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camion nel fango in nepal

Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

lo shock dopo la violenta inondazione nella regione di confine tra Nepal e Tibet è profondo. Si piangono centinaia di vittime e, secondo gli ultimi dati, 1'500 persone risultano disperse.

Sul posto sono in corso le operazioni di soccorso alle quali parteciperanno anche le organizzazioni umanitarie svizzere Helvetas e la Croce Rossa, che si recheranno domani nella zona del disastro. Le operazioni di salvataggio si stanno però rivelando difficili.

Buona lettura!

I sopravvissuti vengono tratti in salvo con l'elicottero.
I sopravvissuti vengono tratti in salvo con l’elicottero. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved

La violenta inondazione nella regione di confine tra Nepal e Tibet ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione, causando finora la morte di oltre 360 persone, mentre oltre 1’500 risultano disperse (stando agli ultimi dati disponibili nel momento della stesura di questa rassegna stampa). Una cittadina svizzera, precedentemente data per dispersa, è stata tratta in salvo, secondo quanto comunicato dalle autorità nepalesi.

Stando al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), non ci sono al momento informazioni su persone di nazionalità svizzera ferite o decedute. Le cittadine e i cittadini svizzeri presenti nella regione sono invitati a seguire le direttive delle autorità locali. In caso di urgenza, il DFAE rimanda anche alla sua helplineCollegamento esterno, raggiungibile 24 ore su 24.

Circa 20 persone in viaggio sono registrate nella zona tramite l’applicazione Travel Admin del DFAE e circa 120 persone sono iscritte nel registro delle svizzere e degli svizzeri all’estero. Secondo il DFAE, non è possibile fornire dati precisi su quante persone con passaporto rossocrociato si trovino nella regione colpita.

La Svizzera ha stanziato un milione di dollari statunitensi per le misure di aiuto umanitario sul posto, al fine di sostenere la fornitura di acqua potabile, alloggi di emergenza e assistenza medica. Le organizzazioni umanitarie svizzere come Helvetas e la Croce Rossa si stanno preparando a raggiungere l’area del disastro venerdì. Tuttavia, “le operazioni di salvataggio si rivelano estremamente difficili”, afferma la corrispondente della Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF per l’Asia meridionale. Molte aree nella regione di confine sono di difficile accesso e al momento possono essere raggiunte solo in elicottero.

Tribunale federale di Losanna
Tribunale federale di Losanna: una relazione amorosa nel collegio dei giudici desta scalpore. Keystone / Jean-Christophe Bott

Le elezioni del Tribunale federale avrebbero dovuto svolgersi a settembre. La Commissione giudiziaria delle due Camere ha invece deciso che le e i giudici federali saranno rieletti solo a dicembre. La causa è una relazione sentimentale tra una e un giudice.

Ma andiamo con ordine: alla fine di aprile di quest’anno, il settimanale Weltwoche ha reso pubblica la relazione tra Yves Donzallaz e Beatrice van de Graaf. La notizia ha scatenato accese discussioni, soprattutto al Tribunale federale: le “convivenze stabili” tra giudici federali sono vietate per legge, in quanto potrebbero comprometterne l’indipendenza. I due negano che la loro relazione, ormai conclusa, abbia mai raggiunto il livello di una convivenza stabile. Un rapporto di esperti, trasmesso a luglio agli organi competenti del Parlamento, avrebbe dovuto chiarire la durata e la natura del legame.

Ieri, la Commissione giudiziaria ha convocato sia Donzallaz che van de Graaf per un’audizione. Dopo ulteriori colloqui e una prima discussione interna, la commissione ha deciso di rinviare l’elezione dell’intero Tribunale federale alla sessione invernale.

In un comunicato si legge che la commissione intende effettuare ulteriori accertamenti e si riserva la possibilità di attendere eventuali decisioni del Tribunale federale in merito a istanze di revisione. Da quando la precedente relazione è stata resa nota, le parti in causa hanno infatti presentato 12 istanze per un riesame dei loro casi.

gatto
In posa al caffè dei gatti “Casa del Gato”, i felini erano le star. Keystone / Ennio Leanza

Un matcha latte sul tavolo e un gatto che fa le fusa in grembo: a Zurigo, fino a domenica, questo era possibile alla “Casa del Gato”, sempre che uno dei cinque felini del locale vi ritenesse degni di tale onore.

