Quasi 750’000 persone vivono sotto la soglia di povertà in Svizzera
Denunciando l'insufficienza delle risposte attuali, i Centri sociali protestanti evidenziano come la povertà in Svizzera si sia stabilizzata a un livello elevato (8,4% nel 2024), con una precarietà che va oltre le statistiche ufficiali.
In Svizzera la povertà fatica ad arretrare. Nel 2024, l’8,4% della popolazione, ossia circa 743’000 persone, viveva al di sotto della soglia di povertà e il doppio era esposto al rischio di precarietà. I Centri sociali protestanti ritengono insufficienti le risposte.
Riuniti stamane a Losanna per lanciare la loro campagna annuale, i Centri sociali protestanti (CSP) di Berna-Giura, Ginevra, Neuchâtel e Vaud hanno voluto mettere in luce le differenze tra le statistiche disponibili, i dispositivi esistenti e le realtà riscontrate sul terreno. Hanno formulato tre priorità per proteggere, armonizzare e misurare meglio i diversi minimi vitali in Svizzera.
Alla fine di novembre 2025, la Confederazione aveva pubblicato il primo monitoraggio nazionale della povertà, raccogliendo e compilando tutta una serie di informazioni e conoscenze su questo fenomeno. Tale documento serve anche da base alla strategia nazionale contro la precarietà prevista entro il 2027. La constatazione era chiara: la Svizzera non ha raggiunto il suo obiettivo di riduzione della povertà. Il relativo tasso è aumentato in dieci anni (soprattutto tra il 2014 e il 2017), ma si è poi sostanzialmente stabilizzato dal 2017 a un livello vicino all’8% della popolazione.
È il caso per il 2024, l’ultimo anno per il quale sono disponibili dati: l’8,4%, ovvero quasi 750’000 persone, viveva sotto la soglia di povertà. Il tasso assoluto avrebbe raggiunto il 16,4% della popolazione, ossia quasi 1,5 milioni di persone, senza le prestazioni sociali, secondo tale monitoraggio. Da notare pure che il 4,3% delle persone occupate viveva anch’esso al di sotto della soglia di povertà, ossia circa 175’000 lavoratori e lavoratrici.
“La precarietà va oltre le statistiche”
Al di là di tali cifre, ciò che preoccupa anche i CSP è che “la precarietà va oltre queste statistiche ufficiali”, secondo Bastienne Joerchel, presidente dei CSP.ch e direttrice della sezione vodese. “Una parte importante della popolazione vive appena al di sopra della soglia di povertà”, sottolinea.
I CSP affermano di vedere ogni giorno nuclei familiari che lavorano, famiglie, persone sole o pensionate il cui “bilancio non permette praticamente alcun imprevisto”. “Sul terreno emergono altri segnali: aumento del ricorso all’aiuto alimentare, richieste di sostegno finanziario o alternanza tra autonomia e assistenza sociale. Queste realtà non sono tutte visibili nelle statistiche pubbliche”, ha riassunto Caroline Regamey, responsabile della politica sociale e della ricerca presso il CSP Vaud.
Guardare oltre le statistiche porta anche a interrogarsi sulle soglie stesse: che cosa comprende concretamente il minimo vitale – sempre più spesso insufficiente – a cui esse fanno riferimento? “In Svizzera non esiste un unico minimo vitale. Prestazioni complementari AVS/AI, minimo impignorabile dalle esecuzioni, aiuto sociale, regimi di assistenza legati all’asilo o aiuti d’emergenza si basano su tabelle e quadri giuridici diversi. A ciò si aggiungono le differenze cantonali”, ha rilevato ancora Regamey.
Per i CSP, l’entità di alcune differenze merita un dibattito nazionale sulla coerenza del sistema e sulle condizioni per una vita dignitosa. A loro avviso, bisogna cominciare a rivalutare le prestazioni sociali.
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