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Quando l’e-mail aziendale mette in pericolo l’impresa

Quando l'e-mail aziendale mette in pericolo l'impresa
Quando l'e-mail aziendale mette in pericolo l'impresa Keystone-SDA

Un uso imprudente della e-mail aziendale può mettere in pericolo l'intera impresa.

Se gli indirizzi compaiono in fughe di dati scattano poi più frequentemente gli attacchi informatici nei confronti delle società, emerge da uno studio pubblicato ieri dalla ditta di sicurezza informatica Risikomonitor.

La ricerca si concentra sul cosiddetto “shadow IT”, cioè sull’uso di software, applicazioni, dispositivi o servizi da parte dei dipendenti senza l’autorizzazione o il controllo del reparto informatico aziendale. Secondo l’indagine i rischi legati a questa pratica sono diffusi in Svizzera.

“Il darknet è pieno del risultato di fughe di informazioni che dimostrano come la sicurezza informatica, la protezione dei dati e la regolamentazione finiscano per spingere gli utenti a ricorrere ad altri strumenti”, afferma Manuel Löw-Beer, CEO di Risikomonitor, citato in un comunicato.

La minaccia si annida nella routine lavorativa. Ad esempio un impiegato carica documenti nel suo Dropbox privato perché lo scambio tramite la piattaforma dell’impresa è troppo complicato. Una collega si registra con la sua e-mail aziendale a uno strumento online. Altri usano l’indirizzo di lavoro per accedere alle reti sociali o a offerte private.

Così facendo il reparto informatico perde il controllo su dove vengono salvati i dati e quali accessi esistono. Se tali piattaforme esterne vengono hackerate, indirizzi e-mail e password possono finire nelle mani dei criminali. E chi usa la stessa parola chiave anche sul posto di lavoro permette agli aggressori, in determinate circostanze, di accedere alla rete aziendale.

Quanto siano diffusi questi rischi lo mostra l’analisi di circa 2,5 milioni di domini internet elvetici. Per circa 237’000 di essi i ricercatori hanno trovato indirizzi e-mail in fughe di dati note. Ciò corrisponde all’11,6% di tutti i domini con servizio e-mail attivo. In totale gli esperti hanno individuato 2,2 milioni di indirizzi e-mail diversi e circa 4,3 milioni di account utente. Per 948’000 indirizzi erano presenti anche password non cifrate. Solo sulla piattaforma cloud Dropbox sono emersi indirizzi provenienti da 42’668 domini elvetici; nei social network e nei forum erano 67’633, nei servizi di dating ed erotici 28’557.

Particolarmente chiaro è il legame con l’estorsione cibernetica. Delle 131 organizzazioni svizzere citate come vittime da gruppi ransomware, oltre l’80% aveva indirizzi e-mail aziendali in fughe di dati note. Tra le altre aziende esaminate la quota era solo del 16%. Quanti più indirizzi e-mail aziendali di una impresa comparivano, tanto più spesso la società era colpita: delle 10’000 aziende senza corrispondenze solo lo 0,8% risultava vittima di estorsione.

Le vittime degli attacchi si distinguono invece sorprendentemente poco per le lacune tecniche: circa un terzo presentava vulnerabilità note nei propri siti web, in misura simile alle altre imprese. I ricercatori vedono in ciò un indizio dell’importanza delle credenziali rubate. Lo studio non dimostra comunque un nesso causale tra “Shadow IT” e attacchi informatici: le aziende più grandi, per esempio, hanno più dipendenti e quindi anche più account utente che possono comparire in violazioni di dati.

Sulla base delle informazioni disponibili gli specialisti di Risikomonitor hanno anche calcolato un indice “Shadow IT”, da cui emerge per esempio che a livello regionale i cantoni più colpiti dal fenomeno sono Ginevra (indice a 82,3), Vaud (pure 82,3) e Giura (82,0), mentre sul fronte opposto figura Basilea-Città (76,2). Il Ticino è a 78,1, i Grigioni a 77,7.

Il numero di estorsioni cibernetiche rese pubbliche è intanto in aumento. Fino all’inizio di ottobre sono già 62 le realtà elvetiche citate come vittime da gruppi di hacker. L’anno precedente erano state 41. Le indicazioni si basano però su pubblicazioni dei presunti autori e non sono in ogni caso confermate in modo indipendente, sottolineano gli esperti di Risikomonitor.

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