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Berna non raccomanda i test rapidi Covid-19

Immagine d'archivio. Keystone / Karl-josef Hildenbrand

Mentre i contagi da Covid-19 sono in costante aumento in Svizzera, l'Ufficio federale della sanità pubblica UFSP ha confermato giovedì che l'utilizzo dei test rapidi sviluppati da Roche -che danno un responso in 15 minuti anziché in due giorni- non è per il momento né raccomandato né rimborsato. Esclusa pure una riduzione della durata delle quarantene.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 settembre 2020 - 21:10

Ai microfoni della Radiotelevisione svizzera RSI, la responsabile del Controllo delle infezioni all'UFSP Virginie Masserey conferma un aumento della quota di anziani tra i contagiati, dunque delle persone che rischiano un decorso grave. "Dunque adesso è davvero importante rallentare la propagazione del virus", osserva, ma la rinnovata prevenzione non passerà da test più rapidi.

"L'Ufficio federale della sanità pubblica ne valuterà i benefici. Al momento il laboratorio di riferimento di Ginevra lo sta facendo (anche altri laboratori possono farlo) e sulla base dei risultati decideremo in che modo potranno servire a combattere l'epidemia".

Oltre a definire ragionevole l'attuale durata delle quarantene, Masserey torna sul tema di questi giorni: l'estratto vegetale di Echinacea purpurea e la sua presunta capacità di inattivare (in provetta) i coronavirus.

"Non c'è alcuna prova dell'efficacia dell'Echinaforce per proteggere dal coronavirus o per combatterlo", ribadisce la responsabile del Controllo delle infezioni.

L'Istituto svizzero per gli agenti terapeutici Swissmedic ha intanto avviato un'indagine per pubblicità non consentita e ingannevole in relazione alla pubblicazione dei risultati delle analisi di laboratorio condotte in vitro.

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