Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
negli ultimi giorni, se non ero al lavoro davanti al computer, mi avreste trovato all'ombra di un albero in uno stabilimento balneare sulle rive dell'Aare. Nonostante la presenza di migliaia di persone, l'atmosfera nei bagni fluviali in Svizzera è sorprendentemente tranquilla.
Diversa la situazione di domenica al Marzili di Berna: un intervento della polizia ha innescato accese discussioni.
Cordiali saluti,
Mentre l’ondata di caldo attira molte persone al Marzili di Berna, un intervento della polizia sta infiammando gli animi. Una donna transgender è stata allontanata dall’area femminile, trattenuta per circa due ore in una stazione di polizia e successivamente rilasciata.
La città di Berna gestisce diversi stabilimenti balneari all’aperto liberamente accessibili al pubblico, alcuni dei quali dispongono di aree nudiste separate. Domenica la polizia è stata chiamata nell’area femminile del Marzili, dopo che una donna transgender si era rifiutata di lasciare il settore nonostante l’invito del personale dello stabilimento.
Secondo la polizia, l’intervento sarebbe stato ostacolato da alcune persone presenti e una poliziotta avrebbe riportato lievi ferite. Dopo il rilascio dell’interessata, davanti alla sede principale della polizia bernese si è svolta una manifestazione di solidarietà. Il giorno seguente la Città di Berna ha ammesso che il personale aveva valutato erroneamente la situazione. La donna transgender rispettava infatti le regole di accesso e aveva diritto di utilizzare l’area femminile.
Il caso ha riacceso il dibattito sull’accesso delle donne transgender agli spazi femminili protetti. La città ha annunciato corsi di formazione per il personale degli stabilimenti balneari e informazioni più chiare sulle regole.
L’imprenditore Pascal Jaussi, un tempo noto come l’”Elon Musk svizzero”, è stato condannato a cinque anni e mezzo di detenzione.
Il Tribunale penale economico di Friburgo ha riconosciuto colpevole il fondatore dell’azienda aerospaziale Swiss Space Systems (S3) di appropriazione indebita, truffa, falsificazione di documenti e incendio doloso. Il Ministero pubblico aveva chiesto una pena di otto anni di carcere.
Jaussi aveva promesso di rivoluzionare l’accesso allo spazio. Con il progetto di lanciare minisatelliti in orbita e offrire voli in assenza di gravità, aveva raccolto ingenti somme di denaro. La sola vendita dei biglietti per i voli in assenza di peso aveva fruttato 1,64 milioni di franchi, ma nessuno è mai decollato.
Il fallimento dell’azienda nel 2017 ha lasciato un deficit di diversi milioni di franchi. Il Tribunale ha inoltre concluso che Jaussi aveva inscenato personalmente l’attentato incendiario nel quale rimase egli stesso gravemente ferito nel 2016, allo scopo di ritardare l’insolvenza della sua impresa.
Il presidente del tribunale ha giustificato la minore severità della pena rispetto a quanto chiesto dalla procura adducendo che Jaussi, a causa delle gravi ustioni riportate, “ha già pagato a sufficienza con il proprio corpo”.
Il presidente della Confederazione Guy Parmelin non ha ottenuto ancora nessun successo concreto nella disputa sui dazi con gli Stati Uniti durante la sua visita a Washington. La Svizzera si sta adoperando con determinazione per prorogare l’intesa raggiunta lo scorso anno.
Dopo l’incontro con il rappresentante del commercio statunitense Jamieson Greer, Parmelin ha ribadito che la Svizzera rispetta la dichiarazione d’intenti comune del novembre 2025 e si aspetta lo stesso dagli Stati Uniti. “Un accordo è un accordo”, ha dichiarato il ministro dell’economia.
Da Washington non è però arrivata alcuna garanzia vincolante. Gli Stati Uniti continuano a valutare l’introduzione di ulteriori dazi nell’ambito delle indagini commerciali in corso. “L’unica cosa certa nel mondo di oggi è che non esistono più certezze”, ha affermato Parmelin, facendo riferimento al contesto geopolitico.
I colloqui proseguiranno. Per la Svizzera la priorità è che gli attuali limiti massimi dei dazi e le condizioni commerciali vigenti restino in vigore anche dopo il 24 luglio.
La votazione sull’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) “No a una Svizzera da 10 milioni!” ha evidenziato una netta differenza di mobilitazione tra la Svizzera francese e quella tedesca. In quest’ultima, la campagna è stata particolarmente intensa.
Secondo i dati di Mediafocus, l’UDC ha investito quasi 3 milioni di franchi in pubblicità a favore dell’iniziativa, destinandone la maggior parte alla Svizzera tedesca. Anche l’opposizione ha concentrato maggiormente le loro attività in questa regione, nella quale ritenevano si sarebbe deciso l’esito della consultazione.
Il 14 giugno la partecipazione al voto nella Svizzera tedesca è stata di circa 8 punti percentuali superiore a quella della Svizzera francofona. Raramente si raggiungono scarti simili, che in media si aggirano attorno ai 3-5 punti percentuali. Mentre cantoni come Zurigo e Lucerna hanno registrato una forte mobilitazione, la partecipazione a Ginevra o Neuchâtel è stata sensibilmente più bassa.
Foto del giorno
Il nuovo Centro informativo sull’ampliamento della galleria di base del Lötschberg, a Frutigen, nel canton Berna, offre uno scorcio sulla tecnologia, sulla geologia e sulla storia di questo ambizioso progetto.
Tradotto dal tedesco e verificato da: Zz
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