Un nuovo piano d’azione per contrastare la radicalizzazione in Svizzera
Per far fronte all'aumento della radicalizzazione, le autorità svizzere a tutti i livelli hanno sottoscritto una nuova Carta che fornisce strumenti pratici e sostegno a chiunque sia a contatto con persone a rischio.
Un nuova Carta per contrastare l’estremismo e la radicalizzazione in tutte le sue forme. È quanto hanno sottoscritto Confederazione, Cantoni e Comuni. Chiunque si accorga che una persona della propria cerchia personale sia a rischio di radicalizzazione deve poter contare su un sostegno concreto.
La Carta contro la radicalizzazione e l’estremismo, redatta dalla Rete integrata Svizzera per la sicurezza coinvolgendo anche gli esperti del mondo scientifico, è stata presentata oggi ai media dal “ministro” di giustizia e polizia, Beat Jans, assieme ai rappresentanti dei Cantoni e dei Comuni.
Stando al consigliere federale basilese, “questo documento sancisce un impegno politico nella lotta contro ogni forma di radicalizzazione ed estremismo”, fornendo “strumenti pratici a persone e istituzioni, come genitori e insegnanti, che possono trovarsi a contatto, ad esempio, con giovani a rischio”.
Radicalizzazione in crescita
Il perché di questa carta? In Svizzera e in altri Paesi europei, il numero di minorenni sulla via della radicalizzazione è in aumento dal 2023, mentre l’estremismo violento assume forme sempre più diverse.
Tra i giovani si sta diffondendo per esempio il movimento incel, quei single involontari che ritengono le donne responsabili di questa situazione, oppure si moltiplicano i cosiddetti Active Club fondati su ideologie di estrema destra. A questi si aggiungono certi ambienti di sinistra che approfittano delle proteste di carattere internazionale per scatenarsi compiendo atti di teppismo.
La necessità di contrastare questi fenomeni è ancora più urgente se si pensa ad alcuni fatti di cronaca degli ultimi anni, come l’omicidio a Morges nel 2020, l’accoltellamento a Lugano nel 2020 (entrambi di matrice jihadista), l’attentato incel ad Amriswil nel 2020, l’aggressione di un uomo di religione ebraica a Zurigo nel 2024 e l’accoltellamento a Winterthur nella primavera del 2026 (gli ultimi due di matrice jihadista).
Social, nessun divieto in vista
Secondo il “ministro” socialista, la prevenzione è importante quanto la repressione. Per questo motivo è fondamentale intervenire direttamente sulle persone radicalizzate. Tuttavia, questi fenomeni sono specchio di una realtà complessa. La maggior parte dei giovani si radicalizza online, ciò che rende praticamente impossibile individuare e quantificare queste persone, ha specificato il consigliere federale socialista.
Ciò induce a chiedersi se un divieto dei social per gli adolescenti potrebbe fare la differenza, ha aggiunto Jans, facendo riferimento a quei paesi che hanno recentemente fatto il grande passo, seguendo l’esempio dell’Australia, paese apripista al riguardo.
Ebbene, le autorità elvetiche si sono mostrate assai caute. “Sono in corso progetti di regolamentazione delle piattaforme”, ha dichiarato Jans, aggiungendo che tuttavia la responsabilità è dei Cantoni. Ma a tale riguardo, la consigliera di Stato zurighese, Jacqueline Fehr ha ammesso che vi sono difficoltà concrete di applicazione di un simile divieto.
Tra l’altro, i primi riscontri in Australia sono contrastanti. La Francia ha invece dovuto recentemente fare dietrofront su un progetto simile a quello australiano poiché violerebbe, secondo la corte costituzionale, la libertà di espressione.
Due piani d’azione finora
In materia, insomma, le sfide non mancano. Interpellato sull’utilità pratica della Carta in un frangente in cui le scuole sono sotto pressione a causa degli allievi radicalizzati e i finanziamenti scarseggiano, Jans è stato chiaro: una carta non basta, ha affermato, aggiungendo però di non essere del tutto pessimista.
Anche se il fenomeno costituisce un problema sociale di grande portata, la politica non può rimanere semplicemente alla finestra, ha sottolineato. Finora, Confederazione, Cantoni e Comuni hanno elaborato due piani d’azione per i quali sono stati stanziati 750 mila franchi l’anno. Tale somma ha permesso di realizzare tra il 2019 e il 2026 94 progetti di contrasto alla radicalizzazione e all’estremismo.
Fra gli esempi significativi, Jans ha citato un’iniziativa del 2024 dell’Università di scienze applicate di Zurigo per formare influencer attivi sui social allo scopo di contrastare l’odio che corre sulla rete, sostenuto dall’Ufficio federale di polizia.
Nei due anni successivi sono stati finanziati alcuni corsi di formazione per persone responsabili delle comunità religiose nonché un progetto dell’associazione männer.ch dedicato alla manosfera. Con quest’ultimo concetto s’intendono quelle cerchie di uomini attivi online che promuovono ideologie di maschilità intrise di misoginia e omofobia.
Per l’anno prossimo, fra l’altro, sono già state presentate 14 richieste per costi complessivi superiori a un milione. Il secondo piano d’azione scadrà a fine 2027 ed è in fase di valutazione.
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