Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
lo shock ha lasciato posto a numerosi interrogativi dopo la sparatoria avvenuta durante una rave party ad Aarau nella notte tra sabato e domenica. Dopo quasi tre giorni di attesa, la polizia argoviese ha finalmente fornito i primi risultati della sua indagine. Non si tratterebbe né di un atto terroristico né di un regolamento di conti, ma di un uomo che avrebbe agito da solo in un accesso di follia omicida.
Queste informazioni forniscono alcuni elementi di risposta, ma non permettono ancora di capire perché dei giovani riuniti per un momento di festa siano stati presi di mira.
Cordiali saluti da Berna,
L’uomo arrestato è effettivamente l’autore degli spari che hanno causato la morte di una persona e il ferimento di altre sei nella notte tra sabato e domenica ad Aarau. La polizia cantonale ha fatto il punto sull’indagine mercoledì pomeriggio.
Secondo gli inquirenti, il tiratore ha agito da solo quando ha aperto il fuoco per una quarantina di volte sui partecipanti a una rave party ad Aarau. Lo svizzero di 43 anni, domiciliato nel canton Giura, avrebbe agito in un accesso di follia omicida.
L’attacco ha causato la morte di una 22enne italiana residente in Svizzera. Sei altre persone sono rimaste ferite e due di loro sono ancora ricoverate in ospedale. La loro vita non è in pericolo. Il presunto autore si è presentato spontaneamente alla polizia e ha ammesso i fatti.
Durante l’interrogatorio, ha dichiarato di soffrire da qualche tempo di problemi di salute e ha evocato “disturbi psichici”. Le motivazioni dell’uomo rimangono a questo stadio sconosciute. “Non abbiamo alcuna prova di motivazioni ideologiche o estremiste“, ha dichiarato il procuratore Christoph Rüedi.
Gli inquirenti hanno sequestrato le tre armi da fuoco rinvenute nel suo veicolo: una pistola e due fucili d’assalto. Secondo le informazioni comunicate dalle autorità, la loro acquisizione era stata autorizzata circa vent’anni fa dalle autorità giurassiane.
La politica di Donald Trump in materia di prezzi dei farmaci priva la Svizzera di un trattamento promettente contro il cancro al pancreas. Altri farmaci potrebbero subire la stessa sorte.
Un nuovo trattamento rappresenta un barlume di speranza per le persone malate, ma non in Svizzera. Commercializzato la settimana scorsa negli Stati Uniti, raddoppia la durata media di sopravvivenza delle persone affette da cancro al pancreas. Non dovrebbe tuttavia essere disponibile in Svizzera prima di almeno due anni, riferiscono mercoledì i giornali di Tamedia.
La causa è la politica sanitaria del presidente statunitense. Anche altri trattamenti dovrebbero essere negati alle pazienti e ai pazienti svizzeri, come il futuro vaccino di Moderna contro il cancro della pelle o un nuovo farmaco di Roche contro il cancro al seno.
Donald Trump costringe sempre più le case farmaceutiche a proporre negli Stati Uniti i loro prezzi più bassi, anche se tradizionalmente nel Paese i farmaci sono più cari che altrove. Alcune aziende scelgono quindi di non commercializzare alcuni dei loro nuovi trattamenti in Svizzera in modo da poter mantenere i prezzi elevati negli USA.
Il direttore generale di Novartis, Vas Narasimhan, in un’intervista rilasciata a Bloomberg TV, ha affermato di ritenere che il numero di nuovi farmaci lanciati in Svizzera diminuirà e si aspetta una levata di scudi da parte dei pazienti. Questi ultimi potrebbero paradossalmente reclamare prezzi più elevati per i farmaci nella Confederazione al fine di incentivare le aziende a commercializzarli nel Paese.
Il voto elettronico fa il suo ritorno a Neuchâtel per le votazioni federali del prossimo 29 novembre. Il Governo svizzero ha deciso questo mercoledì di accordare al Cantone un’autorizzazione generale per riprendere i test.
Neuchâtel aveva fatto parte dei tre primi Cantoni a introdurre il voto elettronico nel 2005, prima che la Confederazione decidesse di sospenderlo nel 2019.
Per la votazione di novembre, 32’366 elettrici ed elettori residenti in Svizzera e circa 7’200 svizzere e svizzeri all’estero saranno autorizzati a votare per via elettronica con il sistema della Posta. Anche i Cantoni di Lucerna, San Gallo, Grigioni e Turgovia prevedono test di e-voting per una parte del loro elettorato.
Il Cantone di Basilea Città ha invece rinunciato a partecipare ai test previsti per il resto del 2026 a seguito di un incidente tecnico avvenuto durante le votazioni dell’8 marzo.
Dopo l’apertura, da parte del Ministero pubblico ticinese, di un nuovo procedimento penale nei confronti del Consigliere di Stato Claudio Zali per violazione dell’integrità sessuale, il Governo cantonale gli ha tolto le competenze sul Dipartimento del territorio.
Questa misura è stata decisa dopo il rifiuto del diretto interessato di dimettersi dall’incarico con effetto immediato (richiesta formulata dallo stesso Esecutivo cantonale) anziché a fine settembre, come già previsto.
Il procedimento è il secondo che interessa il ministro cantonale leghista. Il primo, aperto a fine giugno, riguarda abuso di autorità e tentata coazione. Zali respinge tutte le accuse, le definisce false e prevede che il procedimento verrà abbandonato; per entrambe le inchieste vale la presunzione di innocenza.
Claudio Zali è nella bufera dalla pubblicazione di una registrazione audio in cui lo si sente incoraggiare un’amica a colpire una donna che la molestava, come affermava di aver fatto lui stesso. La persona che ha diffuso questa registrazione è la stessa che ha segnalato i presunti reati contro l’integrità sessuale. Si tratta di una 52enne trovata morta nel lago di Lugano lo scorso 18 agosto. I primi risultati delle indagini sul decesso escludono l’intervento di terzi.
Foto del giorno
Sul ghiacciaio del Tsanfleuron, in Vallese, dei ricercatori testano un telo in lana di pecora per rallentare lo scioglimento dei ghiacci.
Tradotto dal francese e verificato da: Zz
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