Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
La votazione sull'iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!” è terminata, ma il dibattito sugli accordi bilaterali con l’UE prosegue. Anche nella discussione sul nucleare in Parlamento, l'ultima parola non è ancora stata detta. E al vertice del G7 a Évian, non conta solo ciò che viene detto, ma anche chi domina la scena.
Un cordiale saluto da Berna
L’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!” è archiviata, ma il dibattito sull’UE prosegue. In un nuovo sondaggio, il numero di persone favorevoli agli accordi bilaterali con l’UE superano quello delle contrarie.
Domenica, la Svizzera ha respinto l’iniziativa dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) per una Svizzera da 10 milioni di abitanti. Un tema ad essa legato continuerà però a caratterizzare il dibattito politico: le relazioni della Svizzera con l’UE.
Da un nuovo sondaggio di Tamedia e 20 Minuten è emerso che una maggioranza relativa sostiene gli accordi bilaterali con Bruxelles. Il 46% voterebbe a favore, il 40% contro, mentre il 14% è ancora indeciso. Tra queste ultime persone figurano molte donne; gli uomini sembrano avere un’opinione più consolidata.
Il politologo Fabio Wasserfallen vede in questo risultato dei parallelismi con l’esito della scorsa domenica di votazioni: “Quando il gioco si fa duro, molte cittadine e cittadini svizzeri, nonostante le loro perplessità, puntano sulla cooperazione con l’UE”, afferma sul Tages-Anzeiger. Uno studio dell’istituto di ricerca Sotomo, precedente alla domenica di votazioni, aveva rilevato un consenso ancora più netto nei confronti dell’UE: secondo questa indagine, il 59% accetterebbe i bilaterali.
Una questione particolarmente controversa è se per una votazione sugli accordi bilaterali sia necessaria la maggioranza dei Cantoni, il che aumenterebbe gli ostacoli per il progetto. Su questo punto i fronti sono quasi equivalenti: il 43% è favorevole alla sola maggioranza popolare, mentre il 39% preferisce la doppia maggioranza di Popolo e Cantoni.
Tra i dossier più importanti della sessione parlamentare estiva spiccano la battaglia per le nuove centrali nucleari e lo spianamento della strada alla sperimentazione della raccolta di firme in formato elettronico.
Si potranno costruire di nuovo centrali nucleari in Svizzera? Per il dibattito sul controprogetto all’iniziativa “Stop al blackout” si erano iscritti a parlare quasi 100 oratori e oratrici. Alla fine, la discussione è durata tre giorni. “PS, Verdi e Verdi liberali avrebbero preferito non discutere affatto della revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari” [nel 2017 la popolazione elvetica aveva deciso alle urne di vietare la costruzione di nuove centrali, ndr], scrive la Radiotelevisione svizzera in lingua tedesca SRF.
A fare da ago della bilancia è stato infine il Centro. Lunedì il Consiglio nazionale ha deciso per un soffio di rinviare il dossier al Consiglio federale, affinché chiarisca come finanziare i nuovi reattori. Tuttavia, il Consiglio degli Stati, più favorevole al nucleare, ha respinto oggi questo rinvio. Il dossier torna quindi al Nazionale.
Il Parlamento ha anche compiuto un passo decisivo verso la raccolta di firme in formato elettronico per iniziative e referendum: il Consiglio federale potrà ora condurre delle sperimentazioni, a scelta su tutto il territorio svizzero o limitatamente a determinate aree. Inoltre, grazie ad alcuni adattamenti al materiale di voto, in futuro le persone cieche e ipovedenti potranno votare in modo più autonomo.
La guerra in Ucraina segna la seconda giornata del vertice del G7 a Évian. Al centro dell’attenzione anche l’Iran: la dichiarazione d’intenti tra Stati Uniti e Iran verrà firmata sul Bürgenstock e non a Ginevra.
Oggi è il secondo giorno del vertice del G7 nella città francese di Évian e al centro dei colloqui c’è la guerra in Ucraina. È presente anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Come riporta la Radiotelevisione svizzera in lingua francese RTS, i capi di Stato e di Governo intendono aumentare la pressione su Mosca, ad esempio con ulteriori sanzioni sulle esportazioni di energia.
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che la Russia dovrebbe concludere un accordo con Kiev. Oltre all’Ucraina, l’attenzione è puntata anche sull’Iran. Come riporta oggi CH Media, Washington e Teheran dovrebbero firmare la dichiarazione d’intenti per un processo di pace sul Bürgenstock e non a Ginevra, come annunciato in precedenza. La Svizzera dovrebbe occuparsi dell’organizzazione, mentre il Qatar potrebbe fungere da Paese ospitante.
In un incontro come il vertice del G7 si confrontano anche grandi personalità. Il politologo ginevrino Cédric Dupont vede la possibilità di una prova di forza tra Donald Trump ed Emmanuel Macron. Trump è sensibile nei confronti di chi cerca di rubargli la scena, e reagisce con facilità, secondo Dupont.
Nel frattempo, un tweet di Macron ha causato malumore in Svizzera, come scrive la Tribune de Genève. Mentre il vertice del G7 comporta costi elevati per la sicurezza e restrizioni per la popolazione a Ginevra, il presidente francese ha ringraziato su X le forze di sicurezza del suo Paese. La consigliera di Stato ginevrina Delphine Bachmann (Centro) ha risposto che un messaggio per le forze dell’ordine di Ginevra sarebbe stato altrettanto “simpatico”.
Il Club Alpino Svizzero (CAS) inaugura la prima capanna alpina autosufficiente della Svizzera e introduce una tassa sulle prenotazioni per contrastare il fenomeno dei “no-show”.
La stagione escursionistica in Svizzera è iniziata e nelle Alpi bernesi una nuova struttura attira visitatori e visitatrici, a condizione di avere esperienza di alta montagna. La capanna Mutthorn, a 2’788 metri sul livello del mare, è circondata da ghiacciai e costruita interamente con legno svizzero. Grazie ai pannelli solari e a un sistema di approvvigionamento idrico proprio, è la prima capanna autosufficiente del CAS. “L’obiettivo è produrre meno rifiuti possibile”, afferma Marion Herren del CAS sulla Berner Zeitung. Nella capanna non ci sono bottiglie in PET e le acque grigie vengono trattate sul posto.
I ghiacciai intorno alla nuova struttura si stanno sciogliendo, motivo per cui anche la capanna Mutthorn originale ha dovuto essere abbandonata. La guardiana Stefanie Künzi vede nella nuova struttura anche un’opportunità di sensibilizzazione. “L’idea è che gli e le ospiti possano sperimentare in prima persona il cambiamento e sviluppare una comprensione per le trasformazioni in atto nelle Alpi”, afferma.
Negli ultimi anni, i e le custodi delle capanne hanno notato anche un altro cambiamento, come si è appreso di recente dai media svizzeri. Sempre più spesso, escursionisti ed escursioniste non si presentano la sera in capanna, disdicendo la prenotazione all’ultimo minuto o non avvisando del tutto. Per questo motivo, a partire dal 2027 il CAS introdurrà una tassa di prenotazione di 10 franchi, che non sarà rimborsata in caso di annullamento o mancata presentazione. Altrimenti, l’importo verrà scalato dal costo del pernottamento.
Foto del giorno
Dietro le sbarre ad Art Basel: l’opera Crate Maze – White, dell’artista del Bahrein Rashid Al Khalifa, può essere ammirata alla fiera d’arte dal 18 al 21 giugno.
Tradotto dal tedesco con il supporto dell’IA/mrj
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