Domenica, però, il primo caffè dei gatti della Svizzera, che dal 2021 attirava le persone amanti dei felini a Zurigo-Wiedikon, ha chiuso. La decisione non è dovuta a motivi finanziari, ha dichiarato il cofondatore Jean-Christophe Philippe al quotidiano Tages-Anzeiger. “Il locale andava bene e ci ha dato grande gioia, ma è stato anche faticoso. Ora abbiamo bisogno di una pausa”.

Tuttavia, non dovrebbe essere una fine definitiva. Lui e la sua partner Simge Algamaz vogliono “ripartire prima o poi con un altro concetto”, si legge sulle pagine del quotidiano svizzero-tedesco. Non un caffè, ma Philippe non svela di più. È certo, però, che anche in questo nuovo progetto gli animali avranno un ruolo.

I cinque gatti del caffè resteranno insieme nonostante la chiusura. Ora vivono con altri tre felini in una casa con un grande giardino nel canton Zurigo. Le coccole della clientela? Gli animali dovrebbero superare in fretta la mancanza, con sette simili e un giardino a disposizione.

Lorenz Ramseyer racconta alle due conduttrici Claire Micallef (al centro) e Camille Kündig (a destra) come il nomadismo digitale sia cambiato negli ultimi 25 anni.
Lorenz Ramseyer racconta alle due conduttrici Claire Micallef (al centro) e Camille Kündig (a destra) come il nomadismo digitale sia cambiato negli ultimi 25 anni. Swissinfo

Il rumore del mare nelle orecchie, la sabbia tra le dita, il sole sulla pelle e il portatile aperto sulle ginocchia. State accarezzando l’idea di una vita da nomadi digitali? Allora il nuovo episodio del nostro podcast “Adieu, merci la Suisse” fa proprio al caso vostro!

Seline Graf e Jan Mezger hanno realizzato il loro sogno quest’anno: a febbraio sono partiti con il loro furgone VW in direzione della Spagna, per poi proseguire verso il Portogallo. Il nomadismo digitale offre un senso di libertà, unito alla possibilità di scegliere da dove lavorare. Ma per quanto allettante possa sembrare, per godere di questo stile di vita è necessaria anche una buona pianificazione.

Lorenz Ramseyer è presidente dell’associazione Nomadi Digitali Svizzera. Lui stesso ha abbracciato questa filosofia 25 anni fa, quando ancora non esistevano laptop, smartphone o hotspot. Che si sia giovani, a metà carriera o prossimi alla pensione, si può intraprendere questo percorso in qualsiasi fase della vita. Le domande cruciali sono: “È una cosa che fa per me? Sono in grado di lavorare in questo modo?”.

Se la risposta è “sì”, si passa alla pianificazione. E, ciononostante, è probabile che molte cose vadano diversamente da come le si era immaginate. È l’esperienza che hanno fatto anche Graf e Mezger: “A febbraio ci eravamo intestarditi a voler lavorare dal furgone”, racconta Mezger. Il freddo e la pioggia li hanno costretti a cambiare programma: coworking in città invece che sedia da campeggio e laptop in grembo. 

In generale – e Ramseyer ne è convinto – è importante trovare un equilibrio tra pianificazione e ottimizzazione continua da un lato, e libertà e piacere dall’altro. Come riuscirci e cosa bisogna considerare prima della partenza per quanto riguarda il diritto del lavoro, le imposte o la cassa malati, lo potete scoprire nel nuovo episodio del podcast di Swissinfo “Adieu, merci la Suisse”.

pista ciclabile
Keystone / Michael Buholzer

Foto del giorno

Pronti a pedalare: la città di Zurigo ha inaugurato un altro tratto della rete di percorsi ciclabili prioritari.

Tradotto dal tedesco e verificato da Marija Milanovic

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