Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
le elezioni svoltesi nel fine settimana in Ungheria hanno decretato un chiaro vincitore: Peter Magyar. L’era di Viktor Orbán è dunque storia. Una notizia che rallegra un doppio cittadino svizzero-ungherese residente a Budapest che il nostro corrispondente ha potuto incontrare durante la fase più accesa della campagna elettorale.
In Svizzera, intanto, un progetto pilota promette una rivoluzione nei trasporti pubblici, ma l'incaricato federale per la protezione dei dati seguirà da vicino i test.
Cordiali saluti da Berna.
La fine politica di Viktor Orbán è descritta da uno svizzero in Ungheria come “l’ora zero, come nel 1989“, quando finì il regime comunista. Il nostro corrispondente Bruno Kaufmann ha incontrato il cittadino con doppia cittadinanza a Budapest.
In Svizzera Zoltán Tamassy, nato nella Confederazione nel 1971, ha quasi sempre votato per corrispondenza. A Budapest tutto è diverso: controllo dei documenti e poi il voto dietro un paravento blu. Quello di domenica è stato il suo primo scrutinio nella patria dei genitori ed è stato un momento molto emozionante.
L’Ungheria è stata recentemente definita una “autocrazia elettorale”. Nonostante ciò, Tamassy vi si è trasferito spinto da un chiaro desiderio di libertà. Il cittadino svizzero all’estero si è impegnato in un Paese governato per anni in uno stato di emergenza permanente, che ha consentito a Orbán di continuare a governare per decreto: un investimento rischioso in un futuro politico allora completamente incerto.
Nonostante la vittoria elettorale dell’opposizione con Peter Magyar, l’Ungheria resta profondamente divisa. Il reportage di Bruno Kaufmann mostra che la politica rimane un tabù, una situazione che Tamassy vive personalmente quando è a tavola con i suoceri. Mentre le giovani generazioni festeggiano il cambiamento, le persone più anziane restano legate alle vecchie lealtà.
Attualmente in Svizzera si discute di un’iniziativa popolare che mira a limitare la popolazione del Paese a dieci milioni di persone. Grafici interattivi mostrano come la Svizzera sia cambiata dal punto di vista demografico.
Com’era la Svizzera il giorno della vostra nascita rispetto a oggi? La RTS ha pubblicato una grafica interattiva che consente numerosi confronti interessanti.
Inserendo la propria data di nascita, è possibile scoprire come la popolazione svizzera è cambiata da allora. Dati come la crescita demografica, l’invecchiamento della società e l’immigrazione possono essere confrontati con precisione. Secondo le previsioni dell’Ufficio federale di statistica (UST), la soglia dei dieci milioni di abitanti dovrebbe essere superata nel 2041.
È inoltre possibile osservare l’evoluzione della struttura della popolazione del comune e del cantone da cui si è partiti o in cui si vive oggi e paragonarla con quella di altri luoghi in Svizzera.
Il nuovo sistema “Be in – Be out” dovrebbe rivoluzionare l’uso dei trasporti pubblici in Svizzera. Attualmente è in corso un progetto pilota.
In Svizzera, basta acquistare un titolo di trasporto digitale anche solo pochi secondi dopo la partenza del bus, del treno o del tram su cui si è saliti per essere multati. Presto dovrebbe essere sufficiente salire a bordo per essere in possesso di un titolo di viaggio valido, senza dover mettere mano al proprio smartphone.
Il nuovo sistema denominato “Bibo” (Be in – Be out) riconosce automaticamente quando ci si trova a bordo di un veicolo dei trasporti pubblici. Si sale e si scende, pagando alla fine solo la tratta effettivamente percorsa. Alliance Swisspass, che svolgerà dei test con 3’000 persone, sottolinea che in questo modo le multe dovute a un check-in dimenticato o effettuato in ritardo dovrebbero finalmente appartenere al passato.
Il test sul campo, previsto a partire dalla fine di aprile, dovrà chiarire con quale precisione sono rilevati i percorsi effettuati e calcolati i prezzi, prima che il sistema venga integrato stabilmente nell’app ufficiale delle FFS. I biglietti tradizionali cartacei e il sistema già in funzione “Check in – Check out” o “Cico” (che necessita un input manuale prima e dopo l’utilizzo di un trasporto pubblico) continueranno a essere disponibili.
Nonostante la rilevazione automatica della posizione, dal punto di vista della protezione dei dati c’è per ora luce verde: l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) non rileva problemi di principio, ma ha comunicato che seguirà il progetto da vicino.
Nel canton Vallese l’allevamento delle pecore dal naso nero è un hobby amato e un’attività accessoria per molti agricoltori e agricoltrici. Sono diventate note anche grazie alla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, che nel Giura alleva questo tipo di pecore. Il loro vello cresce così rapidamente che devono essere tosate due volte all’anno. Ma che fare con tutta questa lana?
Non è un’attività molto lucrativa: la tosatura delle pecore dal naso nero costa più di quanto renda la vendita della lana. Lo afferma un agricoltore a SRF. Per la produzione di abiti, infatti, è necessaria lana fine. Quella delle pecore dal naso nero è ruvida e pungente e quindi poco adatta.
Secondo SRF, i magazzini del principale acquirente Swiss Wool sono “già stracolmi”, motivo per cui in Vallese da due anni non viene più ritirata lana. “In molti casi finisce negli inceneritori dei rifiuti.”
Alcuni allevatori hanno però trovato idee per valorizzarla: cuscini di feltro, peluche o oggetti decorativi. Un altro impiego è in giardino, poiché la lana di pecora contiene azoto, utile a piante come i pomodori.
Foto del giorno
Il tempo nel fine settimana è stato migliore del previsto e ha attirato sotto il sole molte persone, come questo skateboarder fotografato a Zurigo.
Tradotto con il supporto dell’IA/Zz
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