La televisione svizzera per l’Italia
Due tifosi della Nazionale.

Oggi in Svizzera

Care svizzere e cari svizzeri all'estero, mentre la febbre sale inesorabilmente in vista dell'attesissimo confronto di sabato pomeriggio a Düsseldorf tra la nazionale rossocrociata e i "maestri" inglesi, sorge inevitabile l'interrogativo: la Svizzera riuscirà questa volta a sfatare il tabù dei quarti in una competizione calcistica internazionale?

Eh sì, perché se vogliamo, per un attimo, fare astrazione dell'argento conquistato alle Olimpiadi di un secolo fa a Parigi, quando ci siamo arresi agli imbattibili campioni dell'Uruguay (dopo aver precedentemente eliminato l'Italia…), l'undici elvetico non ha mai superato lo scoglio dei quarti ai Mondiali (1934, 1938, 1954) e agli Europei (ultima edizione).

Pur facendo tutti gli scongiuri del caso, cosa abbiamo di meno rispetto alla Danimarca del 1992 o la Grecia del 2004? Un inizio di risposta ce lo potrà dare già la partita di domani…

Buona lettura.

Un inserviente in un dormitorio per richiedenti asilo
Keystone / Salvatore Di Nolfi

Immigrazione, si cambia: Berna promuove una nuova strategia nell’ambito dell’asilo che coinvolgerà Cantoni e Comuni e dovrebbe essere adottata tra un anno.

La riforma delle norme riviste nel 2019, indica una nota della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), si rende necessaria anche alla luce nel numero elevato delle domande cui sono confrontati i servizi della Confederazione.

L’obiettivo è da un lato quello di sgravare la mole di lavoro e di snellire e velocizzare le procedure e dall’altro di garantire un trattamento equo – in conformità con la Convenzione sullo statuto dei rifugiati – delle persone interessate, assicurando loro al contempo un’assistenza e un alloggio dignitosi.

Tra i punti su cui si intende intervenire figura la trattazione accelerata delle domande infondate o di persone non bisognose di aiuto, per concentrare le risorse disponibili in favore di individui realmente perseguitati. Inoltre, sottolinea la SEM, l’esecuzione dei delle espulsioni dovrà essere sistematica, attraverso anche l’incoraggiamento dei rimpatri volontari. Non da ultimo viene auspicato un miglioramento a livello di pianificazione degli alloggi e del personale, che dovrà essere più flessibile e affidabile.

Un cacciatore scruta l'orizzonte.
Ti-Press

La riforma dell’ordinanza sulla caccia messa in consultazione dal Governo federale non mette d’accordo animalisti e responsabili cantonali del settore agricolo.

Per le associazioni ambientaliste, tra cui la Protezione svizzera degli animali (PSA), le nuove norme minacciano l’esistenza di specie protette come il lupo e il castoro. A suo dire la difesa delle greggi è prioritaria rispetto agli interventi di regolazione della popolazione dei predatori: questi ultimi devono avvenire solo in caso di danni significativi che sono stati causati nonostante le misure adottate dagli allevatori.

Pro Natura, WWF Svizzera, Gruppo Lupo Svizzero e BirdLife Svizzera non si oppongono “alla regolamentazione proattiva dei lupi che potrebbero causare danni significativi”, ma ritengono che l’ordinanza debba rimanere nel quadro definito dal diritto superiore e dalle basi scientifiche.

Da parte sua la conferenza dei direttori cantonali dell’agricoltura (CDCA) sostiene che le popolazioni di lupi sono diventate “incontrollabili” e che i singoli esemplari che mettono in pericolo l’uomo e il bestiame debbano poter essere abbattuti tutto l’anno. Inoltre le e i responsabili cantonali chiedono che tutti i costi legati alla “regolazione” della fauna selvatica, come pure alla prevenzione e al risarcimento dei danni causati dagli animali selvatici; siano a carico del bilancio ambientale “senza eccezioni”.

Turisti a passeggio per Lauterbrunnen.
Keystone / Anthony Anex

Si profila una stagione turistica positiva, con un incremento dei pernottamenti estivi pari al 12% in Svizzera. Ma il sovraffollamento in alcune località sta facendo sorgere iniziative per limitare l’arrivo dei turisti “mordi e fuggi”.

Tasse d’entrata e tariffe variabili per ferrovie di montagna si stanno diffondendo in diverse regioni, dove i disagi per la popolazione locale creano più di un malcontento. Le e gli abitanti di Lauterbrunnen, nella regione della Jungfrau o quelli della Val Verzasca, presa d’assalto nelle calde giornate estive, ne sanno qualcosa.

Per Markus Berger, portavoce di Svizzera Turismo, si tratta di proposte condivisibili, a condizione che risultino chiare per le e gli ospiti per i quali queste misure costituiscono un indubbio vantaggio, in termini – ad esempio – di tempo trascorso nelle code o disponibilità di parcheggi. 

In proposito Francisco Betti, che ha redatto un rapporto sul turismo mondiale per il WEF, ha avuto modo di rilevare in una recente intervista a Swissinfo come l’assetto federale consente alla Svizzera di gestire in modo ottimale i flussi turistici, di promuovere destinazioni meno conosciute e di garantire un equilibrio tra istanze economiche ed esigenze della popolazione locale.

  • Il tema sviscerato nell’ambito della piattaforma di dibattiti della SSR “dialoghi” su swissinfo.ch.
  • Contro il turismo “mordi e fuggi” Venezia ha fatto scuola: l’articolo di tvsvizzera.it.
  • L’intervista a Francisco Betti su swissinfo.ch.
Operaie in una fabbrica nel Canton Obvaldo.
keystone

Quasi una o un dipendente su due svolge la propria attività professionale con orari flessibili in Svizzera.

L’anno scorso, indica una ricerca dell’Ufficio federale di statistica (UST), il 47,7% del personale ha potuto lavorare con questa modalità. I rami in cui il fenomeno è più diffuso sono quelli dei “Servizi di informazione e comunicazione” (77,3%), delle “Attività finanziarie e assicurative” (75,3%) e delle “Attività professionali, scientifiche e tecniche” (73,0%).

Inoltre, quasi due salariati/e su cinque, vale a dire il 38,4%, riescono a svolgere, almeno saltuariamente, parte delle loro incombenze lavorative da casa. Anche in questo caso è il settore dei servizi dell’informazione e della comunicazione a fare la parte del leone (82,9% delle collaboratrici e dei collaboratori che ha praticato il telelavoro).

L’indagine mette in rilievo anche le categorie interessate da orari “irregolari”: il 16,4% delle e dei dipendenti è infatti costretto a turni serali – in particolare nel ramo alberghiero e nella ristorazione (49,8%). Il 26,5% lavora invece il sabato e il 15,8% la domenica, con quote che si aggirano attorno al 70% il sabato e al 50% la domenica nei due settori appena menzionati. Infine, l’8,3% del personale lavora su chiamata e l’8,6% è stato assunto con un contratto a durata determinata.

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