Statuto S, “no” della Svizzera centrale alla conversione in permesso B
Temendo l'impatto finanziario sui loro territori, i direttori sociali della Svizzera centrale respingono la conversione automatica dello statuto S dei profughi ucraini in permesso B dopo cinque anni.
I direttori dei Dipartimenti delle opere sociali della Svizzera centrale agiscono d’anticipo e respingono la misura che prevede la trasformazione, dopo cinque anni, dello statuto di protezione S per i profughi dall’Ucraina in un permesso B.
In una nota diffusa lunedì, la Conferenza dei direttori della socialità di Lucerna, Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Zugo, mette in guardia dalle conseguenze finanziarie per i Cantoni e i Comuni.
La Legge federale sull’asilo (LAsi) prevede che, se dopo 5 anni il Consiglio federale non ha ancora abrogato lo statuto di protezione provvisoria, il Cantone di residenza rilasci un permesso B valido fino alla revoca ufficiale. Questo termine è in pratica destinato a scadere il 24 febbraio dell’anno prossimo.
Nella sua riunione primaverile tenuta a Svitto, la Conferenza dei direttori e delle direttrici degli affari sociali della Svizzera centrale (Zentralschweizer Sozialdirektorinnen- und Sozialdirektorenkonferenz, ZSODK) critica in particolare il fatto che dopo cinque anni la Confederazione sospenderebbe il proprio sostegno finanziario ai titolari dello statuto di protezione, mentre i costi sociali rimarrebbero a carico dei Cantoni e dei Comuni. La ZSODK chiede quindi maggiori competenze nella definizione dell’assistenza sociale e un adeguamento della normativa federale.
“Chi non contribuisce al finanziamento non può nemmeno imporre ai Cantoni l’ammontare dell’assistenza sociale”, afferma nel comunicato il presidente della ZSODK e direttore della sanità di Nidvaldo Peter Truttmann (PVL).
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