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Stupro, quando la legge non è al passo con i tempi

In Svizzera, secondo la legge attuale, si può parlare di stupro soltanto se c’è stata costrizione, quindi rifiutare esplicitamente un atto sessuale non è sufficiente. Keystone / Christophe Petit Tesson

In Svizzera, secondo la legge attuale, si può parlare di stupro soltanto se c’è stata costrizione, quindi rifiutare esplicitamente un atto sessuale non è sufficiente. Molto spesso però la vittima di violenza sessuale si ritrova in una situazione di immobilismo e viene a mancare questo aspetto coercitivo. Una revisione della legge federale è in corso.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 ottobre 2021 - 16:00
Katia Ranzanici, Falò RSI

Una serata trascorsa serenamente, poi la notte si trasforma in un incubo ad occhi aperti. È successo a Tania, Giulia, Greta e Alice e a molte altre donne. Solo nel 2020 in Svizzera ci sono stati 1400 casi di violenza sessuale registrati dalla polizia. 

Numeri che descrivono solo in parte il fenomeno: secondo alcune stime nel nostro paese una donna su dieci nel corso della sua vita subisce un atto sessuale non voluto, ma quelle che denunciano sono poche. Le donne rinunciano a chiedere giustizia per paura di non essere credute, per non dover affrontare gli interrogatori della polizia o l’iter processuale; in definitiva, per non dover rivivere altre volte la violenza subita. Questo poiché, nell’80% dei casi, la vittima conosce il suo carnefice. Molto spesso l’aggressore è il marito, il compagno, un conoscente.

Per uscire da questa situazione, diversi paesi europei hanno modificato le loro leggi: in alcuni di essi, oggi, il rapporto sessuale senza consenso è uno stupro. In Svizzera rifiutare esplicitamente un atto sessuale invece non è sufficiente: secondo la legge attuale, si può parlare di stupro soltanto se c’è stata costrizione. A livello federale è in corso una revisione del diritto penale in materia sessuale sulla quale ci sono però ancora parecchie divergenze.

“La posizione della donna rispetto al passato è cambiata e mi auguro che possa evolvere anche il diritto. Sarebbe ora che anche il Codice penale fosse al passo con i tempi. Lo chiede anche la Convenzione di Instabul di considerare il consenso come fondamentale al fine della definizione dei reati sessuali”. Lo afferma Gabriela Giuria Tasville, giurista e attivista per i diritti umani, intervenuta giovedì sera alla trasmissione Falò:

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