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Padroncini e distaccati, il Liechtenstein vuole equità

Lavoratori e artigiani del Principato chiedono condizioni severe per le ditte elvetiche, come quelle cui sono sottoposti loro in Svizzera

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 aprile 2016 - 22:15

Anche il Liechtenstein chiede più controlli e ostacoli per le ditte straniere che vanno a lavorare nel Principato. Le aziende prese di mira sono sostanzialmente quelle svizzere, che godrebbero di condizioni molto vantaggiose rispetto ai colleghi che ogni giorno fanno il percorso inverso.

Ogni giorno sono centinaia gli operai che dal Liechtenstein vanno a lavorare nel canton San Gallo. Un ponte sopra il Reno e si è subito in Svizzera.

"Qualche giorno fa un funzionario è venuto sul cantiere con il fare da poliziotto", ci racconta il capomastro Mario Rist. "Ha interrotto i lavori e ha controllato minuziosamente tutti gli operai. Chiedendoci quanto guadagniamo, quante ore lavoriamo e da quanto eravamo su quel cantiere".

Ma non sono solo i controlli severi a dare fastidio a molti artigiani del Liechtenstein. Benché non voglia parlare di concorrenza sleale, per Arnold Matt -presidente della Camera dell'economia del Liechtenstein- sui cantieri qualcosa non è al posto giusto.

"Tra i due paesi c'è un regime di lavoro transfrontaliero unilaterale. Se noi andiamo in Svizzera per lavorare possiamo farlo per soli 90 giorni, dobbiamo pagare una cauzione salata e siamo sottoposti a verifiche rigorose. Vogliamo che questo regime finisca".

È per questo che due giorni fa davanti palazzo governativo a Vaduz 300 artigiani e lavoratori hanno manifestato chiedendo che i padroncini svizzeri siano sottoposti allo stesso regime.

Ovvero che per le ditte elvetiche ci sia un obbligo di notifica dal primo giorno di lavoro nel Principato, che non ricevano più permessi annuali e che possano lavorare non più di 90 giorni all'anno. Infine, che ci siano controlli conseguenti sui cantieri.

Anche se più che colpire gli artigiani svizzeri, il vero obiettivo è far cadere le misure d'accompagnamento per le ditte del Principato operanti oltre il Reno.

"Un'eccezione per il Liechtenstein non passerebbe certamente inosservata all'Unione europea e ciò inciderebbe sui rapporti con Berna", osserva Arnold Matt. "È chiaro che è anche per questo che tra Principato e Svizzera in oltre 10 anni non si è mosso nulla".

A muoversi sono le centinaia di operai che attraversano il confine da una parte all'altra per lavorare. Anche per questo, per alcuni gli ultimi blocchi burocratici andrebbero limati.

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