Situazione in Svizzera "Dovremo passare l'inverno senza vaccino"

Alain Berset fotografato di lato con mascherina e sullo sfondo le bandiere della Svizzera e del Ticino.
Keystone / Anthony Anex

“Un argomento che ci preoccupa sono i vaccini: non lo avremo a disposizione per tutta la popolazione nei prossimi mesi. Dovremo passare l’inverno senza vaccino”. Lo ha dichiarato giovedì a Lugano il consigliere federale Alain Berset.

Il Consigliere federale ha ricordato che la Confederazione ha prenotato 13,5 milioni di dosi da diversi sviluppatori. Si sta preparando una buona copertura, ha detto Berset, che ha sottolineato che nei prossimi mesi bisognerà continuare a puntare sulle misure applicate finora: mantenere le distanze, usare la mascherina, limitare i contatti.

Ancora letti liberi

“Abbiamo ancora 314 letti liberi in terapia intensiva. Ma il problema non è oggi, è più il futuro”. Alain Berset ha fatto chiarezza sulla disponibilità di posti in cure intense durante una conferenza stampa a Lugano. Secondo i dati aggiornati a ieri, 18 novembre, in questi reparti sono ricoverati 551 pazienti Covid-19 a cui si aggiungono 315 persone con altre patologie. Rimane una riserva di 314 posti ancora liberi. Il capo del Dipartimento federale dell’interno ha precisato che non c’è distinzione di qualità fra i posti letto certificati e quelli che non lo sono, riferendosi a una nota diffusa mercoledì dalla Società svizzera di medicina intensiva, in cui si diceva che i posti letto ordinari erano di fatto esauriti.

Natale e Capodanno

Sempre Alain Berset ha ammesso che il Natale 2020 non sarà un Natale normale e questo lo dobbiamo accettare. "Abbiamo una diminuzione dei casi da una settimana all'altra - ha dichiarato il Consigliere federale - ma siamo comunque a un livello molto elevato. Se vogliamo riprendere il controllo della situazione dobbiamo dimezzare il numero dei contagi per alleggerire il lavoro degli ospedali. Ma a Natale non ci si ritrova a ballare in 50 fino al mattino. Sono più preoccupato del Capodanno”, ha concluso Berset.

Il servizio del Telegiornale:


La situazione in Svizzera

Sono 5007 le nuove infezioni da Covid-19 confermate in Svizzera e nel Liechtenstein nelle ultime 24 ore (285'655 in totale). Secondo il bollettino quotidiano dell'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), 3464 persone (+79) sono morte dall'inizio dell'epidemia.

Significativo per leggere il trend della malattia, il confronto su base settimanale mostra una situazione in miglioramento dopo il peggioramento esponenziale vissuto in ottobre. Il dato è infatti più basso di giovedì scorso, quando i contagi erano stati 6924. La percentuale di test positivi allora era del 21,9%, oggi del 18,6%.

L'incidenza ha raggiunto i 3304,4 casi ogni 100'000 abitanti. Dall'inizio della pandemia i test svolti per rilevare il SARS-CoV-2 sono 2'487'943, di cui il 12,3% è risultato positivo.

In Ticino si sono registrati 255 nuovi casi per un totale di 13'374, indicano le autorità aggiornando la situazione. Il bilancio delle vittime sale a 467 (+15).

Esperti svizzeri si esprimono sul vaccino

Sicuro ed efficace, distribuito secondo i fattori di rischio, accettato su larga scala e a carico dell'assicurazione di base. È l'identikit del futuro vaccino anti-Covid stilato da 65 esperti svizzeri, contattati per discutere sul tema da Unisanté.

Le conclusioni alle quali sono arrivati questi addetti ai lavori devono permettere di orientare le autorità, indica in un comunicato odierno Unisanté, il centro universitario di medicina generale e sanità pubblica a Losanna. Il tutto partendo dal presupposto che i primi vaccini saranno disponibili a inizio 2021.

Stando agli specialisti, il via libera all'utilizzo sulla popolazione dovrà essere dato solo quando i rischi per la salute saranno scongiurati. Concretamente, ciò significa che la fase 3 dei test, l'ultima prima dell'omologazione, va completata con almeno tre mesi di monitoraggio su un minimo di 30'000 partecipanti.

In seguito, gli esperti suggeriscono una distribuzione in diverse fasi. La priorità va data a chi lavora in prima linea in ambito sanitario e a chi ha più di 65 anni e rientra nelle categorie a rischio. In un secondo momento, il vaccino andrebbe somministrato a tutti gli over 65 e alle persone della fascia d'età 18-65 con almeno un fattore di rischio. Seguirebbero poi i lavoratori essenziali al di fuori del settore medico e le donne incinte.

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tvsvizzera.it/fra con RSI


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