scandalo sui diritti tivù Fifa, "Non c'è stata corruzione"

L ex segretario della Fifa Valcke all esterno del palazzo del Tribunale penale federale a Bellinzona.

L'ex segretario della Fifa Valcke all'esterno del palazzo del Tribunale penale federale a Bellinzona.

Keystone / Francesca Agosta

Nuovo smacco per la Procura federale in relazione alle inchieste giudiziarie sugli scandali che hanno coinvolto la Federazione internazionale del calcio (Fifa).

Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha infatti scagionato venerdì l'ex segretario generale Jérôme Valcke dall'imputazione di corruzione, anche se gli è stata inflitta una pena pecuniaria (sospesa) di 120 aliquote giornaliere da 200 franchi per i reati minori di falsità in documenti e amministrazione infedele. Dovrà però versare alla Fifa, costituitasi parte civile, 1,25 milioni di euro e 500'000 franchi, oltre a 80'000 franchi per spese processuali. Assolti i due co-imputati, il presidente del Paris Saint-Germain Nasser Al-Khelaifi e un uomo d'affari greco.

Jérôme Valcke era in sospettato di aver accettato indebiti vantaggi dagli altri due imputati in relazione all'assegnazione dei diritti televisivi per diversi campionati mondiali e altre competizioni sotto l’egida della Fifa.

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In particolare, nel 2013 Nasser Al-Khelaifi, proprietario dell'emittente Al-Jazeera e di Bein Media Group, era sospettato di aver promesso a Valcke l'uso esclusivo di una villa in Sardegna, acquistata per lui proprio dal qatariota. La proprietà di "Villa Bianca", del valore di 5 milioni di euro, doveva essere poi ceduta al dirigente francese dopo due anni, in accordo con i due uomini.

In cambio il braccio destro di Sepp Blatter si sarebbe impegnato a fare tutto il possibile affinché Al Jazeera Sports - nel frattempo ribattezzata Bein Sports - ottenesse i diritti per i Mondiali di calcio del 2026 e del 2030 per il Medio Oriente e il Nord Africa. Concretamente, Valcke era accusato di aver avviato trattative direttamente con il gruppo qatariota, senza pubblicare un bando di gara come previsto dal regolamento della federazione.

L'uomo d'affari greco era da parte sua accusato di aver effettuato tre pagamenti per un totale di 1,25 milioni di euro a Sportunited, di cui Valcke era azionista unico. Questi versamenti erano destinati a garantire alla società MP & Silva i diritti televisivi per i Mondiali del 2018, 2022, 2026 e 2030 per l'Italia, così come per diverse altre competizioni.

Un teorema che non è stato però condiviso dai giudici federali che hanno sostanzialmente smontato le tesi accusatorie. Il procedimento, il secondo importante di questo filone, potrebbe però avere una coda, poiché la sentenza, non definitiva, potrà essere impugnata entro il termine di 30 giorni.

tvsvizzera/ats/spal con RSI (TG del 30.10.2020)

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