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Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

il consigliere federale Martin Pfister ha dovuto riassegnare due posizioni centrali del suo dipartimento: quella di capo dell'Esercito e quella alla direzione del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Ora la successione sembra essere definita.

La sicurezza è il tema principale che attraversa il bollettino di oggi, che si tratti dello spazio aereo, della produzione di targhe automobilistiche nelle carceri o del traffico merci.

Buona lettura!

martin pfister
Il consigliere federale Martin Pfister, il designato capo dell’esercito Benedikt Roos (a destra) e il designato direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione Serge Bavaud mentre si recano alla conferenza stampa. Keystone / Peter Klaunzer

Era chiaro da febbraio: dopo le dimissioni del capo dell’Esercito svizzero Thomas Süssli e del direttore del SIC Christian Dussey, due posizioni chiave in seno al Dipartimento della difesa dovevano essere rioccupate. Ora la successione per entrambe le cariche è stata definita.

Il nuovo capo dell’esercito si chiama Benedikt Roos. Il bernese, che attualmente detiene il comando delle Forze terrestri, era già stato menzionato all’inizio dell’anno come possibile successore di Süssli.

Riguardo alla nomina di Roos, il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) scrive in un comunicato stampa che la sua “elevata competenza” dirigenziale e sociale lo rende capace di “affrontare i conflitti in modo diretto e orientato alla soluzione“. Roos assumerà la sua nuova funzione di capo dell’Esercito il 1° gennaio 2026.

Per quanto riguarda la seconda posizione da occupare: Serge Bavaud succederà a Christian Dussey come direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione il 1° novembre 2025. Solo quest’estate, Bavaud era stato nominato ambasciatore nella Repubblica Algerina Democratica e Popolare. Nel comunicato stampa del DDPS si fa particolare riferimento all’esperienza dirigenziale di Bavaud e alla sua conoscenza dei processi politici.

martin pfister accanto a un drone da combattimento
Il ministro della difesa Martin Pfister sulla difesa aerea della Svizzera: “I droni non avrebbero potuto essere abbattuti”. Keystone / Urs Flueeler

Dopo che nella notte di mercoledì dei droni hanno violato lo spazio aereo polacco, a Berna ci si pone una domanda: la Svizzera sarebbe in grado di difendersi da attacchi aerei?

“I droni non avrebbero potuto essere abbattuti”, dichiara il ministro della difesa Martin Pfister a CH Media. L’FA-18, attualmente il caccia più moderno dell’aeronautica militare, non sarebbe in grado di rilevare tali droni, “tra l’altro perché la potenza del sistema radar non è sufficiente“.

Per Pfister, dopo l’attacco russo alla Polonia, è chiaro: “L’F-35 potrebbe respingere simili attacchi di droni, anche per questo è così importante per noi“. Secondo la Confederazione, i primi di questi jet dovrebbero essere consegnati a metà del 2027. Sussistono ancora controversie riguardo al prezzo fisso per i 36 F-35 ordinati, che gli Stati Uniti non considerano più valido, o più precisamente sulla questione se la Svizzera debba aumentare il credito oppure ordinare meno velivoli.

La difesa aerea della Svizzera dovrebbe essere rafforzata, oltre che con gli F-35, anche con il sistema statunitense Patriot. Nel 2022 la Svizzera ha ordinato cinque di questi sistemi, la cui consegna è prevista tra il 2026 e il 2028. Tuttavia, anche in questo caso non tutto procede secondo i piani: l’acquisto subisce ritardi poiché, secondo gli Stati Uniti, l’Ucraina deve essere equipaggiata per prima con i nuovi sistemi.

treno deragliato
Dopo il deragliamento di un treno merci nella galleria di base del San Gottardo, nuove misure dovrebbero garantire maggiore sicurezza. Keystone / Urs Flueeler

Due anni fa, un treno merci è deragliato nella galleria di base del San Gottardo a causa della rottura di una ruota. Costo dei danni: 150 milioni di franchi. Nuove misure mirano ora a rendere più sicuro il traffico merci.

Queste riguardano, da un lato, il diametro delle ruote. Poiché le ruote si usurano con il tempo e il loro diametro si riduce, in futuro dovranno essere ritirate dalla circolazione prima. Dall’altro, i vagoni dovranno essere ispezionati più frequentemente.

Le misure sono state elaborate dall’Ufficio federale dei trasporti (UFT) e da esperte ed esperti del settore. Se da un lato sarebbero sufficienti a breve termine, a lungo termine è necessario un approccio a livello europeo, afferma Michael Müller dell’UFT.

Tuttavia, le misure adottate non soddisfano tutti. L’esperto ferroviario Ruedi Beutler del gruppo di esperti Gotthard-Team critica ai microfoni di SRF News il fatto che i controlli si basino su misurazioni della tensione interna delle ruote: “Queste misurazioni non dicono nulla sulla formazione di crepe nella ruota, ma solo su come le crepe possono propagarsi”. A suo avviso, un’ispezione visiva sarebbe più appropriata.

Per il consigliere agli Stati Josef Dittli, le nuove misure relative ai detentori dei vagoni si spingono troppo oltre. A causa dei controlli più frequenti, teme una carenza di disponibilità dei vagoni ferroviari. In linea di principio, Dittli accoglie però con favore il fatto che con queste misure siano stati compiuti grandi passi avanti in termini di sicurezza. Ora intende impegnarsi affinché regolamentazioni più severe non valgano solo in Svizzera, ma in tutta Europa.

targhe
La produzione di targhe da parte di persone detenute rappresenta un rischio per la sicurezza? Keystone / Ti-Press / Gabriele Putzu

Sempre più Cantoni fanno produrre le targhe automobilistiche da persone in regime di esecuzione della pena. Questa pratica, tuttavia, non è esente da controversie.

Come scrive la NZZ, dopo quattro Cantoni della Svizzera romanda e il Ticino, anche il Canton Berna ha recentemente deciso di far produrre le proprie targhe negli istituti di pena. Altri, come i Grigioni o Lucerna, stanno valutando la stessa possibilità.

Le critiche riguardano, tra l’altro, la questione della sicurezza, come quelle sollevate dal consigliere agli Stati bernese dell’UDC Werner Salzmann: “Se dei criminali imparano a produrre targhe che possono essere facilmente falsificate, il rischio è molto elevato“, afferma alla NZZ.

Stefan Rupp, vicedirettore dell’Ufficio della circolazione stradale del Canton Berna, sostiene che l’ambiente di produzione è sorvegliato dallo Stato. “Il rischio che le targhe vengano prodotte e messe in circolazione senza controllo diminuisce di conseguenza”.

pantofole
Keystone / Peter Klaunzer

Foto del giorno

Anche le pantofole devono essere “parcheggiate” – in ordine e ben suddivise per misura – affinché chi visiterà prossimamente l’area di simulazione in realtà estesa del Living Lab (a proposito: la più grande della Svizzera) del SCDH possa trovare subito il paio adatto.

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