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Scioperi? In Svizzera prevale la “pace del lavoro”

Il diritto è riconosciuto dal 1999 ma a precise e restrittive condizioni e contro i licenziamenti c'è poco da fare

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L’Italia si è fermata oggi per le agitazioni indette da CGIL e UIL mentre in Svizzera si ricorda un solo sciopero generale, risalente ormai a quasi cento anni fa. Era un’altra epoca e il paese era uscito impoverito dalla guerra che aveva coinvolto gli Stati vicini quando i lavoratori incrociarono quell’11 novembre del 1918 le braccia. Ma la pratica delle astensioni dal lavoro non è un tratto distintivo delle lotte sindacali elvetiche, e questo per motivi giuridici ma anche politico-sociali.

La Costituzione federale del 1999 ha sì riconosciuto il diritto ma nel contempo lo ha fortemente limitato. Nella Confederazione non si può infatti scioperare per motivi politici (contro ad esempio provvedimenti del governo) ma solo per questioni inerenti al rapporto di lavoro e non nei settori coperti da contrattazione collettiva tuttora vigente. E le parti sono comunque obbligate a preservare la “pace del lavoro” e a cercare soluzioni di compromesso nell’ambito della procedura di conciliazione promossa da organi cantonali o federali.

Ma anche nelle situazioni in cui lo sciopero è legittimo la prassi dei tribunali in questi anni non ha favorito la parte più debole comminando sanzioni ai lavoratori in agitazione (sentenza Allpack), che peraltro non sono messi al riparo in caso di successivo licenziamento da parte del datore di lavoro.

Va comunque sottolineato che recentemente si è assistito a un incremento delle mobilitazioni, soprattutto riguardo a singole vertenze dovute a chiusure di aziende o a revisioni di tipo peggiorativo dei contratti di lavoro. Come sta avvenendo a Ginevra dove gli statali sono mobilitati in vista dell’agitazione di martedì prossimo.

Leonardo Spagnoli

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