scambio automatico di informazioni Conti e case all'estero, offensiva del fisco svizzero

Cliente allo sportello di un istituto di credito.
Keystone / Laurent Gillieron

Con lo scambio automatico di informazioni bancarie migliaia di contribuenti, tra cui molti cittadini italiani, interpellati dalle autorità fiscali per i beni detenuti all'estero.

Dal 2018 è sparito anche in Svizzera il segreto bancario. Da tre anni le banche sono tenute a comunicare i dati dei loro clienti alle autorità fiscali che Berna trasmette poi ai paesi di residenza dei correntisti.

Ma il fenomeno interessa anche i cittadini della Confederazione che hanno un conto o un immobile all'estero che ora, con lo scambio automatico di informazioni, stanno venendo alla luce.

Nel 2018 Berna ha ricevuto oltre 2 milioni di segnalazioni bancarie e ne ha inviate 1,8 milioni. L'anno successivo ha scambiato 2,4 milioni di dati bancari in uscita con 3,1 milioni in entrata, un decimo di questi provenienti dall'Italia.

Molti dei proprietari sono infatti italiani che non sempre hanno dichiarato i loro beni al fisco elvetico. Con i risparmi cumulati in anni di lavoro nella Confederazione si sono magari comprati la casa in cui un giorno sarebbero voluti tornare.

Una strategia che però ora rischia di costare loro cara. Dallo scorso autunno è iniziato l'invio di lettere da parte delle autorità cantonali con richieste di chiarimento sui patrimoni detenuti all'estero non dichiarati.

Bellinzona ha già scandagliato le prime 120'000 informazioni giunte dall'estero, via Berna, che hanno permesso di individuare in pochi mesi 13 milioni di beni. In tutta la Svizzera sono migliaia i contribuenti finiti nella rete dei controlli. Ma siamo solo all'inizio.

tvsvizzera/spal con RSI (Quotidiano del 21.1.2021)

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