Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
In un Paese come la Svizzera, in cui il popolo vota sui più disparati temi più volte all'anno, il finanziamento della politica è un argomento che ritorna spesso d'attualità, come in questi giorni.
Il mandato del Controllo federale delle finanze (CDF) di rendere pubbliche le entrate dei partiti e le somme spese nelle campagne in vista di votazioni ed elezioni, infatti, è stato messo in discussione da uno studio commissionato dallo stesso CDF.
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In nome della trasparenza, dal 2022 il Controllo federale delle finanze (CDF) ha anche il compito di rendere pubblico il finanziamento della politica, fornendo dati sulle entrate dei partiti e sulle somme spese per le campagne in vista di elezioni e votazioni. Secondo uno studio dell’Università di Berna, però, questo mandato è problematico e mette a rischio la credibilità stessa del CDF.
Il CDF è tenuto a pubblicare le indicazioni dei partiti, anche se sono errate. Non ha infatti il diritto di apportare correzioni o segnalare inesattezze. Di conseguenza, ciò compromette la sua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica, conclude lo studio, il quale paventa anche il rischio di possibili pressioni politiche sul CDF e sulla sua autonomia.
“Non mi sento rassicurato”, afferma a RSI Pascal Stirnimann, direttore del CDF. “Abbiamo commissionato questo studio proprio per avere chiarezza sulle questioni riguardanti la nostra indipendenza e credibilità. E lo studio è arrivato a una conclusione chiara: non dovremmo svolgere questo compito”. A lungo termine, auspica Stirnimann, i compiti di esecuzione inerenti alla trasparenza nel finanziamento della politica non dovranno più essere assegnati al CDF.
Nel frattempo, però, il mandato continua a essere svolto. Oggi il CDF ha pubblicato i dati relativi alle votazioni dello scorso 8 marzo. Per le campagne sui quattro temi in votazione sono stati spesi in totale 10,71 milioni di franchi, la maggior parte dei quali per l’iniziativa che voleva ridurre il canone della Società svizzera di radiotelevisione (SSR). Per quest’ultimo oggetto il conto è di 7,5 milioni, 5,7 dei quali sono stati spesi dal campo dell’opposizione. La proposta è stata respinta dal 61,95% di chi ha votato.
L’organizzazione dell’imminente G7 a Evian, in Francia, vicino al confine con la Svizzera, alimenta le tensioni tra Parigi e Berna, con quest’ultima che teme rischi per la sicurezza e che una parte della fattura si riversi in territorio elvetico. Su questi punti, il ministro dell’economia svizzero Guy Parmelin ha inviato una lettera al presidente francese Emmanuel Macron, una missiva che avrebbe “infastidito” l’Eliseo.
Il Dipartimento dell’economia svizzero non ha voluto commentare la lettera, la cui esistenza è stata rivelata dal settimanale satirico francese Le Canard Enchaîné. In essa Parmelin vi avrebbe inserito “tutto il male che pensa” del G7 a Evian. Da diverse settimane, scrive RTS, le autorità francesi danno l’impressione di essere sorde alle preoccupazioni svizzere.
Secondo Le Canard Enchaîné, Parigi attribuisce “in cattiva fede” i rischi di derive a Ginevra alla vigilia del summit il 14 giugno (quando è stata autorizzata una manifestazione) non al G7, ma alla votazione in programma quel giorno sull’iniziativa per la limitazione dell’immigrazione “No a una Svizzera da 10 milioni”, dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice).
Il settimanale critica le autorità francesi anche per aver deciso di posticipare di un giorno il vertice a causa del compleanno del presidente statunitense Donald Trump, sempre il 14 giugno. “Con i piccoli svizzeri gonfiamo il petto, con il grande Trump ci chiniamo”, si legge.
Una coalizione di oppositori e oppositrici ha consegnato giovedì a Berna una petizione sottoscritta da 14’300 persone che chiede al Governo di fermare il progetto di costruzione a Leuk, in Vallese, di 40 antenne di Starlink, servizio di connessione internet satellitare ad alta velocità sviluppato da SpaceX, la società aerospaziale del miliardario statunitense Elon Musk.
Secondo chi ha sottoscritto la petizione, indirizzata al ministro della difesa Martin Pfister, il progetto creerebbe una “pericolosa dipendenza geopolitica” e una minaccia per la sovranità sui dati della Svizzera.
Inoltre, l’installazione delle antenne, prevista in una zona abitata e in un parco naturale, sarebbe problematica anche per le emissioni di onde elettromagnetiche, molto superiori a quelle delle antenne di telefonia classiche.
Il comune di Leuk ha accordato il permesso di costruzione nel novembre del 2025, e un ricorso è attualmente sotto esame da parte del Governo cantonale.
L’industria culturale svizzera ha perso quasi 14’000 professionisti e professioniste dal 2024 al 2025, raggiungendo livelli comparabili a quelli osservati durante la pandemia di coronavirus.
Alla fine dello scorso anno, la Confederazione contava 282’000 persone attive nel settore culturale, contro le 296’000 di un anno prima, scrive l’Ufficio federale di statistica (UST).
Gli uomini (-5,4%) e le persone di nazionalità svizzera (-5,4%) sono più toccati delle donne (- 4,2%) e delle persone senza passaporto elvetico (- 2,9%). Si notano anche disparità regionali, con un calo limitato nella Svizzera tedesca, marcato nella regione francofona e molto pronunciato in quella italofona.
Le persone che lavorano nel mondo della cultura si dicono in generale meno contente della loro situazione finanziaria rispetto all’insieme della popolazione attiva. Nel 2024, a dichiararsi insoddisfatto era il 26,6%, contro il 20,1% della totalità dei lavoratori e delle lavoratrici.
Foto del giorno
Molte persone sono giunte a Collombey-Muraz, in Vallese, per assistere alla demolizione delle due ciminiere della raffineria di Tamoil, alte circa 100 metri e parte del paesaggio della regione dal 1963.
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