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Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

chi si sposa in Svizzera potrà decidere di portare un doppio cognome. Una decisione del Parlamento mette fine a una discussione durata anni.

A Palazzo federale si è inoltre concluso il dibattito sull'imponente Pacchetto di sgravio 27, alleggerito di circa un terzo. Ma il discorso sulle misure di risparmio è tutt'altro che chiuso, promette la ministra delle finanze. Termineremo parlando degli intensi giorni vissuti di recente dall'ambasciatore svizzero in Iran.

Buona lettura!

Mani di due sposi
Chi si sposa o sigla un’unione registrata avrà ampia scelta sul cognome da portare. Keystone / DPA / Rolf Vennenbernd

L’epopea del cognome per le coppie sposate o in unione registrata è finalmente terminata: sarà nuovamente possibile scegliere il doppio cognome. Le due Camere del Parlamento hanno infatti appianato le ultime divergenze.

Fino al 2013, solo le donne potevano optare per il doppio cognome e la sua abolizione era stata accolta come un passo verso la parità di genere. La possibilità di reintrodurlo è stata avanzata per la prima volta solo quattro anni più tardi. Con la revisione del Codice civile approvata ieri dal Consiglio degli Stati, si è finalmente giunti a una soluzione che prevede più libertà di scelta per chi pronuncia il fatidico “sì”.

Prendiamo l’esempio di un ipotetico matrimonio tra il signor Müller e la signora Rossi: entrambi potranno mantenere il proprio cognome o cambiarlo con quello del partner. Entrambi potranno inoltre optare, insieme o individualmente, per il doppio cognome: Müller-Rossi o Rossi-Müller, con o senza trattino. In caso di divorzio, si potrà tenere il cognome dell’ex e “trasferirlo” a un’altra persona. La signora Müller, nata Rossi, sposando in secondo matrimonio il signor Favre potrà dunque diventare la signora Müller Favre e il signor Favre potrebbe anche decidere di cambiare il proprio cognome in Müller.

Per evitare che tra qualche generazione nascano persone con troppi cognomi, i figli non potranno portare il doppio cognome, ma solo quello singolo di uno dei genitori. L’entrata in vigore della riforma sarà definita dal Consiglio federale. Durante un periodo transitorio, sarà possibile per le coppie sposatesi dopo il 2013 adottare il doppio cognome. 

Karin Keller-Sutter, bandiera svizzera sullo sfondo
La Consigliera federale Karin Keller-Sutter ha difeso strenuamente il Pacchetto di sgravio 27. Keystone / Peter Schneider

L’iter parlamentare sul Pacchetto di sgravio 27 è giunto al termine. Le due Camere del Parlamento hanno alleggerito le misure di risparmio da implementare nei prossimi tre anni a 5,3 miliardi di franchi, contro gli 8,5 miliardi proposti inizialmente dal Consiglio federale.

Gli sgravi erano stati proposti soprattutto per compensare le uscite previste per finanziare l’esercito e la 13esima rendita AVS.  L’agricoltura è stata quasi totalmente esonerata dai tagli ed è la grande vincente dei dibattiti parlamentari, scrive Le Temps.

Anche il mandato estero della Società svizzera di radiotelevisione, tramite cui è finanziata Swissinfo, è stato escluso dalle misure di risparmio, così come il contributo di 400’000 franchi annui all’Organizzazione degli svizzeri all’estero. 

I Verdi hanno annunciato che si asterranno dal lanciare un referendum contro il Pacchetto di sgravio. Grazie alla minaccia di portare la decisione davanti al popolo, il Parlamento ha corretto il tiro nel settore più colpito, quello del clima, ha detto la presidente del partito Lisa Mazzone.

La Consigliera federale Karin Keller-Sutter ha però già annunciato che per il 2027 si prevede un deficit strutturale di quasi 600 milioni e che, per ridurlo, il Governo metterà delle proposte sul tavolo in occasione delle discussioni sul preventivo nella sessione parlamentare invernale.  “È quindi probabile che si torni presto a negoziare su alcune spese oggi bocciate”, ha dichiarato la ministra delle finanze.

Pascolo e montagne
Natura incontaminata? Probabilmente no. Keystone / Gian Ehrenzeller

Le cosiddette sostanze inquinanti eterne (PFAS) sono presenti ovunque nel suolo svizzero, secondo uno studio. Le PFAS sono state infatti rilevate nel 99% delle oltre 1’000 misurazioni del terreno analizzate.

Sono risultati “preoccupanti”, scrivono in un comunicato la Scuola universitaria professionale zurighese di scienze applicate (ZHAW) e il Politecnico federale di Zurigo (ETH) che hanno condotto l’analisi su mandato dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM).  Particolarmente elevati sono i valori nelle aree con presunti utilizzi di schiuma antincendio o fanghi di depurazione, si legge.

Delle PFAS (acronimo per “sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate”) fanno parte migliaia di elementi chimici sintetici. Sono note per essere estremamente persistenti e praticamente non biodegradabili. Alcune sono state vietate o identificate come sostanze particolarmente preoccupanti, sia in Svizzera che a livello internazionale.

Nella Confederazione, in linea con il principio di precauzione, “devono essere utilizzate solo per le applicazioni irrinunciabili per la società. Il loro rilascio nell’ambiente deve essere ridotto al minimo possibile”, spiega l’UFAM sul suo sito.

Olivier Bangerter
Il Dipartimento federale degli affari esteri ha annunciato la chiusura dell’ambasciata elvetica in Iran l’11 marzo. L’ambasciatore Olivier Bangerter (nella foto) aveva già lasciato il Paese. Keystone / Peter Klaunzer

Olivier Bangerter, ambasciatore svizzero in Iran, rimpatriato per ragioni di sicurezza, ha raccontato a RTS e SRF dello scoppio del conflitto e del ritorno in Svizzera dopo la chiusura dell’ambasciata a Teheran.

Il 28 febbraio, quando i missili hanno cominciato a cadere sulla capitale della Repubblica islamica, “eravamo sorpresi, non pensavamo sarebbe iniziato durante il giorno. Ma il lavoro ha avuto subito la precedenza: bisognava prima di tutto occuparsi della sicurezza dei collaboratori […] e poi implementare un sistema di gestione di crisi”.

Prima di lasciare l’ambasciata la scorsa settimana, i documenti sono stati distrutti rispettando i protocolli. “Ci vuole del tempo, e non è nulla di ‘glamour’. Posso dire che per i dischi rigidi il lavoro implica l’utilizzo di un martello e di un trapano”.

Dopo un viaggio di 10 ore via terra, “rischioso, ma ben pianificato”, Bangerter e altri membri del personale hanno raggiunto l’Azerbaijan e poi la Svizzera.

Diversi collaboratori iraniani sono rimasti in loco, ma diventa sempre più difficile avere contatti con loro perché da domenica internet non funziona praticamente più nel Paese. “Ma abbiamo altri sistemi per far loro arrivare dei messaggi”, dice l’ambasciatore. Per garantire la sicurezza del personale, sono stati anticipati alcuni mesi di salario, in modo che, chi lo desira, possa raggiungere la periferia di Teheran dove il rischio è minore. Alcuni l’hanno fatto, altri hanno deciso di restare”.

Alpi fotografate dall'alto
AFP

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