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Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

siete membri di un'associazione? La Svizzera ne è considerata la patria per eccellenza: dai club di calcio o pallavolo fino al circolo delle persone di alta statura o all'associazione per la protezione dei nani da giardino, qui ce n'è per chiunque.

Tuttavia, le società sportive in particolare si trovano sempre più confrontate con un problema: in Svizzera vi è una carenza di palestre. In questo briefing potrete leggere quali soluzioni stanno trovando le associazioni interessate dal problema.

Buona lettura!

Il consigliere federale Ignazio Cassis a colloquio con il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov.
Il consigliere federale Ignazio Cassis a colloquio con il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. Keystone/EPA/Alexander Zemlianchenko/Pool

Il capo della diplomazia svizzera Ignazio Cassis ha incontrato oggi a Mosca il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov.

Fin dall’inizio dell’incontro, Cassis ha sottolineato di non parlare a nome della Svizzera, ma come presidente dell’OSCE: “Siamo qui per aprire delle porte”.

Prima dell’incontro, Laurent Goetschel, professore di scienze politiche all’Università di Basilea, aveva dichiarato alla SRF che non bisognava aspettarsi troppo da questa visita a Mosca. Ciò soprattutto perché l’OSCE – l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa – ha perso importanza. Ciononostante, il viaggio è significativo per preparare il ruolo che potrebbe rivestire l’organizzazione dopo un eventuale cessate il fuoco, ha sottolineato Goetschel.

Entrambe le parti hanno rilasciato brevi dichiarazioni a conclusione della riunione. Sergei Lavrov ha affermato che l’OSCE corre “il pericolo di autodistruggersi”. Tuttavia, Mosca apprezza l’interesse della Svizzera, che quest’anno detiene la presidenza dell’organizzazione, a riprendere il dialogo con la Federazione Russa.

Il ministro degli esteri elvetico ha dal canto suo scritto sulla piattaforma X di aver discusso della necessità di un dialogo e di un multilateralismo inclusivo per porre fine alla guerra. Si è inoltre discusso di come l’OSCE possa fungere da piattaforma per facilitare questo processo e per sostenere gli sforzi verso una pace giusta e duratura in Ucraina, basata sul diritto internazionale. Una conferenza stampa sull’incontro è prevista per il tardo pomeriggio.

In uno studio TV della Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF.
Uno studio TV della Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF. Keystone / Michael Buholzer

L’8 marzo la Svizzera voterà su quattro quesiti. Contenuti, argomenti e analisi dominano l’informazione, ma oggi ci occupiamo del finanziamento delle campagne di voto.

Come emerge dai dati pubblicati oggi dal Controllo federale delle finanze (CDF), la maggior parte del denaro è confluita nella campagna per l’iniziativa SSR. Quest’ultima mira a ridurre il canone radiotelevisivo dagli attuali 335 a 200 franchi all’anno. Per la loro campagna, gli oppositori hanno dichiarato entrate per 3,88 milioni di franchi, il doppio rispetto ai sostenitori, che hanno a disposizione 1,89 milioni di franchi.

Il PS e l’associazione Media Sovrani Svizzera contribuiscono per circa la metà ai fondi del campo del “no”. Altri finanziamenti provengono, tra gli altri, dall’associazione “Salviamo i nostri film” o dal Comitato sportivo contro l’iniziativa per il dimezzamento. Nel campo del “sì”, ben tre quarti dei fondi disponibili provengono dal comitato d’iniziativa SRG “200 franchi bastano”, composto da esponenti dell’UDC, dei Giovani liberali radicali e dell’Unione svizzera delle arti e mestieri.

Meno denaro viene investito nelle campagne per le altre tre votazioni. Per l’iniziativa sul Fondo per il clima, il campo del “no” dispone di un budget di 1,4 milioni di franchi, il doppio rispetto a quello del fronte del “sì”. I denari a disposizione per la campagna sull’imposizione individuale restano sotto il milione: 550’000 franchi sono a disposizione del campo favorevole, mentre gli avversari hanno investito 388’000 franchi. Per l’iniziativa sul denaro contante, secondo il Controllo federale delle finanze, non sono pervenute cifre sui budget.

