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Più poteri allo Stato contro la carenza di farmaci

blister di pastiglie
Sicurezza farmaci sì al controprogetto Keystone / Christian Beutler

Pur respingendo l'iniziativa popolare sulla penuria di farmaci, il Consiglio nazionale ha approvato un controprogetto che conferisce alla Confederazione poteri sussidiari per garantire l'approvvigionamento quando il mercato non è in grado di farlo.

La Confederazione deve agire per far fronte alla penuria di farmaci. È quanto chiede il Consiglio nazionale, che mercoledì ha approvato con 110 voti contro 78 il controprogetto diretto all’iniziativa popolare “Sì alla sicurezza dell’approvvigionamento medico”. La Camera del popolo raccomanda tuttavia di respingere la proposta di modifica costituzionale.

Durante il dibattito i deputati al Nazionale hanno ribadito all’unisono che da anni ormai gli intoppi di medicinali in Svizzera costituiscono una grossa sfida per l’intero settore, nonché una situazione critica che compromette la sicurezza dei pazienti e che genera costi elevati.

L’iniziativa depositata nell’autunno del 2024, però, non ha convinto il plenum, che l’ha affossata ritenendola troppo rigida, poco efficace e poco mirata. In particolare, in aula è stato criticato il fatto che il testo intenda conferire alla Confederazione nuove competenze lungo l’intera catena dell’approvvigionamento degli agenti terapeutici (tra cui ricerca, sviluppo e distribuzione).

La maggioranza ha sostenuto il controprogetto diretto, che attribuirebbe sì alla Confederazione maggiori compiti in materia di sicurezza dell’approvvigionamento, ma esclusivamente nei settori in cui i Cantoni e l’industria non possono agire da soli per ovviare alla penuria. Un aspetto che non è piaciuto soprattutto all’UDC, la quale si è battuta per la non entrata in materia sul controprogetto e che ha raccomandato il rifiuto dell’iniziativa.

Più competenze allo Stato

Secondo la proposta dell’Esecutivo – ha spiegato Cyril Aellen (Partito liberale radicale – PLR, destra) a nome della commissione – lo Stato avrebbe il compito di monitorare attivamente la situazione, definendo i “beni medici importanti” e, se necessario, la Confederazione dovrebbe poter adottare misure volte a prevenire o risolvere i problemi di approvvigionamento, nel rispetto del principio di sussidiarietà e tenendo conto del ruolo dei Cantoni e dell’economia. Potrebbe così, ad esempio, adottare misure di incentivazione economica e avrebbe la possibilità di acquistare, far produrre o, come ultima ratio, produrre essa stessa beni medici importanti, ha precisato Aellen. “Non si tratta di creare una produzione permanente”, ma tale competenza è necessaria per colmare le lacune dell’attuale sistema, ha aggiunto.

Lorenzo Quadri (Lega, destra populista) – contrario sia alla proposta di modifica costituzionale sia al controprogetto – ha giudicato che la ricetta del Consiglio federale – in alcuni ambiti – “si spinga addirittura oltre l’iniziativa”. La soluzione al problema “non consiste nel gonfiare per l’ennesima volta lo Stato con nuovi compiti”, ha dichiarato Quadri. Il fatto che in caso di necessità la Confederazione possa mettersi a produrre farmaci in proprio è problematico, ha detto il leghista.

Per Rémy Wyssmann (Unione democratica di centro – UDC, destra conservatrice), lo Stato “non è in grado di regolare il mercato. Compra troppo e acquista prodotti sbagliati, come ha dimostrato con i vaccini contro il Covid-19”. In definitiva, “il mercato sa fare meglio”, ha tuonato il democentrista. Secondo l’UDC i due testi “creano soltanto un nuovo mostro burocratico”. Wyssmann propone invece di migliorare le condizioni quadro di Swissmedic e delle procedure di omologazione dei farmaci.

Carenza di farmaci a basso costo

Il nostro approvvigionamento soffre ormai da anni, ha affermato dal canto suo Benoît Gaillard (Partito socialista – PS, sinistra). È quindi importante attribuire nuovi compiti allo Stato, ha aggiunto. La consigliera federale Baume-Schneider, a nome dell’Esecutivo, ha assicurato che si tratta effettivamente di una competenza sussidiaria, da esercitare quando il mercato non è più in grado di garantire l’approvvigionamento.

“In Svizzera mancano circa 600 diversi prodotti”, ha deplorato Andreas Meier (Centro). “Le difficoltà di approvvigionamento più frequenti riguardano i medicamenti a basso prezzo, quelli con brevetto scaduto o i generici, tra cui, per esempio, gli antidolorifici, i vaccini o gli antibiotici”, ha proseguito.

Ma gli intoppi nella fornitura interessano anche quelli irrinunciabili e difficilmente sostituibili per i malati cronici, per esempio i farmaci contro il morbo di Parkinson, l’epilessia o le malattie psichiche, ha chiosato Sarah Wyss (PS). Pure i farmaci destinati ai bambini sono interessati dalle carenze.

Tra le cause di questa situazione vi è il trasferimento della produzione in un numero limitato di Paesi asiatici, tra cui India e Cina, la concentrazione dei fornitori, le perturbazioni nelle catene di approvvigionamento e i margini di guadagno limitati dovuti alle dimensioni ridotte del mercato svizzero.

“L’iniziativa pone una questione importante e risponde a una reale preoccupazione della popolazione”, ha dichiarato la ministra della sanità Elisabeth Baume-Schneider.

Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati.

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