richieste: occorrono salari e onorari equi, nonché una copertura sociale in caso di malattia o infortunio per gli operatori culturali; una maggiore visibilità in Svizzera e all’estero e, in particolare, l’adesione a Europa Creativa, il programma quadro dell’Unione Europea destinato al sostegno del settore audiovisivo e culturale.

Dal 2014, Europa Creativa investe nella diversità culturale europea. Complessivamente, nel periodo dal 2021 al 2027, l’UE spenderà 2,4 miliardi di euro (2,2 miliardi di franchi al cambio attuale) per questo programma. La Svizzera, tuttavia, non vi partecipa. Suisseculture intende ora ottenere la piena associazione a Europa Creativa nell’ambito del nuovo pacchetto di accordi con Bruxelles.

Decisioni politiche a marzo

Revaz ha affermato che sulla scena politica esiste una certa consapevolezza dell’importanza della cultura. Tuttavia, “da anni si accetta che l’elastico venga sempre più teso”. Il futuro si deciderà nella sessione primaverile di marzo, quando entrambe le Camere discuteranno il pacchetto di sgravi 27 della Confederazione.

Per quanto riguarda i rapporti con l’Europa, il Consiglio federale intende apportare entro marzo gli ultimi adeguamenti all’attuazione della politica interna, con l’obiettivo di rendere le intese con l’UE accettabili alla maggioranza del Parlamento e del popolo.

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