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Un disastro ambientale per una festicciola?

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A 30 anni dal più grave incidente chimico della storia svizzera, ovvero l’incendio a Basilea di un deposito dell’allora Sandoz, la Basler Zeitung ha pubblicato rivelazioni che hanno dell’incredibile: stando alle testimonianze di ex collaboratori del gruppo chimico, la sera prima del disastro un ex dipendente avrebbe depositato nel magazzino alcuni fuochi d’artificio e altro materiale infiammabile.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 marzo 2017 - 21:20
tvsvizzera.it/ri con RSI (TG del 04.03.2017)

Era il primo novembre del 1986. Poco dopo la mezzanotte, le sirene svegliarono gli abitanti di Basilea. Il deposito 965 della Sandoz, nell’area industriale di Schweizerhalle, stava bruciando: 1300 tonnellate di prodotti agrochimici in fumo.

Una nube tossica e densa si alzò su tutta l’area. I pompieri lavorarono tutta la notte e l’acqua usata per spegnere le fiamme si riversò nel Reno, provocando un disastro ambientale senza precedenti.

Le indagini durarono anni, ma le cause dell’incidente non furono mai davvero chiarite.

Secondo la Basler Zeitung, che parla di testimonianze di ex collaboratori della Sandoz che avrebbero rotto il silenzio dopo 30 anni, dietro all’incendio ci sarebbe un’incredibile leggerezza: il deposito di materiale pirotecnico e infiammabile destinato a uno spettacolo che avrebbe dovuto essere allestito in occasione della festa di pensionamento dell’allora comandante dei pompieri, proprio nei pressi del deposito di Schweizerhalle.

Il collaboratore che l’avrebbe depositato, anch’egli pompiere, contattato dal quotidiano basilese, ha negato le accuse.

Aprire un nuovo procedimento penale sarebbe impossibile, poiché il termine di prescrizione è scaduto da tempo. Ma con questa nuova teoria affiora il bisogno di trovare delle risposte alle molte domande ancora aperte.
 


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