Preoccupa la situazione delle falde freatiche elvetiche
La crescente pressione sulle falde freatiche svizzere, dovuta a cambiamenti climatici, inquinanti e conflitti di utilizzo, solleva serie preoccupazioni tra gli esperti e le esperte dell’Istituto federale EAWAG.
Le falde freatiche svizzere sono sempre più sotto pressione. Il cambiamento climatico, gli inquinanti e i conflitti di utilizzo esercitano una pressione crescente su questa risorsa. È l’avvertimento lanciato martedì da alcuni ricercatori e ricercatrici dell’Istituto federale per l’approvvigionamento, la depurazione e la protezione delle acque (EAWAG), alla vigilia di una giornata informativa sul tema.
Proteggere le acque sotterranee sta diventando sempre più complesso. Questa constatazione vale in particolare per le falde freatiche dell’Altopiano svizzero, una regione densamente popolata, si legge nella rivista Infotag, pubblicata martedì.
In questa regione, le acque contengono concentrazioni notevoli di nitrati e di prodotti fitosanitari. Tali sostanze provengono soprattutto dall’attività agricola, ma anche dagli agglomerati urbani. Esse penetrano nelle falde freatiche, ma inquinano anche le acque di superficie.
Oltre il limite
Nel 15% dei punti di misurazione in Svizzera, le concentrazioni di nitrati nelle acque sotterranee superano il valore limite di 25 milligrammi per litro. Nelle zone dedicate all’orticoltura e ai campi di cereali, la quantità di nitrati supera addirittura del 50% i limiti consentiti, rileva l’EAWAG.
In generale, la qualità delle acque sotterranee in Svizzera è buona, ha tuttavia dichiarato Juliane Hollender, ricercatrice dell’EAWAG, durante un incontro con i media. Un monitoraggio costante e l’aggiornamento della lista dei prodotti chimici presenti nelle falde freatiche sono però essenziali.
Tra il 2002 e il 2020, la quantità di prodotti chimici nel mondo è raddoppiata. Regolarmente vengono scoperti nuovi inquinanti. Molte sostanze di origine antropica non sono ancora state identificate. La situazione è ulteriormente aggravata dall’aumento delle temperature delle acque e da lunghi periodi di siccità.
La Svizzera rimarrà un castello d’acqua
Nonostante il contesto in evoluzione, la Svizzera rimarrà un castello d’acqua. Evoluzioni significative potrebbero tuttavia verificarsi a livello regionale e stagionale, non ha escluso Christian Moeck, ricercatore dell’EAWAG, citato nella rivista Infotag.
Sono previste siccità prolungate in estate e precipitazioni più abbondanti in inverno. “Dobbiamo cercare di immagazzinare l’acqua in eccesso in inverno per poterla utilizzare in estate, quando vi è una carenza”, ha aggiunto il ricercatore.
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