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Prima richiesta in assoluto per commercializzare carne “coltivata” in Svizzera

capsula di petri
A livello biologico, le cellule della carne in vitro sono a tutti gli effetti le stesse di quelle della carne allevata. Awp/keystone/gaetan Bally

Il fabbricante israeliano di carne in vitro Aleph Farms ha inoltrato all'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) una domanda per vendere carne sintetica. Le bistecche ottenute in laboratorio non saranno però disponibili prima del 2030.

In Italia l’ipotesi di vedere un giorno sugli scaffali dei supermercati carne sintetica è stata bloccata sul nascere. Una settimana fa, il Governo ha approvato una legge che vieta la produzione e l’importazione di questa derrata alimentare.

“Divieto sproporzionato”

Nulla di tutto ciò in Svizzera. Nella Confederazione la carne “coltivata” non è stata, almeno per ora, oggetto di nessun veto politico. Il tema però fa dibattito. Nella recente sessione parlamentare estiva il consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro Pierre-André Page ha depositato una mozioneCollegamento esterno, non ancora trattata, che chiede di vietare la produzione di questa carne sul territorio elvetico e di introdurre “severi controlli” su quella importata.

Lo stesso Page aveva già presentato in precedenza un’interpellanzaCollegamento esterno simile, in cui domandava di seguire l’esempio italiano. Il Governo aveva replicato in sostanza che si potrà discutere del tema quando sarà presentata una richiesta per commercializzare questo prodotto. Al pari di ogni altra nuova derrata alimentare, verrà avviata una procedura di autorizzazione per verificare “la sicurezza e i requisiti di dichiarazione specifici”. “Il Consiglio federale – si leggeva nella risposta – ritiene che vietare in via precauzionale questa tecnologia non sia oggi né necessario né proporzionato”.

Il momento è ora arrivato. L’Ufficio della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) ha infatti ricevuto la prima richiesta in assoluto per la commercializzazione di carne sintetica.

Vero o falso? In questo articolo cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla carne “coltivata”

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A inoltrarla è stata la start-up israeliana Aleph Farms, congiuntamente al grande distributore Migros, che dal 2019 investe nella società.

Qualora le autorità dovessero dare il via libera, si tratterebbe di una prima assoluta in Europa. Per ora solo Singapore autorizza questa carne (un alimento a base di pollo coltivato), mentre negli Stati Uniti una domanda è in fase di analisi.

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Non prima del 2030

L’USAV ha dal canto suo precisato che “la durata della procedura dipende dai documenti forniti e non può essere stimata al momento. Sicuramente ci vorranno però diversi mesi”.

Se l’autorizzazione verrà concessa, passerà parecchio tempo prima di trovare questa carne sugli scaffali della Migros. Inizialmente, sarà disponibile solo nei ristoranti di fascia alta, ha indicato all’agenzia Keystone-ATS Tristan Cerf, portavoce del grande distributore. Prima del 2030 sarà difficile trovare carne “coltivata” nei supermercati.

Alla fine, sarà però la clientela a decidere se questo nuovo prodotto avrà successo o meno. L’esperienza dimostra che le abitudini alimentari non cambiano da un giorno all’altro, ha aggiunto Cerf.

Negli ultimi anni, ad esempio, i prodotti a base di insetti hanno fatto la loro comparsa nei supermercati in Svizzera, ma per ora il mercato di questi alimenti non è mai decollato, come si può leggere in questo articolo.

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Costi ancora elevati

Diverse start-up si sono lanciate nella produzione di carne sintetica. Uno dei principali obiettivi è di produrre proteine animali con un minore impatto ambientale rispetto agli allevamenti intensivi. L’azienda olandese Mosa Meat è stata la prima a presentare al pubblico una bistecca “in vitro” ottenuta da cellule staminali di mucca nel 2013.

Per il momento, tuttavia, i costi di produzione sono ancora molto elevati.

Secondo uno studio condotto congiuntamente da Aleph Farms e Migros, “il 74% dei consumatori e delle consumatrici svizzeri è aperto all’idea di provare la carne coltivata”, afferma la start-up israeliana nel comunicato stampa, sia per “curiosità” che per interesse verso le questioni di “sostenibilità” e “benessere animale”.

La start-up punta inizialmente a un prezzo “simile” a quello della carne bovina ultra-premium”, anche se l’obiettivo è quello di raggiungere prezzi “alla pari” con la carne più convenzionale negli anni a venire.

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