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“Oro e argento sono componenti importanti per costruire un patrimonio”

lingotti d'oro
Keystone-SDA

Uno studio dell'Università di Zurigo definisce i metalli preziosi come vere e proprie colonne portanti per gli investimenti a lungo periodo, raccomandando di conseguenza una quota nei portafogli fino al 30%, ben superiore alle indicazioni tradizionali.

Contrariamente a quanto sostiene la dottrina dominante i metalli non sono da considerare una semplice riserva di valore, bensì vere e proprie colonne portanti per gli investitori che guardano al lungo periodo. Lo sostiene uno studio pubblicato mercoledì dall’Università di Zurigo. La quota nei portafogli va quindi determinata di conseguenza.

“Oro e argento sono componenti importanti per la costruzione di un patrimonio a lungo termine”, ha affermato in una conferenza stampa Thorsten Hens, responsabile della ricerca e professore di economia presso l’Istituto di banca e finanza dell’ateneo

L’analisi ha confrontato i dati raccolti dal 1972 con diversi modelli di allocazione patrimoniale e il risultato appare particolarmente chiaro per gli investitori che detengono il proprio patrimonio in franchi. Secondo lo studio, un portafoglio ottimamente diversificato in Svizzera dovrebbe contenere tra il 20 e il 30% di metalli preziosi; i modelli analizzati favoriscono una ripartizione di due terzi in oro e un terzo in argento. Il dato si discosta da quelle che sono le normali raccomandazioni: i consulenti spesso parlano di una quota compresa fra il 5% e il 10%, o al massimo il 15%.

Capacità di agire in fasi di mercato volatili

Hens, che ha indagato sul tema su mandato della Banca von Roll, sottolinea come i metalli preziosi non si limitino a stabilizzare i rendimenti, ma garantiscano soprattutto la capacità di agire in fasi di mercato volatili. La ricerca evidenzia anche l’importanza di considerare il trattamento fiscale di tali investimenti in Svizzera: mentre le plusvalenze sono esenti da imposte, i dividendi e gli interessi sono soggetti all’imposta sul reddito. Questo fattore, secondo i ricercatori, sposta ulteriormente l’allocazione ottimale del patrimonio a favore dei metalli preziosi. Tenendo conto di questi effetti fiscali, la quota raccomandata di oro e argento nel portafoglio può arrivare fino al 30% per determinati investitori con diversificazione internazionale.

Gli autori sottolineano infine che, nell’attuale situazione e dopo il recente andamento dei prezzi, i metalli preziosi vanno considerati meno come motori di rendimento e piuttosto come una forma di assicurazione. Questo approccio consente agli investitori di affrontare con maggiore solidità anche le fasi di forti fluttuazioni dei mercati.

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