Più integrazione per i frontalieri nei Grigioni
Data la crescente dipendenza economica dai circa 10'000 frontalieri, la granconsigliera Franziska Preisig ha chiesto al Governo retico un pacchetto di misure per promuoverne una migliore integrazione.
Nei Grigioni lavorano circa 10’000 frontalieri, più della metà in Alta Engadina e Bregaglia. La granconsigliera Fransziska Preisig (Partito socialista) ha chiesto al Governo retico un pacchetto di misure per promuoverne l’integrazione, vista la loro importanza per il mercato del lavoro del cantone.
Nella Regione Maloja, che si estende da S-Chanf a Castasegna, in trent’anni il loro numero è più che triplicato, passando da 1’359 a 4’485 secondo le statistiche cantonali, citate nella mozione della deputata engadinese. “I lavoratori frontalieri forniscono dunque un contributo essenziale all’economia e al mercato del lavoro grigionesi. Nella parte meridionale dei Grigioni si può addirittura parlare di una dipendenza strutturale da questa forza lavoro”, si legge nell’atto parlamentare pubblicato giovedì.
Alla luce di questi fatti, secondo Preisig è “fondamentale” riuscire a mantenere questo gruppo di popolazione nel mercato del lavoro. Per farlo propone di seguire la stessa via già intrapresa con gli abitanti di case secondarie, ovvero intrecciare un dialogo per capire le loro esigenze e integrarli così maggiormente nella società.
I 34 firmatari di diversi partiti chiedono al Governo di prendere in mano questo dossier, assumendosi responsabilità “sul piano amministrativo, del coordinamento e del sostegno”. In questo modo i granconsiglieri auspicano un’integrazione dei frontalieri “più strutturata sul piano istituzionale, strategico e duraturo rispetto alla situazione attuale”.
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