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Covid, ci si contagia di più nei quartieri popolari

Keystone / Salvatore Di Nolfi

Il Covid-19 non colpisce a casaccio e non è neutro dal profilo sociale, secondo quanto emerge da un'inchiesta condotta a Ginevra.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 gennaio 2021 - 21:10
tvsvizzera/spal con RSI (TG del 5.1.2021)

La ricerca del Politecnico federale di Losanna, che conferma ricerche analoghe promosse in diverse metropoli estere, dimostra che le persone meno abbienti risultano più vulnerabili alla pandemia.

La diffusione del coronavirus durante la prima ondata, secondo quanto indicano ricercatori romandi, è stata sensibilmente maggiore nei quartieri popolari della seconda città svizzera rispetto alle zone residenziali borghesi.

L'85% dei focolai nelle aree meno abbienti è infatti risultato ancora attivo a due mesi dalla loro prima manifestazione mentre nello stesso lasso di tempo erano ancora presenti nei quartieri benestanti solo nella misura del 30%.

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Nei palazzi popolari e soprattutto all'interno degli angusti appartamenti, sottolinea lo studio, è più difficile mantenere le distanze sociali e ridurre i contatti interpersonali al fine di prevenire i contagi.

In tali situazioni è anche arduo rispettare le norme sanitarie previste per l'auto confinamento dei malati o delle persone che sono state esposte a un rischio di infezione. Inoltre, osserva sempre l'indagine, è proprio da quei quartieri che proviene prevalentemente il personale dei servizi essenziali che per la loro natura si prestano meno al telelavoro.

A breve sono attesi sviluppi di questa ricerca, che sarà estesa ad altre realtà urbane durante la seconda ondata pandemica.

tvsvizzera/spal con RSI (TG del 5.1.2021)

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