Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
Domani iniziano a Berna gli "SwissCommunity Days", un nuovo formato dell'Organizzazione degli Svizzeri all'estero (OSE). Per due giorni, il Consiglio degli Svizzeri all'estero si riunirà a Palazzo federale per confrontarsi e lavorare su temi politici. Non è solo il formato a essere nuovo: il Consiglio è stato profondamente rinnovato, con 71 delegate e delegati appena eletti su un totale di 140 membri.
Nel bollettino odierno si parla anche dell’aumento preoccupante dei femminicidi in Svizzera, di una buona notizia riguardante l’AVS e di un gigante di ghiaccio che si sta sciogliendo.
Buona lettura!
Nuovi “SwissCommunity Days” a Berna: dopo le elezioni dirette online in oltre 40 Paesi, il Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE) dà il via domani alla nuova legislatura con molti delegati e delegate appena eletti.
Per il Consiglio degli Svizzeri all’estero si apre domani un nuovo capitolo. Per la prima volta si svolgono a Berna gli “SwissCommunity Days”, un nuovo formato che quest’anno sostituisce il tradizionale Congresso degli Svizzeri all’estero organizzato dall’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE).
Durante gli “SwissCommunity Days”, i membri del CSE si riuniscono a Palazzo federale. Il Consiglio è stato profondamente rinnovato, con 71 nuovi membri su un totale di 140. Le elezioni dirette online si sono svolte questa primavera in oltre 40 Paesi. Il risultato è una maggiore presenza femminile all’interno del CSE.
Workshop e discussioni preparano le delegate e i delegati al nuovo ruolo, concentrandosi sulle principali questioni che riguardano la Quinta Svizzera. Il secondo giorno saranno ufficialmente confermati i nuovi membri del Consiglio, eletto il comitato direttivo e adottata una risoluzione sull’identità elettronica (e-ID).
Ancora un femminicidio in Svizzera: un uomo ha ucciso l’ex compagna e le due figlie avute insieme a lei. Il consigliere federale Beat Jans si è recato in Spagna per informarsi su come lì si combattono preventivamente i femminicidi.
Si parla di femminicidio quando un uomo uccide una donna perché è una donna. Spesso si tratta di una (ex) partner. Quest’anno in Svizzera sono già morte 22 donne in questo modo, più che in tutto il 2024, come riporta il Tages-Anzeiger. L’ultima vittima è un’algerina di 47 anni, accoltellata martedì a Corcelles, nel canton Neuchâtel, dal suo ex compagno. L’uomo ha ucciso anche le due figlie che avevano avuto insieme.
L’aumento di questi crimini preoccupa anche la politica. Il consigliere federale Beat Jans si è recato in Spagna, dove s’investe molto nella lotta contro la violenza sulle donne. Un registro centrale raccoglie i reati contro le donne e i potenziali autori vengono monitorati. Quasi ogni femminicidio è preceduto da segnali: spesso si tratta di una storia di violenza domestica e di una separazione recente.
Anche la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha commentato il crimine scioccante di Corcelles, lanciando un appello alle persone coinvolte affinché chiedano aiuto. “E noi dobbiamo ascoltarle”, ha dichiarato in un’intervista alla SRF. Le misure urgenti decise dal Consiglio federale a giugno prevedono, tra l’altro, più posti nei rifugi d’emergenza e una prevenzione rafforzata.
Le nuove previsioni mostrano che l’AVS sarà stabile nel medio periodo, a condizione che il finanziamento della 13ª sia garantito. Senza una soluzione, a partire dal 2026 si profila un buco di miliardi.
È tutto meno grave di quanto si pensasse finora? “Improvvisamente, la situazione finanziaria dell’AVS sembra buona”, scrive l’Aargauer Zeitung. Le nuove cifre della Confederazione prevedono che il deficit di finanziamento scomparirà nel medio termine.
A una condizione: il finanziamento della 13ª rendita AVS dev’essere chiarito. Altrimenti, dal 2026 si aprirà un buco miliardario. “Nel 2035 il deficit sarà di 4,2 miliardi di franchi”, scrive il giornale. Se però la tranche aggiuntiva fosse finanziata tramite un aumento dell’IVA o dei contributi salariali, l’AVS sarebbe al sicuro nel medio periodo.
Il motivo è che in futuro ci saranno più persone attive di quanto si pensasse. Grazie alle entrate supplementari, il risultato operativo non sarà mai negativo fino al 2040 e il fondo AVS crescerà fino a 66 miliardi di franchi, invece di diminuire come si pensava finora.
Una piccola nota di cautela: l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali sottolinea che le cifre sono “associate a grande incertezza”.
Come conseguenza del riscaldamento climatico, uno studio italiano prevede che il ghiacciaio dell’Aletsch scomparirà entro 75 anni. Questo avrà ripercussioni anche sulla stabilità delle montagne.
Qualche settimana fa mi sono trovata per la prima volta sul ghiacciaio dell’Aletsch. È stato impressionante sapere che sotto i miei ramponi si trovavano diverse centinaia di metri di ghiaccio. E allo stesso tempo triste, perché questo ghiaccio si sta sciogliendo inesorabilmente.
Già nel 2100 il ghiacciaio, così come lo conosciamo oggi, potrebbe essere scomparso, riferisce oggi RTS. Questa cupa previsione arriva dall’organizzazione italiana Legambiente. L’Aletsch è ancora il ghiacciaio più grande delle Alpi, con circa 20 chilometri di lunghezza. Ma tra il 2000 e il 2023 è arretrato in media di 40 metri all’anno. Se la tendenza continuerà, resterà ghiaccio solo nelle zone più alte, sottolineano i glaciologi.
Le ricercatrici e i ricercatori sono preoccupati anche per l’impatto dello scioglimento del ghiaccio sulla stabilità dei versanti. Sul versante sinistro della valle, il ritiro del ghiacciaio ha lasciato crepe che con il tempo si sono ingrandite. Gli esperti chiedono un monitoraggio più accurato dei ghiacciai, una collaborazione internazionale e studi scientifici per gestire sul lungo termine le conseguenze del riscaldamento globale nelle Alpi.
Foto del giorno
Un’immagine per chi ama mettere ordine: tra Vuiteboeuf e Sainte-Croix, nel canton Vaud, sono stati abbattuti oltre 400 alberi per ringiovanire il bosco e mettere in sicurezza la strada. Ora vengono trasformati in cippato e trasportati altrove.
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