Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
quest’anno sono stata invitata a un solo matrimonio, nonostante nella mia cerchia di amici ci siano diverse coppie non sposate. Molte di loro preferiscono però tenersi ben alla larga dall’altare. Una scelta perfettamente in linea con la tendenza del momento, come confermano gli ultimi dati. C’è però un aspetto del matrimonio che non è cambiato da decenni.
Un caro saluto da Berna
In Svizzera ci si sposa sempre più tardi. Una nuova analisi dei dati mostra quanto sia cambiata l’istituzione del matrimonio e cosa, invece, sia rimasto invariato nel corso degli anni.
Siete sposati? In Svizzera il matrimonio è tornato al centro del dibattito sociale e soprattutto politico: a fine novembre il Paese sarà chiamato alle urne per la seconda volta sulla cosiddetta “penalizzazione fiscale del matrimonio”.
Il dibattito sul matrimonio suscita da sempre forti emozioni, ma il suo peso nella società si sta progressivamente riducendo. Lo evidenziano i dati analizzati dai quotidiani del gruppo Tamedia. Oggi quasi la metà della popolazione è ancora sposata, ma molte donne e molti uomini si sposano tardi, non si sposano affatto oppure divorziano. Attualmente il 41% dei matrimoni termina con un divorzio, contro il 12% negli anni Sessanta.
Negli anni Cinquanta quasi tutte le persone residenti in Svizzera si sposavano prima di compiere 50 anni. Oggi la quota è scesa a meno della metà. È aumentata anche l’età al primo matrimonio: le donne si sposano in media a 30,7 anni e gli uomini a 32,4 anni, mentre a metà degli anni Ottanta l’età media era rispettivamente di 26 e 29 anni. Un elemento, tuttavia, è rimasto costante nel tempo: nella maggior parte delle coppie sposate, l’uomo è mediamente più anziano della donna di due o tre anni
Da oggi l’UDC ha un secondo candidato per il Consiglio federale. Perché il primo partito del Paese incontra tante difficoltà nel trovare persone che aspirano a succedere a Guy Parmelin?
Un anno fa era stato il Centro ad avere problemi nel trovare candidature per sostituire la consigliera federale uscente Viola Amherd. Ora una situazione analoga interessa l’UDC, un partito numericamente molto più importante, come sottolineano diversi media svizzeri.
Secondo il Tages-Anzeiger, ci sarebbero 98 esponenti dell’UDC potenzialmente eleggibili al Consiglio federale, tra consiglieri nazionali, consiglieri agli Stati e membri dei governi cantonali. Ma l’interesse resta limitato. Dopo la ginevrina Céline Amaudruz, anche il consigliere nazionale solettese Rémy Wyssmann ha annunciato mercoledì la propria candidatura. Eletto nel 2023, si è fatto notare in particolare per le sue dure critiche alla politica federale durante la pandemia.
Perché l’UDC fatica tanto a trovare candidati? Secondo la politologa Sarah Bütikofer, i partiti più polarizzanti hanno maggiori difficoltà a proporre figure capaci di raccogliere consensi oltre il proprio elettorato. A ciò si aggiunge il fatto che il ruolo di consigliere federale, caratterizzato da un carico di lavoro molto elevato e da una costante esposizione pubblica, ha perso attrattiva. Le sezioni cantonali dell’UDC hanno tempo fino a venerdì per presentare candidature.
Un attacco informatico ha colpito la cassa pensione Publica. Tra le persone coinvolte figurano anche membri dei servizi segreti.
Il gruppo di hacker Akira ha lanciato un attacco mirato contro una società informatica del Canton Basilea Campagna, sottraendo dati appartenenti a diverse casse pensione. Tra queste figura Publica, la cassa pensione dei dipendenti della Confederazione.
Secondo il Tages-Anzeiger, sono coinvolti ben oltre 100’000 dipendenti ed ex dipendenti federali, dal personale delle pulizie ai funzionari dell’amministrazione, fino ad ex consiglieri federali. Tra i dati sottratti figurano indirizzi privati, numeri AVS, dati salariali e in alcuni casi coordinate bancarie. Anche operatori dei servizi di intelligence risultano esposti, con il rischio che possano essere identificati e localizzati. Una task force della Segreteria di Stato per la politica di sicurezza parla di una possibile “minaccia per l’incolumità fisica delle persone”.Collegamento esterno
Il gruppo di pirati informatici chiede ora un riscatto e minaccia, in caso di mancato pagamento, di pubblicare o vendere le informazioni rubate. Sono già stati segnalati i primi tentativi di truffa collegati ai dati sottratti a Publica. Il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto un’inchiesta penale.
Mentre il vino svizzero fatica sul mercato interno, un viticoltore del Canton Vaud esporta con successo in Asia e guarda a nuovi sbocchi commerciali.
In Svizzera non solo ci si sposa meno: si consuma anche meno vino. Inoltre, i produttori locali devono confrontarsi con una concorrenza estera sempre più agguerrita. Il viticoltore vodese Cyril Séverin ha però imboccato una strada diversa, esportando circa un terzo della propria produzione.
Vent’anni fa ha investito massicciamente all’estero, fondando ad esempio una società di commercio vinicolo in Giappone. Una strategia che oggi dà i suoi frutti: ogni anno invia 8’000 bottiglie in Giappone, dove una bottiglia di Chasselas viene venduta a 28 franchi, contro i 20 franchi in Svizzera. I suoi vini raggiungono anche Cina, Hong Kong e Indonesia. Gli accordi di libero scambio rendono possibile questa espansione.
Molti turisti statunitensi che visitano la sua cantina a Lutry, sulle rive del Lago di Ginevra, si rammaricano di non poter acquistare i suoi vini per riportarli con sé a casa. I dazi doganali rendono infatti il prodotto troppo costoso sul mercato americano. Séverin guarda però a un altro Paese oltre Atlantico: il Brasile. Confida che l’accordo Mercosur contribuisca a ridurre anche lì i dazi sulle importazioni.
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