Dal 2023, in Svizzera vigono norme sulla trasparenza nel finanziamento della politica. Queste si applicano, ad esempio, alle campagne per le elezioni e le votazioni nazionali. Le campagne che superano i 50’000 franchi di spesa devono dichiarare le loro entrate totali e tutte le donazioni superiori a 15’000 franchi.

Il villaggio di montagna grigionese di Brienz/Brinzauls.
Il villaggio di montagna grigionese di Brienz/Brinzauls è di nuovo abitabile. Keystone / Gian Ehrenzeller

Cessato allarme a Brienz/Brinzauls: il villaggio di montagna grigionese non solo è di nuovo accessibile a tutte le persone, ma può anche tornare a essere abitato in sicurezza a lungo termine. Per chi vede il proprio futuro altrove, il progetto di ricollocamento prosegue.

La situazione di pericolo è cambiata, dicono gli esperti e le esperte. Di conseguenza, nei prossimi anni non dovrebbe più esserci il rischio di una lunga evacuazione. Secondo il geologo Reto Thöny, ciò è dovuto a due fattori: la presenza di una nuova galleria di drenaggio e le frane dello scorso novembre.

Chi, nonostante tutto, non vede più un futuro a Brienz/Brinzauls, può trasferirsi. Il Comune di Albula, responsabile del progetto, lo porta avanti. Le persone interessate hanno tempo fino al 9 marzo per registrarsi per il ricollocamento. Coloro che si sono già registrati – circa un terzo della popolazione – hanno la possibilità di riconsiderare la propria decisione alla luce delle novità.

Tuttavia, non mancano critiche al progetto di ricollocamento, ad esempio per gli ostacoli burocratici legati al trasferimento o per le condizioni finanziarie. Il Blick scrive di una persona coinvolta che si sente trattata ingiustamente perché non le può essere offerta la stessa quantità di terreno in una nuova località.

persona corre in palestra
Non ci sono abbastanza palestre: in Svizzera le associazioni cercano alternative. Keystone / Gaetan Bally

Le circa 100’000 associazioni fanno, per così dire, parte del DNA della Svizzera. Le società sportive, però, si trovano di fronte a un nuovo problema: la carenza di palestre.

Che si tratti di unihockey, pallamano o pallavolo, in molte località del Paese c’è penuria di palestre per la pratica sportiva. Come dimostrano le analisi di CH Media, la costruzione di nuovi impianti stenta a decollare. Dagli anni Settanta, il numero di nuove strutture è costantemente diminuito e negli ultimi 25 anni ne sono entrate in funzione in media circa 40 all’anno. Allo stesso tempo, il numero di persone che praticano sport è in crescita, fatto che aumenta la pressione sugli impianti.

Per questo motivo, federazioni sportive come Swiss Volley, Swiss Unihockey e la Federazione svizzera di ginnastica hanno dato vita ad un apposito gruppo di lavoro. L’obiettivo: utilizzare in modo più efficiente le infrastrutture esistenti.

Una soluzione potrebbe essere l’estensione degli orari di apertura, che però comporterebbe orari di lavoro più lunghi per il personale di custodia. “Più si fa tardi, meno attraente diventa il lavoro e più alte sono le maggiorazioni salariali e notturne”, afferma Florian Mathys, membro del direttivo della Conferenza delle direzioni cantonali dello sport. L’introduzione di sistemi di chiusura automatizzati potrebbe aiutare, ma “su questo punto non siamo ancora così avanti come potremmo essere”.

Altri approcci delle associazioni sportive riguardano l’allenamento: esercizi di potenziamento, riscaldamento e riunioni possono essere spostati nei corridoi. Inoltre, si pensa oltre le palestre tradizionali: già oggi l’esercito mette a disposizione alcune strutture sportive alle associazioni locali e per esempio Miduca, affiliata di Migros, ha presentato un’offerta di sostegno non vincolante all’associazione sportiva cantonale di Zurigo.

un agente dell'Ufficio federale di polizia (fedpol) esamina un bancomat fatto esplodere
Martial Trezzini / Keystone

Foto del giorno

Qui bisogna guardare più da vicino: dopo che ieri a Genolier è stato fatto esplodere un bancomat, un agente dell’Ufficio federale di polizia (fedpol) esamina la scena del crimine.

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