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fucili

Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

La vendita di armi svizzere ad altri Paesi torna al centro del dibattito: un’ispezione in Giordania ha sollevato dubbi sul rispetto del divieto di riesportazione imposto dalla Confederazione.

Si tratta di una regola che il Parlamento vuole allentare, ma ad avere l'ultima parola sarà il popolo, in votazione.

Buona lettura!

Bocca di fuoco di un fucile
Al centro della vicenda sono fucili, pistole e silenziatori venduti dalla Svizzera alla Giordania (immagine simbolica). Keystone / Alexandra Wey

Il divieto di riesportazione di armi vendute dalla Svizzera a ad altri Paesi è di nuovo sotto i riflettori dopo che la Giordania ha parzialmente negato a una delegazione elvetica il controllo delle armi esportate dalla Confederazione.

I Paesi che importano armi svizzere non possono trasferirle ad altri. La Confederazione può verificare sul posto, tramite le cosiddette Post-Shipment Verifications (PSV, “verifiche post-spedizione”), se il materiale bellico si trovi ancora nello Stato destinatario. Solo allora si può scoprire quanto il Paese in questione si è assunto davvero l’impegno preso al momento dell’acquisto.

In febbraio gli ispettori inviati in Giordania hanno potuto verificare con successo la presenza di solo poco più di un terzo del materiale venduto dalla Svizzera, indica la Segreteria di Stato dell’economia in un rapporto che la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF ha potuto consultare sulla base del principio di trasparenza. Non è chiaro quali conseguenze ci saranno, ma nel documento si legge che il risultato dell’ispezione sarà preso in considerazione nell’esame di future richieste da parte della Giordania.

Da quando, oltre 10 anni fa, sono stati introdotti tali controlli, la Svizzera ha effettuato circa 70 ispezioni in 42 Paesi. In futuro potrebbero diventare meno frequenti, poiché il Parlamento ha allentato diversi aspetti della Legge sul materiale bellico. Un referendum è stato però lanciato con successo contro la revisione. Sarà dunque il popolo a doversi esprimere sul tema, al più presto a settembre.

Passaporti ucraini
Dopo lo scoppio della guerra, la Svizzera ha concesso alle persone in fuga dall’Ucraina lo statuto speciale di protezione “S”. Keystone / Michael Buholzer

Da marzo 2027 saranno rilasciati i primi permessi di soggiorno in Svizzera (permesso B) alle persone rifugiate ucraine giunte in Svizzera dopo l’invasione del loro Paese da parte della Russia. Riceveranno dunque lo stesso livello di aiuti sociali di chi possiede la cittadinanza elvetica, una situazione che preoccupa Cantoni e Comuni per l’aumento dei costi che ciò rischia di comportare.

Secondo un’analisi della Confederazione consultata dal quotidiano Blick, circa 47’000 ucraine e ucraini avranno il diritto di richiedere il permesso B il prossimo anno. A dipendenza del Cantone, ciò rischia di costare molto.

Vaud, ad esempio, stima 25 milioni di franchi di uscite supplementari annue, 75 milioni con la fine dei finanziamenti federali prevista nell’ambito delle misure di risparmio della Confederazione. Argovia prevede costi addizionali di 30 milioni, cifra che potrebbe raddoppiare entro il 2029.

Faremo di tutto per evitare questi costi supplementari, in particolare intervenendo presso la Berna federale”, ha dichiarato alla Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS la ministra dell’economia vodese, Isabelle Moret. La sua proposta è che il Consiglio federale modifichi una “semplice ordinanza”, in modo che l’aiuto sociale versato alle persone rifugiate ucraine dopo l’ottenimento del permesso B sia lo stesso di quello versato attualmente.

Razzo in partenza
Il decollo del razzo Vega C. ESA

Un pezzo di Svizzera è andato nello spazio questa mattina con Smile, prima missione spaziale congiunta tra Europa e Cina, decollata alle 05:52 (ora svizzera) dalla Guyana francese. Diversi componenti sono stati infatti sviluppati dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera nord-occidentale (FHNW) di Brugg, nel canton Argovia.

Acronimo di “Solar Wind Magnetosphere Ionosphere Link Explorer”, Smile ha lo scopo di studiare il vento solare, l’insieme di particelle cariche che investono continuamente il nostro pianeta e influenzano il campo magnetico terrestre, con possibili conseguenze per le telecomunicazioni e per i satelliti in orbita. “Ora inizia la parte più emozionante”, afferma Säm Krucker, che dirige il progetto Smile presso la FHNW. Il satellite dovrà raccogliere dati nello spazio per tre anni.

Alla FHNW è stato sviluppato, testato e perfezionato un sistema di raffreddamento destinato al telescopio presente sul satellite. Il team di ricerca svizzero ha inoltre contribuito al software della missione sviluppando algoritmi destinati a migliorare la qualità dell’immagine della telecamera grandangolare. La copertura del razzo che protegge il satellite è stata invece realizzata dall’azienda Beyond Gravity di Emmen, nel canton Lucerna.

Api
Si stima che negli ultimi 30 anni la biomassa degli insetti in Svizzera sia diminuita di oltre tre quarti. Keystone/DPA/Arne Dedert

Il popolo svizzero è abituato a votare sui temi più disparati e presto potrebbe essere chiamato a decidere se ancorare nella Costituzione la protezione e la conservazione degli insetti impollinatori. Un’alleanza apartitica ha infatti lanciato oggi l’iniziativa popolare “Per la salvaguardia dell’impollinazione delle piante coltivate e selvatiche da parte degli insetti” (Iniziativa per le api).

“È un ronzio che sostiene il mondo”, ha dichiarato la presidente di Apisuisse e vicepresidente dei Verdi svizzeri, Samantha Bourgoin, ricordando che in Europa circa l’84% delle colture dipende dall’impollinazione da parte degli insetti. “Un boccone su tre lo dobbiamo a loro”, ha sottolineato, spiegando che solo per l’agricoltura elvetica il valore dell’impollinazione è stimato fino a 479 milioni di franchi all’anno.

Le api mellifere, però, sono in difficoltà e devono combattere contro malattie, parassiti e specie invasive. Quasi la metà delle oltre 600 specie di api selvatiche presenti sul territorio elvetico, inoltre, è minacciata, mentre 59 specie sono considerate estinte.

Se il testo lanciato oggi raccoglierà almeno 100’000 firme, il popolo dovrà decidere se iscrivere nella Costituzione l’obbligo, per Confederazione e Cantoni, di garantire l’impollinazione delle piante coltivate e selvatiche da parte degli insetti mettendo a disposizione le risorse e i mezzi finanziari necessari.

Mucche, capre e persone in abiti tradizionali
Keystone / Gian Ehrenzeller

Foto del giorno

La transumanza del bestiame verso gli alpeggi in quota è uno degli immancabili eventi che ritma il trascorrere del tempo in Svizzera. La tradizione è molto sentita a Urnäsch, nel canton Appenzello esterno, dove è stata scattata questa fotografia.

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