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chalet nelle alpi svizzere

Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

Spesso all’estero alle svizzere e agli svizzeri viene chiesto se vivano in uno chalet. A rischio d’infrangere il mito, bisogna spiegare, ancora e ancora, che la stragrande maggioranza della popolazione non vive proprio come Heidi.

Ed è persino sempre più difficile corrispondere al cliché: uno studio recente mostra infatti che permettersi uno chalet in montagna è diventato un vero e proprio lusso.

Buona lettura.

Breel Embolo
Breel Embolo può ora proseguire l’allenamento sul suolo americano. Keystone / Gian Ehrenzeller

La nazionale svizzera di calcio può tirare un sospiro di sollievo. Il suo attaccante di punta Breel Embolo ha finalmente ottenuto il visto per gli Stati Uniti e raggiungerà i suoi compagni di squadra a San Diego, dove la selezione si sta preparando per i Mondiali che inizieranno tra meno di una settimana. L’Associazione svizzera di Football ha confermato che l’autorizzazione è stata approvata, ponendo fine a diversi giorni di incertezza.

Questo contrattempo amministrativo aveva impedito al giocatore di partire con il resto della squadra. La sua autorizzazione elettronica d’ingresso (ESTA) era stata rifiutata in extremis, costringendolo a rimanere in Svizzera. All’origine del rifiuto: una condanna legata a un caso di minacce risalente al 2018. Questo precedente, presente iscritto nel suo casellario giudiziale, ha sollevato interrogativi da parte delle autorità statunitensi, che hanno richiesto un esame più approfondito della sua pratica prima di deliberare sul suo ingresso nel territorio.

In tutta fretta, Breel Embolo si è recato all’ambasciata americana a Berna per presentare una richiesta di visto classico, trattata in via prioritaria. Nonostante questa procedura accelerata, si è visto costretto a saltare  i primi allenamenti e parte della preparazione.

chalet a gstaad
Gstaad è la località alpina dove i prezzi degli immobili raggiungono le vette più alte. Keystone / Gaetan Bally

Possedere una residenza secondaria in montagna sta diventando un sogno sempre più irraggiungibile. Secondo uno studio della banca UBS, i prezzi al metro quadrato nelle Alpi sono nuovamente aumentati nel 2025, con rincari di circa il 4% su base annua e fino a quasi il 6% in alcuni Paesi, come la Svizzera. Le località svizzere dominano ampiamente la classifica delle destinazioni più costose. Gstaad è in testa con oltre 25’000 franchi al metro quadro, seguita da St. Moritz, Verbier e Zermatt.

Questa impennata si spiega soprattutto con uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta. Il numero di famiglie benestanti in grado di acquistare questo tipo di proprietà continua a crescere molto più rapidamente del parco immobiliare disponibile. Tra il 2017 e il 2022, in Svizzera si sono contate circa 33’000 potenziali acquirenti in più, a fronte di soli 9’000 nuovi alloggi costruiti nelle zone di montagna.

La crescente attrattiva della montagna rafforza ulteriormente questo fenomeno. Le residenze secondarie sono percepite sia come luoghi di villeggiatura che come investimenti sicuri. Lo sviluppo del turismo, la ricerca di un ambiente di vita più piacevole e la possibilità di lavorare da remoto da queste regioni contribuiscono a sostenere una domanda internazionale e facoltosa.

La tendenza dovrebbe continuare, anche se il ritmo potrebbe leggermente rallentare. UBS prevede un’ulteriore progressione dei prezzi di circa il 5% nel 2026. In un mercato già definito “stratosferico”, la combinazione tra la forte attrattiva delle Alpi e un’offerta limitata non lascia intravvedere a breve termine ancora un vero e proprio tetto massimo. Questa evoluzione dei prezzi pone un problema sociale, poiché gli immobili in vendita diventano ampiamente inaccessibili per gran parte della popolazione locale.

