Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
L’acquisizione di Credit Suisse sembra aver portato frutti all’UBS, che nel 2025 ha registrato un utile in aumento del 53%. L’azionariato dovrebbe ricevere dividendi generosi. Negli Stati Uniti, però, la banca si trova confrontata con una pagina oscura della storia, a seguito della scoperta di centinaia di conti legati al regime nazista.
Il dramma di Crans-Montana continua invece a erodere le relazioni tra la Svizzera e la vicina Italia. La tensione è particolarmente palpabile in Ticino.
Buona lettura!
Negli Stati Uniti, UBS si confronta con il passato di Credit Suisse, l’ex numero due bancario elvetico che ha rilevato nel 2023. Il Senato americano ha scoperto che 890 conti dell’ex istituto potrebbero aver avuto legami con il regime hitleriano.
Martedì, la commissione giudiziaria del Senato ha interrogato in modo serrato i rappresentanti di UBS negli Stati Uniti. Il presidente della commissione, il senatore Chuck Grassley, ha affermato che le indagini mostrano come i rapporti tra Credit Suisse e le SS fossero più estesi di quanto si pensasse. L’ufficio economico del gruppo paramilitare nazista avrebbe infatti detenuto un conto presso la banca, la quale avrebbe anche aiutato alcuni suoi membri a fuggire in Argentina.
Alcuni dei conti sospetti — talvolta rimasti attivi fino al 2020 — erano finora sconosciuti. Sarebbero appartenuti al Ministero degli affari esteri tedesco, a un produttore di armi o alla Croce Rossa tedesca, sostiene il Senato statunitense, che rimprovera inoltre all’istituto di non aver trasmesso tutte le informazioni richieste nell’ambito di indagini condotte a partire dagli anni Novanta.
Il direttore di UBS per gli Stati Uniti, Robert Karofsky, si è difeso assicurando che la banca ha sempre collaborato e desidera fare piena luce sui fatti. Ha ricordato che gli aspetti finanziari erano già stati risolti nel 1999 nell’ambito dell’affare dei fondi in giacenza.
La Città di Losanna ha presentato mercoledì due rapporti sulla sua polizia, investita negli ultimi mesi da diversi scandali. I documenti confermano la necessità di una riforma, in particolare per individuare meglio comportamenti discriminatori.
Grazie all’istituzione di uno spazio di ascolto anonimo, è stato possibile raccogliere le testimonianze di una ventina di agenti. I loro racconti mettono in luce atteggiamenti problematici all’interno della polizia losannese: discriminazioni, stereotipi legati all’origine o alla religione, nonché comportamenti sessisti ripetuti a diversi livelli della gerarchia.
Un secondo rapporto evidenzia diversi disfunzionamenti. L’analisi preliminare dei risultati sottolinea “la necessità di rafforzare le dimensioni manageriali, sociali e deontologiche dell’azione di polizia”. Il ripristino della fiducia tra la popolazione e il suo corpo di polizia è stato indicato come una sfida centrale.
La polizia losannese è stata scossa da diverse crisi lo scorso anno. Gruppi Whatsapp dal contenuto razzista e sessista sono stati portati alla luce, suscitando profonda indignazione pubblica. Scontri tra manifestanti e forze dell’ordine erano inoltre scoppiati in seguito al decesso di un adolescente in scooter in fuga dalla polizia.
La Delegazione delle commissioni della gestione del Parlamento teme che la Svizzera possa diventare un covo di spie. E chiede al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e al Consiglio federale di adottare misure più rigorose, riportano mercoledì i giornali di Tamedia.
Sotto la copertura diplomatica, decine di dipendenti di ambasciate straniere svolgerebbero attività di spionaggio in Svizzera all’insaputa delle autorità federali. È la conclusione dell’ultimo rapporto annuale della Delegazione delle commissioni della gestione del Parlamento. Secondo il documento, la Svizzera starebbe diventando sempre più un “hotspot” per i servizi di intelligence esteri.
La delegazione constata che, negli ultimi anni, il Servizio delle attività informative della Confederazione ha raccomandato sempre più spesso di respingere richieste di soggiorno sospette. Il DFAE, però, “non segue queste raccomandazioni in un numero significativo di casi”.
La delegazione giudica che esista “un notevole bisogno di intervenire sulla questione”. Lo scorso anno, l’organo di vigilanza aveva già segnalato problemi nella lotta allo spionaggio. Da allora, ritiene che la collaborazione tra i servizi federali sia migliorata, ma che i progressi ottenuti non siano ancora sufficienti.
L’incendio nella notte di Capodanno di un bar a Crans-Montana, che ha causato la morte di 41 persone, continua a provocare tensioni politiche tra Svizzera e Italia. In Ticino, l’esasperazione è particolarmente forte nei confronti di quella che viene percepita come una strumentalizzazione politico-mediatica del dramma da parte italiana, secondo Le Temps.
Il sensazionalismo della stampa italiana e lo sfruttamento politico della tragedia sono mal digeriti nel cantone italofono al sud delle Alpi. La gestione del dramma da parte delle autorità svizzere ha dato luogo a scambi accesi nei media e sui social network. Il municipale di Lugano Filippo Lombardi si è per esempio scontrato duramente in diretta con il conduttore di un programma di Rete 4, accusandolo di diffondere fake news.
Negli ultimi giorni, il consigliere nazionale ticinese Giorgio Fonio ha presentato una denuncia penale contro un giornalista italiano che gli aveva scritto su Facebook: “Siete vergognosi, complici assassini”. Il liberale radicale ticinese Alex Farinelli racconta, da parte sua, che due giornalisti italiani si sono accampati accanto alla casa dei suoi genitori, aspettandolo per fotografarlo e porgli domande.
L’UDC Piero Marchesi ha invece deciso di boicottare le trasmissioni italiane, che accusa di “fare spettacolo e provocare il conflitto”. A suo avviso, ciò è dovuto alla cultura mediatica italiana, in cui tutti i temi vengono trattati in questo modo. Si dice tuttavia preoccupato dalla strumentalizzazione politica: la premier italiana “Giorgia Meloni ha capito che l’opinione pubblica è sensibile a questo dramma e cavalca l’onda per raccogliere sostegno politico”.
Foto del giorno
Cortina d’Ampezzo, in Italia, si prepara ad accogliere i Giochi olimpici invernali dal 6 al 22 febbraio. Qui, Briar Schwaller-‑Hürlimann e Yannick Schwaller della squadra svizzera di curling posano nel Villaggio olimpico.
Tradotto con il supporto dell’IA/Zz
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