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Sepp Blatter spara a zero su Infantino: “È un apostolo di Trump”

Sepp Blatter
L'ex "re del calcio" Sepp Blatter. Keystone-SDA

In una dura intervista, l'ex presidente della Fifa Sepp Blatter attacca il suo successore Gianni Infantino, definito un "apostolo di Trump", e mette in discussione il Mondiale 2026 negli USA, pur specificando di non essere favorevole a un boicottaggio.

Gianni Infantino? Un apostolo di Trump. La FIFA? Svuotata di potere. L’ex re del calcio Sepp Blatter si scatena contro il suo successore e il Mondiale 2026 negli Stati Uniti. E sul boicottaggio: mai detto di essere favorevole, ma il torneo va messo in discussione.

In un’intervista rilasciata al Tages-Anzeiger, l’ex presidente della FIFA lancia accuse durissime sull’attuale gestione della federazione e sul prossimo campionato del mondo. Nonostante su X abbia condiviso un appello a boicottare l’evento lanciato dall’avvocato ed esperto di corruzione Mark Pieth si dice contrario a questa soluzione. Alla domanda diretta reagisce con energia: “Io non ho mai detto di essere per un boicottaggio”. Il suo bersaglio principale è l’attuale presidente Infantino, definito un “apostolo” di Donald Trump: sotto accusa è il rapporto “impossibile” e di “sottomissione” che lo lega al miliardario americano.

Pur prendendo le distanze dalla parola “boicottaggio”, Blatter sottolinea la necessità di un esame critico dell’evento: “È bene sia messo in discussione il mondiale. Anche solo considerando la situazione politicamente instabile e il quadro di sicurezza negli Stati Uniti si deve mettere criticamente in discussione questo torneo”. La sua opposizione a un boicottaggio sportivo è però netta, basata sull’idea che “il calcio non si può fermare” e che “i giocatori vogliono giocare”.

Il cuore della sua critica si sposta rapidamente sull’attuale governance della FIFA e sul suo presidente. Blatter delinea un’organizzazione svuotata di potere. “Oggi è costituita solo dal presidente. Il cosiddetto Conseil, il consiglio FIFA, non ha più niente da dire”. Esprime stupore per l’inerzia delle federazioni continentali: “Mi sorprende: nessuna delle federazioni si alza in piedi. Nessuna!”. Quando gli si chiede perché, la sua risposta è lapidaria e tocca il nervo scoperto dei rapporti di potere: “Perché nessuno vuole guastarsi totalmente con Trump”.

Il ritratto che Blatter fa di Gianni Infantino è spietato. Lo definisce “un candidato una volta respinto per il dipartimento legale della FIFA” che, diventato segretario generale della UEFA, “imitava il politico e filosofo italiano Machiavelli”. Citando il pensiero dell’autore de “Il Principe”, aggiunge: “E cosa ha detto Machiavelli? Non è il titolo che conta, ma il potere che conferisce. E a cosa serve il potere se non ne abusi?”.

Il rapporto con Trump

Sul rapporto tra Infantino e Trump, Blatter non usa mezzi termini. Commentando le frequenti visite di Infantino alla Casa Bianca e il premio per la pace conferitogli dalla FIFA, afferma: “Trovo questa una connessione impossibile. È un’esagerata rappresentazione di Infantino”, suggerendo il termine “sottomissione”. La scena in cui Infantino ha mostrato la Coppa del Mondo a Trump nello Studio Ovale lo fa infuriare: “Una tale follia!”.

Blatter evidenzia quella che considera una contraddizione: mentre il Qatar fu sottoposto a fuoco di critiche per i diritti umani, gli USA di Trump sembrano immuni. Sottolinea l’ultimo grave episodio: “E se si vede cosa succede a Minneapolis, dove persone sulla strada vengono uccise a colpi d’arma da fuoco da agenti dell’agenzia per l’immigrazione! È peggio di tutto ciò che sia mai successo in Qatar”. La spiegazione, per lui, è ancora una volta politica: “Chi dovrebbe criticare? Il calcio? Allora dovrebbe farlo anche la politica. Dov’è l’Ue in questa questione?”.

L’ex presidente si sofferma anche sulle restrizioni di visto per i tifosi di alcune nazioni qualificate, un problema che Infantino, secondo lui, dovrebbe affrontare con forza: “Dovrebbe dire a Trump: smettila con tutte queste restrizioni! Smettila! Deve fargli capire: ora si tratta di calcio”. Agire in questo modo, sostiene Blatter, “sarebbe un gesto” che farebbe guadagnare popolarità al calcio. Ma non lo fa. “Nella chiesa probabilmente lo definirebbero un apostolo”, commenta sarcasticamente.

Riflettendo sulla propria esperienza e sulla pesante accusa di “organizzazione mafiosa” rivolta alla FIFA dal Dipartimento di giustizia americano nel 2015, il vallesano ammette che “c’erano persone in rapporti di dipendenza che hanno preso soldi”, ma nega fermamente che “l’organizzazione fosse mafiosa”. Alla domanda se rimpianga di non aver agito diversamente, risponde con una filosofia personale: “Non rimpiango niente di ciò che non ho fatto, come non rimpiango ciò che ho fatto. Non dico: se solo avessi…”.

L’intervista si chiude con un aneddoto personale sulla figlia Corinne, che gli suggerì di ritirarsi a 79 anni. “E aveva ragione. Che ragione!”, conclude.

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