Daniel Jositsch di spalle
Dopo anni di tensioni, Daniel Jositsch volta definitivamente le spalle al Partito socialista. Keystone / Alessandro Della Valle

Solitamente piuttosto placida, la vita politica svizzera ha appena vissuto un colpo di scena inusuale. Figura ben nota a Palazzo federale, il consigliere agli Stati zurighese Daniel Jositsch ha sbattuto la porta del Partito socialista. La decisione ha effetto immediato. Il “senatore” terminerà la legislatura in corso e nel 2027 si candiderà per quella successiva  come indipendente.

Questa decisione non è una sorpresa. La tensione tra Jositsch e il suo partito era palpabile da tempo. Il consigliere agli Stati spiega la rottura con uno slittamento sempre più marcato del PS verso sinistra, che impedisce alle posizioni social-liberali da lui incarnate di trovare spazio. Anche la sua candidatura “dissidente” all’elezione al Consiglio federale nel 2023, quando il PS aveva privilegiato candidature femminili, aveva lasciato il segno. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il rifiuto della sua sezione cantonale di nominarlo candidato per le elezioni federali del 2027.

Le reazioni oscillano tra il riserbo ufficiale e una lettura critica. All’interno del PS, i vertici si dicono dispiaciuti della sua scelta, pur relativizzandone la portata, e insistono sulla continuità del partito e sulla necessità di difendere una linea chiara per il futuro. Questo atteggiamento riflette la volontà di evitare un’escalation, pur prendendo atto di una rottura che sembrava diventata inevitabile dopo anni di tensioni interne.

Dal punto di vista dei media e degli analisti, l’episodio viene interpretato come il sintomo di un riposizionamento ideologico del PS a sinistra e di un conflitto duraturo con una figura social-liberale atipica. Diversi osservatori sottolineano tuttavia una scommessa rischiosa: escludendo una figura molto popolare, il partito potrebbe indebolire la propria posizione elettorale. Più in generale, questa rottura è vista come un’illustrazione delle ricorrenti divisioni interne alla sinistra svizzera.

Secondo diversi media, non correva buon sangue tra il CEO della FIS Urs Lehmann (a destra) e il suo presidente, Johan Eliasch.
Secondo diversi media, non correva buon sangue tra il CEO della FIS Urs Lehmann (a destra) e il suo presidente, Johan Eliasch. Keystone / Jean-Christophe Bott

La politica non è l’unico ambito in cui questo venerdì le dimissioni clamorose interessano i media svizzeri: c’è anche lo sport. Urs Lehmann ha lasciato con effetto immediato la sua carica di CEO della Federazione internazionale di sci (FIS), a meno di un anno dal suo insediamento nel settembre 2025.

Queste dimissioni segnano un’uscita di scena particolarmente rapida per una funzione di nuova creazione, che egli avrebbe dovuto incarnare come pilastro della modernizzazione della federazione. La ragione principale risiede nelle profonde tensioni con il presidente della FIS, Johan Eliasch. La collaborazione tra i due uomini si è deteriorata al punto da diventare insostenibile, anche se i dettagli precisi dei disaccordi non sono stati comunicati ufficialmente.

Sullo sfondo, diverse fonti evocano anche divergenze sulla gestione e sulla situazione finanziaria della federazione. Urs Lehmann avrebbe espresso serie preoccupazioni sull’evoluzione   economica della FIS, in contrasto con la visione più ottimista difesa da Eliasch.

Infine, questa partenza s’inserisce in un contesto di crisi più ampia all’interno della FIS, dove il presidente è contestato da atleti e federazioni. Le dimissioni di Urs Lehmann appaiono quindi come un gesto politico, o addirittura un segnale forte in vista di scadenze importanti per la governance dell’organizzazione.

persona attraversa la strada sotto la pioggia con ombrello con i colori dell'arcobaleno
Christian Beutler / Keystone

Foto del giorno

Le settimane passano, ma non sono tutte uguali. Dopo diverse giornate canicolari la settimana scorsa, la popolazione svizzera ha dovuto tirare fuori gli ombrelli, come si vede qui a Berna.

Tradotto con il supporto dell’IA/mrj

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