pandemia in svizzera La povertà c'è e (ora) si vede

Testimonianze di nuovi poveri che sono stati messi in difficoltà dall'emergenza pandemica nella Confederazione.

Persone in fila per ricevere una borsa di generi alimentari donati alla pista del ghiaccio di Les Vernet (Ginevra).

Persone in fila per ricevere una borsa di generi alimentari donati alla pista del ghiaccio di Les Vernet (Ginevra).

Keystone / Martial Trezzini

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La Svizzera è uno dei paesi con più alti redditi al mondo, è ai vertici nell'innovazione tecnologica e produce beni (farmaceutica, orologeria e macchine di precisione per citarne solo alcuni) che vengono esportati da oriente a occidente.

Ma questi mesi di crisi sanitaria hanno fatto emergere un fenomeno non del tutto conosciuto ai più, anche nella stessa Confederazione. 

È il fenomeno della povertà che soprattutto a Ginevra si manifesta con lunghe code di persone, molte donne e bambini, che attendono per ore una borsa con alcuni generi alimentari che viene distribuita dai volontari delle organizzazioni umanitarie o dai servizi sociali. Per non perdere il loro turno e garantirsi questi prodotti molti indigenti dormono all'aperto, come descrive l'approfondimento del TG.


Non si tratta solo di individui privi di documenti validi o di emarginati: in molti casi sono lavoratori precari e sottopagati che la crisi ha messo in estrema difficoltà o nuovi disoccupati. O addirittura stranieri con regolare permesso di soggiorno che non chiedono gli aiuti sociali di cui avrebbero diritto per timore che in futuro non venga rinnovata la loro autorizzazione da parte delle autorità.

Nel recente passato le varie revisioni di legge riguardanti cittadini stranieri e richiedenti asilo hanno infatti inasprito i criteri per la concessione di determinati diritti e la semplice richiesta di un aiuto sociale può pregiudicare l'esito di un permesso.  

Il TG ha raccolto la testimonianza di Leonardo, un insegnante brasiliano che vive da 4 anni in Svizzera senza regolare permesso: con il confinamento coatto ha perso i suoi allievi e lavorando in nero non ha potuto godere dei sussidi stanziati da Berna. Si è pure ammalato di coronavirus.

Anche Nieves, una madre straniera divorziata di formazione parrucchiera, ha dovuto ricorrere al sostegno della Caritas per andare avanti durante il lockdown. Due casi come i molti altri di cui si viene a conoscenza di queste settimane.

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