Rivendicata la violazione di Revolut: “Abbiamo dati della polizia italiana”
I dati riservati di centinaia di clienti Revolut, anche svizzeri, sono stati rubati da un gruppo di hacker che ha ingannato la banca utilizzando un indirizzo email compromesso del ministero dell'Interno italiano.
Un gruppo di hacker che si fa chiamare “iamnotavillain”, contattato dal Financial Times tramite Telegram, ha rivendicato la violazione della banca digitale britannica Revolut. Gli hacker sostengono di aver ottenuto dati riservati di quasi 700 clienti dopo aver compromesso un sistema di posta elettronica certificata del ministero dell’Interno italiano.
Il gruppo ha affermato di possedere circa 147 gigabyte di dati interni delle forze dell’ordine italiane. Per mesi si sarebbero finti agenti, chiedendo alla banca indirizzi, telefoni e cronologie di transazioni.
Nei messaggi scambiati via Telegram, l’hacker o il gruppo di hacker sotto pseudonimo ha dichiarato al quotidiano della City di aver contattato per la prima volta Revolut “un paio di mesi fa, fingendosi un ente delle forze dell’ordine” dall’Italia.
Nel mirino anche clienti in Svizzera
Nelle settimane successive, i cybercriminali hanno affermato di aver ripetutamente chiesto alla banca fintech di condividere dettagli riservati sui conti di specifici clienti, tra cui indirizzi, numeri di telefono e cronologie delle transazioni, sostenendo che le informazioni fossero necessarie per accertamenti in corso. “Revolut ha collaborato come un ‘bravo ragazzo'”, hanno detto gli hacker.
Il gruppo ha poi condiviso alcuni screenshot con il Financial Times, comprese immagini di alcune delle email che sostengono di aver scambiato con Revolut fingendosi le forze dell’ordine italiane. Le richieste ricevute dalla banca erano arrivate tramite il sistema Pec italiano, con gli scambi proseguiti per diversi mesi.
Nel mirino sono così finiti 680 clienti di 33 Paesi, prevalentemente europei, come Svizzera, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna.
In totale, l’intrusione risulta aver violato i dati personali, ma non i fondi, dei correntisti coinvolti. Le informazioni sottratte comprenderebbero le coordinate di passaporti, patenti, altri documenti d’identità e foto verificate.
Richiesta di riscatto da 3 milioni di dollari
Gli hacker che rivendicano il furto dei dati chiedono ora a Revolut il pagamento di un riscatto di 3 milioni di dollari entro 24 ore, altrimenti minacciano di vendere le informazioni ad altri gruppi criminali. Lo riporta il Financial Times, citando un messaggio online attribuito allo stesso gruppo di pirati informatici.
La richiesta pubblica di riscatto del collettivo “iamnotavillain” è inusuale, sottolinea il giornale britannico, ricordando come i gruppi internazionali di hacker siano soliti esercitare le loro estorsioni privatamente, per poi rendere pubblici sui siti del cosiddetto dark web i dati sottratti nel caso in cui le società o le istituzioni colpite dal cyberattacco si rifiutino di scendere a patti.
In questo caso, invece, il Financial Times ha ricevuto un messaggio in cui si chiede alla banca digitale britannica il versamento di “6,000 XMR / $3,000,000 (…) altrimenti tutti i dati saranno venduti e il sangue resterà sulle vostre mani”. La sigla XMR indica la criptovaluta Monero, utilizzata spesso a scopi illegali perché le sue transazioni sono difficili da tracciare.
Il gruppo criminale ha fatto sapere al giornale della City, tramite scambi di messaggi via Telegram, di aver deciso per la prima volta di ricorrere a un ricatto pubblico e di non aver ancora avviato alcun negoziato con Revolut.
Dopo questo annuncio, il Financial Times ha ricevuto anche immagini di un video autocancellatosi dopo 60 secondi che mostrerebbe la navigazione di un utente attraverso cache contenenti presunti documenti sottratti a Revolut.
Attivata la Direzione antiterrorismo
Sulla truffa, portata a segno utilizzando un account della prefettura di Reggio Calabria, si è attivata anche la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna), scrive l’agenzia di stampa italiana Ansa.
I magistrati della Dna intervengono quando la violazione riguarda un ente governativo. La prima informativa della Polizia postale italiana dà conto di un’azione molto sofisticata.
Si sta cercando di capire se l’email certificata della prefettura sia stata violata oppure clonata. Analisi sono in corso anche sulla rivendicazione apparsa a nome del gruppo “iamnotavillain” e si sta monitorando il dark web per verificare un’eventuale messa in vendita dei dati trafugati ai correntisti della fintech britannica.
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